30 Settembre 2022
Energia Fonti fossili

Gas in UE: i nuovi progetti pongono rischi economici e ambientali

L’ultimo Rapporto “Europe Gas Tracker” di Global Energy Monitor evidenzia che l’UE ha già una capacità di importazione di gas sostanzialmente più che sufficiente per soddisfare le esigenze del continente, anche senza fare affidamento sui gasdotti di importazione dalla Russia qualora non fossero disponibili a seguito dell’invasione dell’Ucraina.

Dall’invasione dell’Ucraina sono emerse una raffica di proposte e speculazioni su nuovi progetti di gas in tutta Europa che, aggiungendosi al crescente surplus di capacità di importazione dell’UE, renderanno ancora più difficile raggiungere gli obiettivi per lo zero netto.

È quanto evidenzia il Rapporto 2022Europe Gas Tracker” diffuso il 4 aprile 2022 da Global Energy Monitor (GEM), la Ong fondata e diretta dallo scrittore ambientalista Ted Nice (molto popolare negli USA per le sue battaglie contro il carbone), che cataloga tutti i progetti di combustibili fossili e di energia rinnovabile  in tutto il mondo.

L’indagine del GEM, inoltre, rileva che l’UE ha già una capacità di importazione di gas sostanzialmente più che sufficiente per soddisfare le esigenze del continente.  A fine febbraio 2022, l’UE stava già pianificando un aumento della capacità del 24,9% per importare 160,2 miliardi di metri cubi l’anno, con costi stimati per 26,4 miliardi di euro (14,1 miliardi di euro per i nuovi gasdotti di importazione e 12,3 miliardi di euro per i nuovi terminali di importazione di GNL). Dall’invasione russa dell’Ucraina, sono stati proposti 15 altri progetti di importazione e trasmissione di gas che aggiungono almeno altri 70 miliardi di metri cubi l’anno, facendo aumentare il problema della sovraccapacità a lungo termine dell’UE.

Tale espansione della capacità di importazione attualmente pianificata, secondo Global Energy Monitor, sarebbe incompatibile non solo con gli obiettivi dell’UE di drastica riduzione del consumo di gas entro il 2030 e in contrasto con lo scenario Net Zero entro il 2050 dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), ma anche con i nuovi avvertimenti dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) in merito al ruolo catastrofico che le emissioni di metano stanno giocando nella crisi climatica.

Sulla base di una stima prudente della capacità tecnica massima per le importazioni di gasdotti dalla Russia nell’UE (~247 miliardi di metri cubi/anno), il Rapporto illustra anche come vi sia già una capacità di importazione sufficiente senza fare affidamento sul gas russo convogliato.

Il grafico mostra le importazioni nette di gas dell’UE-27. Anche se la capacità di importazione del gasdotto dalla Russia (area delimitata) non fosse disponibile, la capacità di importazione netta del blocco rimarrebbe al di sopra della domanda, secondo gli scenari dell’IEA, della rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione (ENTSOG) e dell’UE per emissioni nette zero entro il 2050 (fonte Global Energy Monitor 2022).

I dati del Rapporto mostrano che:
16 gasdotti in costruzione ammontano a una lunghezza totale di 3.200 chilometri (km) e costano 6,5 miliardi di euro. Di questi, 2,1 miliardi di euro sono destinati al Baltic Pipe Project, lungo 613 km, che aumenterà la capacità di importazione di gas nell’UE di 10 miliardi di metri cubi/anno dal 1° gennaio 2023.
62 progetti di gasdotti proposti nella fase di pre-costruzione avrebbero un’estensione di 12.500 km e un costo aggiuntivo di 29,7 miliardi di euro. Di questi, 12,1 miliardi di euro andrebbero alla costruzione di 3.600 km di gasdotti di importazione e un’espansione della capacità (il gasdotto transadriatico), aumentando la capacità di importazione di gas nell’UE di almeno 69,5 miliardi di metri cubi/anno.
– Nell’UE sono in costruzione 4 terminali di importazione/ampliamento di terminali di GNL con una capacità nota di 4,3 miliardi di metri cubi/anno e un costo di 987 milioni di euro.
– altre 26 proposte di terminali di importazione/espansione di terminali di GNL aggiungerebbero 102,7 miliardi di metri cubi/anno a un costo di 11,3 miliardi di euro. In questi dati non sono inclusi i piani recentemente annunciati in Estonia, Francia, Germania, Grecia, Italia e Paesi Bassi per lo sviluppo di unità galleggianti di stoccaggio e rigassificazione (FSRU) e in Italia per rilanciare due terminali GNL precedentemente accantonati.

Il problema dell’Europa non è la carenza di capacità di importazione di gas, ma la rigidità dei mercati globali – ha affermato Greig Aitken, analista di ricerca presso Global Energy Monitor e principale autore del Rapporto – Ridurre la domanda, aumentare l’efficienza e utilizzare le energie rinnovabili è una strategia più solida di una scommessa multimiliardaria a lungo termine su nuovi progetti di gas“. 

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