Fiumi e laghi

Macro-rifiuti galleggianti nei fiumi: oltre l’84% è costituito da plastica

L’attività di monitoraggio dei macro-rifiuti galleggianti su 12 fiumi in prossimità della foce, svolta dall’ISPRA nell’ambito dell’Accordo operativo MASE-ISPRA, ha rilevato che per la stragrande maggioranza sono di plastica e che circa un terzo di questi sono monouso.  

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha messo online, per Quaderni di Ricerca Marina, ilRapporto “Macro-rifiuti galleggianti nei fiumi: il programma di monitoraggio nazionale di ISPRA per la Strategia Marina”, in attuazione dell’Accordo Operativo tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e ISPRA per il programma di monitoraggio di macro-rifiuti galleggianti sui fiumi in stazioni prossime al mare.

I rifiuti marini sono definiti come un qualsiasi materiale solido persistente, fabbricato o trasformato e in seguito scartato, eliminato, abbandonato o perso in ambiente marino e costiero. La loro presenza in tutti i comparti marini (lungo le spiagge, sul fondo del mare, in galleggiamento e nella colonna d’acqua) può determinare conseguenze negative sia per gli ecosistemi marini sia per la salute umana, oltre ad avere un impatto su quelle attività antropiche che fanno affidamento sul buono stato del mare e delle coste, come ad esempio il turismo e la pesca. Lagran parte dei rifiuti marini si originano a terra e si disperdono nell’ambiente e sono veicolati per il tramite dei fiumi nei marie il loro monitoraggio costituisce una verifica dell’efficacia delle misure atte a ridurre sia la produzione di rifiuti sia la loro dispersione nell’ambiente.

Il monitoraggio ha riguardato i macro-rifiuti galleggianti di grandezza maggiore di 2,5 cm su12 fiumi(Adige, Agri, Magra, Misa, Neto, Ombrone, Pescara, Po, Reno, Sarno, Simeto e Tevere), la cui scelta è stata determinata dalla necessità di monitorare le 3 sotto-regioni marine individuate dalla Direttiva Quadro sulla Strategia Marina:Mar Mediterraneo Occidentale(Regioni da Liguria a Calabria/Sicilia Settentrionale);Mare Adriatico(da Friuli Venezia Giulia a Puglia orientale);Mar Ionio e Mar Mediterraneo Centrale(Sicilia Meridionale, Calabria, Basilicata, Puglia occidentale).

L’indagine è stata condotta attraverso la realizzazione didue attività distinte ma complementari, svolte in parallelo in modo indipendente:
l’osservazione visiva dei macro-rifiuti dispersi galleggianti sui 12 fiumi in analisi, tra giugno 2022 e maggio 2023, che ha permesso di acquisire informazioni dirette sulla quantità dei macro-rifiuti galleggianti che in ogni stagione vengono veicolati a mare, sulle loro dimensioni, sul tipo di materiali che li compongono e sulla categoria d’uso (il settore produttivo);
l’utilizzo del sistema di tracciamento GPS denominato JunkTrack, tra giugno 2022 e dicembre 2023, costituito da una serie di tracciatori di posizione e un webGIS di corredo per la raccolta e l’elaborazione dei dati, che ha permesso di costruire un primo set di informazioni inedite riguardo alle dinamiche di trasporto ed accumulo dei rifiuti dispersi nei corsi d’acqua, evidenziando le condizioni che favoriscono una maggiore mobilitazione, e alle direttrici preferenziali di spostamento una volta giunti a mare.

Il monitoraggio congiunto sui fiumi ha evidenziato che:
Tevere,SarnoePosono i corsi d’acqua cheveicolano più macro-rifiuti in mare;
– ifiumi che passano per centri densamente abitati veicolano più rifiuti rispetto a corsi d’acqua che passano per aree più rurali o con basse portate;
più dell’80% dei rifiuti sono di plastica e un terzo di questi sono monouso.

Per capire la dinamica dei rifiuti galleggianti nei fiumi, e il loro rapporto con le portate, sono stati rilasciati nei corsi d’acqua dei contenitori galleggianti, disegnati per simulare il comportamento dei macro-rifiuti, con tracciatori GPS. L’invio delle loro posizioni ha permesso di evidenziarela lunga permanenza degli oggetti in fiume ed un pattern ricorrente di “stop & go” rispetto alle portate maggiori. Dei tracciatori giunti al mare,molti hanno percorso diversi chilometri prima di spiaggiarsi, ed essere poi successivamente recuperati. Il loro percorso, sia in fiume sia in mare, ha restituito anche informazioni utili nell’ambito delle politiche di gestione dei rifiuti anche transfrontaliere.

A livello nazionale, la maggioranza degli oggetti identificabili è di plastica o altro polimero artificiale(84.6 %) e il35.2 % è rappresentato da oggetti di plastica monouso. Le altre tipologie più rappresentate – ma con valori sensibilmente inferiori – sono oggetti dicarta(4.6 %),vetroemetallo(circa 2 %). A causa della generale ridotta dimensione dei rifiuti osservati e della loro frammentazione, presumibilmente dovuta ai lunghi tempi di permanenza in alveo,non è stato possibile attribuire la categoria di uso a circa il 65% dei rifiuti intercettati. Tra quelli per cui è stato possibile un riconoscimento, ilconsumo di cibo è risultata la categoria predominante (19.4 %).

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