28 Luglio 2021
Consumi e risparmio Energia Fonti rinnovabili

Elettricità Futura: le rinnovabili ridurranno le bollette degli italiani

Uno Studio di Elettricità Futura, l’Associazione delle imprese del settore, prevede che il costo complessivo dell’energia elettrica si ridurrà di circa 3,2 miliardi di euro al 2030 e di 8,6 miliardi al 2032, a fronte di soli 1,8 miliardi di euro di incentivi necessari per raggiungere l’obiettivo del PNIEC, e solo nella fase iniziale di attuazione. Rinvio per la fine del mercato tutelato dell’energia elettrica.

Secondo uno Studio di Elettricità Futura, la principale Associazione italiana delle imprese che operano nel settore elettrico, aderente a Confindustria e nata nel 2017 dall’integrazione tra Assoelettrica e assoRinnovabili, il processo di decarbonizzazione ridurrà la bolletta degli italiani.

Lo Studio prevede, infatti, che il costo complessivo dell’energia elettrica si ridurrà, a parità di costo del gas, di circa 3,2 miliardi di euro al 2030 e di 8,6 miliardi di euro al 2032, a fronte di soli 1,8 miliardi di euro di incentivi necessari per raggiungere l’obiettivo del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) e solo nella fase iniziale di attuazione.

Tale risultato sarà determinato principalmente dalla riduzione degli Oneri di sistema che Elettricità Futura prevede in 12 miliardi di euro al 2032 rispetto al 2017.

Anche lo Sviluppo delle nuove fonti rinnovabili, di per sé, avrà un effetto netto positivo sulle tariffe di circa 400 milioni di euro, determinati dalla differenza tra la riduzione della componente energia, pari a 2,2 miliardi di euro dovuta alla presenza di maggiori fonti rinnovabili con costi variabili nulli che ridurranno lo spark spread sul mercato, e i costi per gli incentivi. Lo sviluppo delle fonti rinnovabili contribuirà anche a ridurre la dipendenza energetica dall’estero.

La dinamica positiva delle due voci sopra elencate, andrà a coprire i maggiori costi della componente energia che dovrebbe registrare, seconda Elettricità Futura un aumento netto di circa 0,3 miliardi di euro per effetto, oltre che dall’incremento della domanda, dalla combinazione di due effetti contrari:
– incremento del costo medio della produzione termoelettrica di circa 2,1 miliardi di euro sostanzialmente derivante dall’incremento del costo del carbonio (CO2);  
riduzione di circa 2,2 miliardi derivante dal maggior share di produzione FER a costo marginale nullo che ha un effetto di riduzione del prezzo medio del mercato elettrico.

Il recente Rapporto dell’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA), presentato alla COP25 di Madrid, ha rilevato che la sola decarbonizzazione del settore energetico non sarà sufficiente per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, se l’intero settore non andrà incontro ad una profonda trasformazione attraverso l’adozione rapida delle energie rinnovabili, delle misure di efficienza energetica, di una maggiore elettrificazione degli usi finali.

Ciò che auspicano le associazioni di settore come Elettricità Futura, ma non solo, è che, attraverso una più equa corrispondenza tra quanto consumato e quanto pagato, il consumatore possa comprendere meglio gli effetti dei propri comportamenti in un’ottica di efficienza energetica.

Nell’ottica di una maggiore efficienza energetica, anche il consumatore finale ha un ruolo sia in termini di maggiore consapevolezza dei propri comportamenti sui consumi che di adeguata conoscenza delle opportunità offerte dall’apertura alla concorrenza per la fine del regime tutelato.

Un sondaggio ha evidenziato, viceversa, la scarsa conoscenza che gli italiani hanno sul passaggio al mercato libero che dovrebbe scattare dal 1° luglio 2020, stante un emendamento approvato il 12 dicembre 2019 dalla Commissione Bilancio del Senato che ne ha chiesto il rinvio al 1° gennaio 2022. Giudicato inammissibile , il 16 dicembre in sede di approvazione finale della Legge di bilancio, è stato inserito nella bozza di Decreto-Legge “Milleproroghe”..

Con un Comunicato stampa del 10 dicembre 2019, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) aveva inviato a Parlamento e Governo una nota che forniva la fotografia dell’attuale configurazione dei mercati della vendita al dettaglio di energia elettrica e di gas naturale e della ancora limitata attitudine dei clienti a orientarsi tra le offerte presenti nel mercato libero. Al 2018 il 56% dei clienti domestici e il 43% dei non domestici erano ancora in regime di tutela.

Inoltre, secondo l’Autorità a limitare la piena concorrenzialità dei mercati energia e gas, sarebbero: l’alta concentrazione nei mercati; la scarsa propensione dei clienti a muoversi nel mercato; i vantaggi competitivi dei fornitori storici.

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