25 Ottobre 2021
Media e comunicazione Società

Global Risks Report 2021: pandemia in testa, ma presente fin dal 2006

L’evento in presenza del World Economic Forum è stato spostato a Singapore (13-16 maggio), ma come da tradizione il Global Risks Report 2021 è stato diffuso prima dei “Dialoghi di Davos” (26-29 gennaio) in webinar a causa della pandemia.

Per lunga tradizione la pubblicazione del “Global Risks Report” del World Economic Forum (WEF) anticipava di qualche giorno l’evento di Davos, la località sciistica svizzera per 50 anni si sono riuniti gli esponenti di primo piano della politica e dell’economia mondiale con intellettuali e giornalisti selezionati, per discutere dei principali problemi sullo scenario internazionale e sulle sfide politico-economiche che si prospettavano a medio termine, di cui il Rapporto costituiva il punto di riferimento per identificare i maggiori rischi che si affacciavano sul panorama mondiale, e di fornire al contempo un importante contributo di discussione al Forum.

Quest’anno a causa della pandemia di Covid-19, il World Economic Forum non avrà luogo a Davos e non si svolgerà in inverno, bensì a Singapore, considerata la località più appropriata per garantire la sicurezza dei partecipanti e tra il 13 e il 16 maggio, sul tema “The Great Reset”, per ricostruire l’economia globale su basi sostenibili, eque e resilienti dopo la pandemia di Covid-19.

Un ‘grande ripristino’ è necessario per costruire un nuovo contratto sociale che onori la dignità di ogni essere umano – ha affermato Klaus Schwab, Fondatore e Presidente esecutivo del WEF – La crisi sanitaria globale ha messo a nudo l’insostenibilità del nostro vecchio sistema in termini di coesione sociale, la mancanza di pari opportunità e di inclusività. Né possiamo voltare le spalle ai mali del razzismo e della discriminazione. Dobbiamo integrare in questo nuovo contratto sociale la nostra responsabilità intergenerazionale per garantire il rispetto delle aspettative dei giovani”.

Al posto dell’evento fisico, a partire dal 26 gennaio il WEF trasmetterà online una serie di “Dialoghi di Davos“, discorsi e tavole rotonde con leader mondiali di politica e di pensiero e dirigenti d’azienda, in attesa che possa svolgersi a maggio l’evento in presenza.

Ampiamente riconosciuto come una delle pubblicazioni più significative sui rischi globali a medio-lungo termine e prodotto con la collaborazione di Marsh & McLennan Companies, SK Group e Zurich Insurance Group, il RapportoGlobal Risks 2021” per il secondo anno consecutivo indica i rischi correlati ai cambiamenti climatici in cima alla classifica.

Gli eventi meteorologici estremi occupano il primo posto tra i rischi più probabili, seguiti dal fallimento dell’azione per il clima, i disastri ambientali, le malattie infettive e la perdita di biodiversità. Tutti questi rischi, sottolinea peraltro il WEF, sono interconnessi.

Peraltro, il WEF nel gennaio 2020 aveva pubblicato un Rapporto che metteva in guardia le imprese sul degrado della natura che avrebbe potuto interrompere le loro catene di approvvigionamento prima di quanto previsto, con rischi per l’economia e il benessere dell’umanità.

Per la prima volta, le malattie infettive sono considerate il rischio più elevato in termini di impatto, considerando le ricadute sociali ed economiche provocate dalla pandemia di Covid-19.

Nel 2020 il rischio di una pandemia globale è diventato realtà, concretizzando un pericolo evidenziato nel ‘Global Risks Report’ già dal 2006 – ha sottolineato  Saadia Zahidi, Direttore amministrativo del WEF – Sappiamo quanto sia difficile per i governi, le aziende e gli altri portatori di interesse affrontare questo tipo di rischi a lungo termine, ma la lezione che tutti abbiamo tratto da questa esperienza ci fa capire che ignorarli non li rende meno probabili. Nel momento in cui i governi, le aziende e le società iniziano a uscire dalla crisi causata dalla pandemia, devono plasmare con urgenza nuovi sistemi economici e sociali in grado di migliorare la nostra resilienza collettiva e la capacità di rispondere alle crisi, riducendo al contempo le disuguaglianze, migliorando la salute e proteggendo il Pianeta”.

Viene ricordato che l’ONU ha già avvertito che la pandemia rallenterà i progressi o si tradurrà in esiti netti negativi rispetto a molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile della sua Agenda al 2030, tra cui le difficoltà di fornire vaccini ai Paesi in via di sviluppo, quali quelli per malaria e morbillo. Mentre si nutrono preoccupazioni che alcune nazioni “accumulino” più dosi di vaccini per Covid-19 di quelle necessarie a soddisfare le proprie necessità, riducendo la possibilità della loro diffusione nelle nazioni meno sviluppate.

“Le ripercussioni economiche e sociali del COVID-19 avranno un impatto significativo sul modo in cui le organizzazioni interagiranno con clienti e colleghi ben oltre la disponibilità di qualsiasi vaccino – ha affermato Carolina Klint, a capo della sezione Gestione Rischi di Marsh & McLennan, tra gli autori del Rapporto – Man mano che le aziende trasformano i luoghi di lavoro, emergono nuove vulnerabilità. La rapida digitalizzazione sta aumentando in modo esponenziale la vulnerabilità agli attacchi informatici, la rivoluzione delle supply chain sta trasformando radicalmente i modelli di business e le crescenti problematiche legate alla salute hanno accelerato la diffusione del remote working tra i dipendenti“,

Per redigere il Rapporto, oltre a dati istituzionali e ai sondaggi, sono state condotte oltre 650 interviste ai membri delle diverse community di leadership del Forum. Una di queste comunità è il Global Shapers, la rete dei giovani formatori del Forum che guida il dialogo, l’azione e il cambiamento. Per loro, i rischi legati al clima sono visti come “i rischi a lungo termine più probabili e di maggior impatto“. Inoltre, avvertono che qualora fallisse l’azione climatica ci sarebbe il pericolo di una “disillusione giovanile” nel mondo.

Oltre ai rischi elencati, il Rapporto riflette sulle risposte al Covid-19 per trarre lezioni che potrebbero rafforzare la resilienza globale, tra cui la formulazione di quadri analitici, la creazione di nuove forme di partnership e la creazione di fiducia attraverso una comunicazione chiara e coerente.

Il Covid-19 ha accelerato la Quarta Rivoluzione Industriale, espandendo la digitalizzazione dell’interazione umana, del commercio elettronico, dell’istruzione online e del lavoro a distanza – conclude il WEF – Questi cambiamenti trasformeranno la società per molto tempo dopo la pandemia, promettendo enormi benefici – la capacità di telelavoro e il rapido sviluppo di vaccini sono due esempi – ma rischiano anche di esacerbare e creare disuguaglianze. Gli intervistati al Global Risks Perception Survey hanno valutato la ‘disuguaglianza digitale’ come una minaccia critica a breve termine, che può peggiorare i divari sociali e minare le prospettive di una ripresa inclusiva. Il progresso verso l’inclusione digitale è minacciato dalla crescente dipendenza dal digitale, dalla rapida accelerazione dell’automazione, dalla soppressione e manipolazione delle informazioni, dalle lacune nella regolamentazione tecnologica e dalle lacune nelle competenze e capacità tecnologiche”.

Insomma, nessun settore potrà pensare di tornare a come era prima. Ma “Più che chiederci quale mondo avremo dopo la pandemia, dovremmo decidere in quale mondo vogliamo vivere”, come ha dichiarato Noam Chomsky, noto filosofo e teorico della comunicazione, uno degli ultimi grandi pensatori che riesce a farci intravedere il mondo attraverso un punto di vista alternativo.

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