Economia e finanza

Fondi di investimento ESG: ancora tanto greenwashing

Secondo un’analisi compiuta dal think tank InfluenceMap, quasi il 90% dei fondi di investimento ESG sul mercato UE non sono allineati al Regolamento SFD e alle Linee guida dell’ESMA, detenendo più azioni in società di combustibili fossili rispetto a quelle in investimenti verdi, e se non si adegueranno entro il previsto periodo di tolleranza (maggio 2025) rischiano la non conformità.

L’89% dei fondi di investimento del mercato europeo etichettati ESG o correlati al clima non sono allineati con lo zero netto e molti detengono più azioni in società di combustibili fossili rispetto a quelle in investimenti verdi.

Lo rivela il briefing EU Funds: Is Regulation Impacting Climate Performance?” di InfluenceMap, think tank britannico che fornisce analisi oggettive e basate su prove su come le aziende e gli istituti finanziari stanno influenzando le crisi del clima e della biodiversità, che ha analizza il mercato europeo dei fondi, nel contesto delle recenti Linee guida sulla denominazione dei Fondi da parte dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) e dell’attuale Regolamento sulla divulgazione della finanza sostenibile (SFDR).

Negli ultimi anni, il mercato europeo dei fondi ha registrato un notevole aumento di interesse per gli investimenti sostenibili, che ha portato a un’impennata dei fondi che utilizzano la terminologia ESG o legata al clima nel loro branding. Sono seguiti interventi normativi per garantire la trasparenza e prevenire il greenwashing.

L’EU SFDR, entrato in vigore a marzo 2021, fornisce un quadro per coerenti informative relative alla sostenibilità per prodotti finanziari con determinati obiettivi di sostenibilità. Sono definiti 3 livelli in cui i fondi devono auto-categorizzarsi:
I fondi privi di caratteristiche di sostenibilità rientrano nell’articolo 6;
i fondi che promuovono caratteristiche ambientali o sociali rientrano nell’articolo 8;
i fondi che hanno come obiettivo primario di investimento la sostenibilità rientrano nell’articolo 9.

Le linee guida dell’ESMA, separate dal SFD per i fondi con termini correlati alla sostenibilità nei loro nomi, stabiliscono 6 categorie, 4 delle quali sono direttamente correlate al clima: ” Sostenibilità “, ” Ambiente “, ” Impatto ” e ” Transizione “. Proprio queste 4 categorie e categorie valutate nel Rapporto di InfluenceMap.

Sono stati esaminati 17.529 fondi azionari e obbligazionari domiciliati nell’UE, di cui 8.760 utilizzano nomi ESG o correlati al clima o scelgono di divulgarli come tali ai sensi dell’articolo 8 o 9 dell’SFDR. circa la metà dei quali ha utilizzato denominazioni ESG o legate al clima, trovando che il 60% di questi non divulga, ai sensi dell’articolo 9 dell’SFDR, la categoria designata per i fondi con un obiettivo primario di sostenibilità. Inoltre il 33% dei fondi azionari ESG e correlati al clima valutati ha livelli più elevati di investimenti in combustibili fossili rispetto agli investimenti verdi e che l’89% di questi fondi ha portafogli non allineati con lo scenario Net Zero Emissions by 2050 dell’Agenzia internazionale per l’energia (IEA).

Le Linee guida ESMA per la denominazione dei fondi richiedono che quelli denominati “ESG” debbano escludere gli investimenti in combustibili fossili in linea con l’articolo 12 dell’Accordo di Parigi (2015) sui cambiamenti climatici. Proprio il portafoglio medio del fondo azionario “ESG” è il più disallineato con l’IEA Net Zero rispetto ai fondi che non utilizzano alcuna denominazione ESG o legata al clima. I portafogli dei fondi che utilizzano la denominazione “Sostenibilità” e “Ambiente” sono in media disallineati con IEA Net Zero, ma in misura minore rispetto ai fondi che non utilizzano alcuna denominazione legata al clima. I fondi che utilizzano la denominazione “Impatto” nella loro denominazione sono l’unica categoria in questa valutazione che in media riceve un punteggio di allineamento del portafoglio positivo con l’IEA Net Zero.

Al contempo, i fondi di cui all’articolo 9 hanno investito cumulativamente 20 volte di più nel verde (11,2 miliardi di euro) rispetto alle società di combustibili fossili (581 milioni di euro).

Migliaia di fondi si stanno presentando come climate positive, sia utilizzando nomi legati al clima sia divulgandoli ai sensi degli articoli 8 o 9, nonostante i loro investimenti sottostanti dipingano un quadro molto diverso – ha affermato Tom Alcoran, analista senior di InfluenceMap – Ciò dimostra che la mancanza di coerenza e trasparenza che è stata una caratteristica del mercato dei fondi sostenibili dell’UE negli ultimi anni continua a persistere. Se i fondi non cambiano la loro allocazione di portafoglio o non cambiano il marchio per soddisfare i criteri di denominazione dei fondi dell’ESMA, molti fondi rischiano la non conformità“.

Ricordiamo infatti che a maggio 2025 termina il previsto periodo di tolleranza per adeguarsi alle Linee guida ESMA, per cui i fornitori di fondi dovranno rinominare i loro prodotti o adattarli alle categorie previste.

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