26 Settembre 2021
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Covid-19: positivo nel novembre 2019 un bambino di Milano

Uno Studio condotto da ricercatori dell’Università di Milano che ha indagato retrospettivamente tutti i casi di malattia esantematica identificati a Milano tra settembre 2019-febbraio 2020, risultati negativi alle indagini di laboratorio per la conferma di morbillo, ha rinvenuto in un tampone oro-faringeo prelevato da un bambino di 4 anni la positività al Covid-19.

Il Covid-19 era presente a Milano almeno dal novembre 2019, ben tre mesi prima di quello rilevato nel cosiddetto “paziente 1” a Lodi.
È questo il risultato dello Studio “Evidence of SARS-CoV-2 RNA in an Oropharyngeal Swab Specimen, Milan, Italy, Early December 2019”, pubblicato on line sulla Rivista “Emerging Infectious Diseases” del Centers for Disease Control and Prevention (CDC), prima della pubblicazione cartacea che avverrà sul numero di febbraio 2021, e condotto da ricercatori dell’Università Statale di Milano.

Lo Studio, coordinato da Elisabetta Tanzi, Professoressa di Igiene generale ed applicata presso l’Università degli Studi di Milano, dimostra la presenza di Rna di Sars-CoV-2 , il virus responsabile della malattia conosciuta come Covid-19, in un tampone oro-faringeo effettuato al Pronto soccorso all’inizio di dicembre 2019 e raccolto da un bambino di 4 anni sospettato di morbillo, che faticava a respirare e che dal 21 novembre aveva manifestato tosse e raffreddore, senza alcuna segnalazione di viaggi effettuati.

L’idea – ha dichiarato la ricercatrice Silvia Bianchi, co-autrice principale dello Studio – è stata quella di indagare retrospettivamente tutti i casi di malattia esantematica identificati a Milano dalla rete di sorveglianza di morbillo e rosolia nel periodo settembre 2019-febbraio 2020, risultati negativi alle indagini di laboratorio per la conferma di morbillo“.

L’infezione da SARS-CoV-2 può infatti dar luogo a manifestazioni cutanee e a sindrome Kawasaki-like (una risposta anomala del sistema immunitario in bambini geneticamente predisposti), spesso comuni ad altre infezioni virali, come appunto il morbillo. E le descrizioni iniziali di tali sintomatologie associate a COVID-19 sono arrivate proprio dai dermatologi della Lombardia, la prima area duramente colpita dalla pandemia.

I campioni analizzati nell’ambito dello studio sono stati raccolti tra settembre 2019 e febbraio 2020 da 39 pazienti (di età da 8 mesi a 73 anni, per una media 19,9 anni) e conservato a – 80 gradi nel Laboratorio Subnazionale accreditato OMS per la Sorveglianza di Morbillo e Rosolia (MoRoNET) dell’Università Statale, come da prassi. Uno solo è risultato positivo a Sars-CoV-2 nell’esame “a posteriori” condotto dai ricercatori su test che, nella circostanza in cui sono stati eseguiti, erano negativi al morbillo.

Gli autori dello studio descrivono il caso nel dettaglio. Il piccolo, nel cui campione raccolto tramite tampone è stato ritrovato l’Rna del coronavirus Sars-Cov-2, “vive nei dintorni di Milano. Il 21 novembre mostra tosse e rinite, circa una settimana dopo, 30 novembre, viene portato al pronto soccorso con sintomi respiratori e vomito. Il 1° dicembre sviluppa un’eruzione cutanea simile al morbillo; il 5 dicembre (14 giorni dopo la comparsa dei sintomi), viene sottoposto a tampone orofaringeo per la diagnosi clinica di sospetto morbillo“, ricostruiscono i ricercatori. Negativo.

L’analisi sul campione del bimbo ha mostrato il 100% di identicità alla sequenza di riferimento Wuhan-Hu-1, nonché a sequenze di altri ceppi di Sars-CoV-2 circolanti in tutto il mondo in una fase successiva. Pertanto, chiariscono gli autori dello studio, “non è stato possibile determinare con precisione l’origine del ceppo identificato“.

Il decorso clinico di questo paziente, che includeva manifestazioni cutanee tardive, assomiglia a quanto riportato da altri autori – aggiungono gli autori – Le lesioni maculopapulari sono state tra le manifestazioni cutanee più prevalenti osservate durante la pandemia Covid-19 e diversi studi hanno notato un esordio successivo nei pazienti più giovani“.

I risultati di questo studio si aggiungono a quelli dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) che aveva trovato traccia del nuovo coronavirus già a dicembre nelle acque reflue di Milano, e a quelli dell’Istituto dei Tumori di Milano che ha testato la presenza di anticorpi nei campioni di sangue di un gruppo di asintomatici tra gli arruolati per lo screening del cancro al polmone, a settembre.

Che il virus circolasse da tempo indisturbato, secondo gli autori studio dell’Università di Milano, era ipotizzabile dall’impatto brusco e repentino con cui si è manifestata la pandemia. La lunga e non riconosciuta diffusione di Sars-CoV-2 nel Nord Italia potrebbe spiegare, almeno in parte, l’impatto devastante e il rapido decorso della prima ondata di Covid-19, osservano ancora i ricercatori.

Un sistema di sorveglianza virologica sensibile e di qualità – ha affermato Antonella Amendola, l’altra co-autrice principale dello Studio e responsabile dell’attività di sorveglianza del morbillo nel laboratorio MoRoNET – è uno strumento fondamentale per identificare tempestivamente i patogeni emergenti e per monitorare l’evolversi dei focolai in una popolazione. I risultati dello studio forniscono indicazioni sui futuri sforzi da mettere in atto per il controllo delle malattie infettive e sulla necessità di implementare la sorveglianza virologica a livello territoriale come strategia prioritaria per un’adeguata risposta alle emergenze pandemiche“.

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