27 Maggio 2022
Economia e finanza Energia Fonti fossili Società

Investitori: escludere il gas fossile dalla Tassonomia UE

Il Gruppo di Investitori Istituzionali sui Cambiamenti Climatici (IIGCC) che gestisce 50 trilioni di euro invita l’UE a rivedere la proposta di inserire il gas per le centrali elettriche nella Tassonomia per la finanza verde

Dopo le critiche degli ambientalisti e di alcuni Paesi membri alla proposta di includere il gas nella Tassonomia per gli investimenti sostenibili, la Commissione UE deve ora fronteggiare anche le reazioni degli investitori europei.

Il Gruppo di Investitori Istituzionali sui Cambiamenti Climatici (IIGCC), ha pubblicato una Lettera aperta indirizzata alle istituzioni europee in merito alla recente proposta di atto delegato della Commissione UE di inserire il gas nella Tassonomia per gli investimenti sostenibili.

L’IIGCC è un Forum collaborativo di oltre 370 dei maggiori investitori, tra cui Allianz Global InvestorsBBC Pension TrustGruppo AXASchroders, UBS Asset Management, che rappresentano 50 trilioni di euro di asset under management (AUM) e che sono in grado quindi di catalizzare il cambiamento nel mondo reale attraverso le loro decisioni di allocazione del capitale, la gestione e il coinvolgimento delle imprese e il mercato in generale, per affrontare i rischi e le opportunità connessi ai cambiamenti climatici e nonché di guidare progressi significativi e reali entro il 2030 verso un futuro netto zero e resiliente.

Rimaniamo fermamente contrari a qualsiasi inclusione del gas nell’ambito della tassonomia – si legge nella lettera – Lo scopo fondamentale della tassonomia è consentire di convogliare i capitali verso attività economiche che siano pienamente compatibili con l’impegno dell’UE per la neutralità climatica entro il 2050 e per la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030”.

La proposta della Commissione consentirebbe di etichettare come verdi alcuni investimenti in centrali elettriche a gas fossile che dovessero ricevere un permesso di costruzione entro la fine del 2030, considerata “attività di transizione“. Per ottenere la certificazione, gli impianti devono produrre emissioni inferiori a 270 g di CO2 per kilowattora, sostituire un impianto a combustibili fossili più inquinante e avere un piano per passare a gas a basse emissioni di carbonio entro il 2035.

“Come pietra angolare dell’agenda della finanza sostenibile dell’UE, l’inclusione del gas minerebbe la credibilità della tassonomia e l’impegno dell’UE per la neutralità climatica entro il 2050 – ha dichiarato Stephanie Pfeifer, Amministratrice delegata di IIGCC – Sebbene vi sia spazio per il gas come ponte a breve termine, come parte di un periodo di transizione, non può essere onestamente classificato come verde. Per gli investitori istituzionali, l’inclusione del gas limiterà la loro capacità di allineare i propri portafogli e gli investimenti allo zero netto. In un momento in cui abbiamo bisogno di chiarezza, l’inclusione del gas crea un precedente inutile e confonde le acque per gli investitori che cercano di fare la cosa giusta, Inoltre, l’inclusione del gas rischia anche di convogliare livelli significativi di capitale verso iniziative che minano un futuro sostenibile e net zero. Esortiamo i politici a votare di conseguenza”.

In nota l’IIGCC osserva che la tassonomia cinese attualmente esclude il gas, e che quella russa si è impegnata a mantenere la soglia di 100g/CO2e/kWh per l’inclusione del gas.

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