Salute

Epidemie e pandemie: i focolai di minacce zoonotiche

Uno Studio coordinato dal Centro Comune di Ricerca (JRC) evidenzia come cambiamenti climatici e l’impatto delle attività umane sulla natura e sull’ambiente aumentino il rischio di epidemie e pandemie, mappando il rischio a livello mondiale e individuando i territori più esposti e la loro capacità di risposta.

Condizioni climatiche, tra cui temperature più elevate, livelli di precipitazioni annuali più elevati e deficit idrici, aumentano il rischio di epidemie. Inoltre, i cambiamenti nell’uso del suolo, l’invasione umana delle aree boschive, l’aumento della popolazione e della densità del bestiame e la perdita di biodiversitàcontribuiscono all’insorgenza di malattie zoonotiche che possono portare a epidemie e pandemie.

Lo evidenzia loStudiodi modellazione  “Assessing the risk of diseases with epidemic and pandemic potential in a changing world“ condotto da un team di ricercatori coordinati dal Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE e pubblicato sul n. 10 del 25 luglio 2025 diScience Advances, che utilizzando l’apprendimento automatico e i dati satellitari, ha rivelato che il9,3% della superficie terrestre globale è ad alto o altissimo rischio di epidemie di malattie come Ebola, Zika e la febbre emorragica Congo-Crimea,insieme ad altre 5 malattie elencate comeprioritarie dall’Organizzazione Mondiale della Sanità(WHO)per il loro potenziale di causare epidemie e pandemie.

Le attività umane e la pressione che esercitano sul clima e sull’ambiente determinano l’insorgenza di malattie in modi molteplici e complessi. Lo studio suggerisce che le condizioni climatiche, tra cui l’aumento delle temperature, i livelli di precipitazioni annuali più elevati in alcune aree e la carenza idrica in altre, aumentano il rischio di epidemie. 

I nostri risultati mostrano che i fattori climatici, tra cui temperature più elevate, maggiori precipitazioni e scarsità d’acqua, sono fattori chiave delle epidemie, con il cambiamento climatico che crea nuove vulnerabilità rimodellando la distribuzione geografica del rischio– affermano i ricercatori –Ciò sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo e dell’integrazione degli sforzi di adattamento e mitigazione del clima nella pianificazione della salute pubblica”.

Lo studio fornisce una mappa del rischio globale e un indice di rischio epidemico che confronta il rischio specifico di ciascun Paese con la sua capacità di rispondere alle minacce zoonotiche. L’indice, che combina il rischio massimo di insorgenza di un’epidemia con i dati specifici per Paese sulla risposta agli eventi zoonotici, colloca Papua Nuova Guinea e Repubblica del Congo ai primi posti.

La mappa mostra i livelli di rischio nelle diverse regioni, con aree bianche che indicano dati insufficienti per uno o più livelli predittivi. La tabella allegata fornisce un riepilogo dei risultati, mostrando la percentuale di superficie e popolazione [in milioni (M)] che rientra in ciascuna categoria di rischio. La stima della popolazione è stata calcolata calcolando la media della popolazione nel periodo di studio e sommandola per ciascuna categoria di rischio (Fonte, Science Advances, 2025).

Gli autori sottolineano la necessità di approcci integrati che combinino adattamento climaticogestione sostenibile del territorio e preparazione alla salute pubblica. La loro analisi dimostra anche il valore della modellazione predittiva nell’identificazione delle zone ad alto rischio e nella guida di interventi mirati.

Poiché le minacce zoonotiche continuano a emergere, i risultati dello studio forniscono preziose informazioni che possonoorientare gli sforzi per prepararsi e rispondere a potenziali epidemie, contribuendo in ultima analisi a ridurre il

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