29 Novembre 2022
Cambiamenti climatici

ETC: colmare il divario di 1 °C tra obiettivi e azione

Un nuovo Rapporto di Energy Transitions Commission (ETC), un think tank internazionale di commissari provenienti da una selezione di individui e leader di società e di governo con l’obiettivo di promuovere l’Accordo di Parigi, che ha analizzato gli aggiornamenti dei Piani nazionali di riduzione delle emissioni (NDCs), sottolinea che sussiste un forte divario tra gli obiettivi prefissati e l’azione per conseguirli, e indica 3 aree prioritarie su cui la COP27 dovrebbe concentrarsi per mantenere il riscaldamento a 1,5 °C.    

Uno dei punti chiave del Patto per il Clima di Glasgow era che i Paesi sarebbero giunti alla COP27 di Sharm el- con i Piani nazionali (NDCs) allineati al conseguimento di 1,5 °C di riscaldamento alla fine del secolo, secondo l’obiettivo dell’Accordo di Parigi e di rafforzarli nei prossimi anni. 

Tuttavia, il Rapporto “Degree of urgency: accelerating action to keep 1,5 °C on the table” (Il grado di urgenza: accelerare l’azione per mantenere 1,5 °C sul tavolo), pubblicato il 2 novembre 2022 dall’Energy Transitions Commission (ETC), una coalizione nata nel 2015 per promuovere l’Accordo di Parigi, di cui fanno parte banchieri, professori universitari e rappresentanti di istituzioni internazionali sia di carattere ambientalista, come Rocky Mountain Institute e World Resources Institute, sia dell’industria, anche petrolifera e mineraria, quali ArcelorMittalSnam, Iberdrola, ØrstedVolvo Group e BP, ha rilevato che dei 24 Paesi che hanno aggiornato i propri NDCs, solo quello dell’Australia, tra i Paesi grandi emettitori di gas serra, ha modificato coerentemente il suo  Piano,  mentre gli altri NDCs aggiornati fino a metà ottobre “daranno solo un contributo molto limitato alla chiusura del divario di emissioni del 2030” e manterranno il mondo sulla rotta di 2,5 °C di riscaldamento globale.

ETC non nasconde che la situazione economica e politica in vista della COP27 è molto impegnativa. Oltre alle persistenti pressioni derivanti dalla pandemia di Covid-19 e dalle interruzioni della catena di approvvigionamento, il mondo ora deve far fronte a prezzi record dell’energia ed elevati degli alimenti in molte regioni a causa della guerra in Ucraina, che nell’insieme stanno determinando inflazione alta, crescita inferiore e rischi di recessione in molti Paesi.

Esiste il pericolo che la sicurezza energetica e le pressioni economiche a breve termine, insieme alle tensioni geopolitiche, distolgano l’attenzione nazionale e internazionale dalle questioni relative ai cambiamenti climatici.

Nonostante le attuali sfide economiche e politiche globali, dobbiamo rimanere concentrati sulle crisi presentate dai cambiamenti climatici – ha affermato il Presidente dell’ETC, Adair Turner – Ogni aumento di 0,1 °C al di sopra di 1,5 °C avrà un impatto estremamente significativo. Molte delle azioni necessarie per costruire una maggiore sicurezza energetica potrebbero guidare anche una transizione più rapida verso un’economia a basse emissioni di carbonio più resiliente e stabile. Sia la piena attuazione degli impegni della COP26 che ulteriori progressi alla COP27 sono quindi essenziali se il mondo vuole avere una possibilità del 50% di limitare il riscaldamento globale“.

ETC osserva che se i nuovi impegni NDCs, fossero rispettati, verrebbero ridotte solo ulteriori 3,5 GtCO2 di emissioni entro il 2030, nonostante il fatto che l’85% delle emissioni globali sia coperto da un obiettivo netto zero. Tuttavia, mantenere in vita 1,5 °C richiede che le emissioni al 2030 siano inferiori di 22GtCO2 rispetto alle traiettorie attuali, e gli impegni presi alla COP26, se rispettati colmerebbero tale divario di 9,5GtCO2, evidenziando un divario di attuazione tra obiettivi e azione.

In questo contesto, il nuovo rapporto dell’ETC evidenzia 3 aree prioritarie per un progresso accelerato:
1. Colmare il “divario di ambizione” attraverso obiettivi più ambiziosi di ogni Paese, con NDCs rafforzati che riflettano sia le azioni specifiche per Paese che il potenziale impatto degli impegni settoriali concordati a Glasgow e successivamente.
2. Colmare il “divario di implementazione” attraverso politiche mirate e azioni aziendali per promuovere ulteriori progressi nel mondo reale in 6 settori critici (metano, deforestazione, energia, trasporti su strada, industria pesante ed efficienza energetica).
3. Colmare il “divario di finanziamento”, in particolare per sostenere i Paesi a reddito medio e basso a raggiungere il picco e quindi a ridurre le emissioni il prima possibile; in totale, potrebbero essere necessari almeno 300 miliardi di dollari l’anno per sostenere l’eliminazione anticipata del carbone, la fine della deforestazione e l’eliminazione dell’anidride carbonica in uno scenario in cui non viene intrapresa un’azione sufficiente da parte della politica e dell’industria. Questo finanziamento dovrebbe provenire da società in mercati volontari del carbonio, capitale filantropico, strumenti di pagamento e investimento ibridi e trasferimenti intergovernativi di finanziamenti legati al clima dai Paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo.

In particolare, la lotta alla deforestazione che secondo ETC è attualmente poco riflessa negli NDCs e sostenuta dal recente cambio di Presidenza del Brasile, e il finanziamento degli sforzi di decarbonizzazione sono i due catalizzatori critici elencati nel Rapporto per innescare un cambiamento significativo per mantenga in vita 1,5 °C.

“I Paesi sviluppati devono cogliere l’opportunità creata dall’elezione di Lula, fornendo il sostegno finanziario che può consentire al Brasile di porre fine rapidamente alla deforestazione – ha sottolineato Turner – Questo è un accordo che attende di essere concluso alla COP27“. 

 

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