22 Settembre 2021
Acqua Inquinamenti e bonifiche Mari e oceani

Contaminanti nei mari europei: il Rapporto di valutazione dell’AEA

Dal Rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente si evidenzia che i contaminanti nei mari europei sono in calo, ma la presenza di sostanze pericolose e metalli pesanti continua ad essere un problema su vasta scala.

Alla vigilia della Conferenza di Lisbona  per celebrare la “Giornata Europea dei Mari”, l’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA) ha diffuso il Rapporto I contaminanti nei mari europei”, il primo tentativo di mappare la contaminazione nei mari regionali europei in modo coerente e controllare l’andamento delle sostanze pericolose nel lungo periodo.

Per “contaminanti” si intendono le “sostanze pericolose (pesticidi, metalli pesanti, prodotti farmaceutici o inquinanti organici persistenti-POP che causano effetti dannosi all’ecosistema quando finiscono nell’ambiente marino”.
Le “sostanze pericolose” sono “sostanze o gruppi di sostanze che sono tossiche, persistenti e soggette a bioaccumulo e altre sostanze o gruppi di sostanze che danno adito a un livello di preoccupazione equivalente. Le sostanze pericolose sono sostanze presenti in natura, come metalli pesanti, o composti di origine antropica formatisi interzionalmente o involontariamente”.

La valutazione si basa su dati di monitoraggio disponibili al pubblico, raccolti principalmente nel contesto della Direttiva quadro sulle acque e della Direttiva quadro sulla Strategia Marina.

Il Rapporto evidenzia che tutti e quattro i mari su cui si affaccia l’Europa hanno problemi di contaminanti su larga scala, che va dal 96% dell’area valutata nel Mar Baltico e al 91% nel Mar Nero, all’87% nel Mediterraneo e al 75% nell’Atlantico Nord-occidentale.

La copertura dell’area valutata è buona, ma varia considerevolmente tra i quattro mari ed è piuttosto limitata nelle acque al largo del Mar Mediterraneo.

Stato dei contaminanti nei Mari europei (fonte: AEA)

Nel complesso, la contaminazione è in calo in tutti e 4 i mari, sebbene l’insetticida DDT sembri essersi ben stabilizzato nel Mar Mediterraneo. Le concentrazioni di alcuni contaminanti ben noti, come il cadmio e il mercurio sono complessivamente in calo, anche se in molte zone aree non sono ancora ai limiti stabiliti.

Il Rapporto dell’AEA mette a confronto le informazioni assunte con 7 obiettivi politici internazionali relativi all’inquinamento nell’ambiente marino: per esempio, l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 14. “Vita sott’acqua”. Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile, che prevede il target 14.1 “Entro il 2025, prevenire e ridurre in modo significativo l’inquinamento marino di tutti i tipi, in particolare quello proveniente dalle attività terrestri, compresi i rifiuti marini e l’inquinamento delle acque da parte dei nutrienti”).

Secondo il Rapporto, è assai improbabile che gli obiettivi inclusi nei vari Protocolli o Dichiarazioni di livello internazionale sottoscritti dall’UE, possano essere conseguiti nei periodi di tempo previsti, inclusi quelli delle Direttive quadro “Acque” e “Strategia Marina”, che prevedono rispettivamente di conseguire entro il 2020 “un buono stato chimico delle acque costiere e territoriali” e “un buono stato ecologico dell’ambiente marino”.

Per quest’ultimo obiettivo, ricordiamo che la Commissione UE con Decisione 2017/848/UE del 17 maggio 2017 la Commissione ha rivisto i criteri dei descrittori, introducendo valori soglia che permettano di standardizzare e quantificare il grado di conseguimento del target. In particolare, per lo specifico Descrittore 8 (Le concentrazioni dei contaminanti presentano livelli che non danno origine a effetti inquinanti) la nuova Decisione indica 2 criteri, compatibili con la vecchia,:
– la concentrazione delle sostanze inquinanti (Primario), il cui rilascio nell’ambiente marino pone rischi significativi;
effetti sul biota (Secondario) ovvero eventuali effetti negativi sulle specie e sull’habitat, inclusi effetti cumulativi o sinergici, a causa di contaminanti.

La presenza di contaminanti e prodotti di trasformazione nell’ambiente marino. In blu sono segnalati quelli immessi, mentre in nero quelli derivanti da processi di trasformazione (fonte AEA)

Secondo l’AEA, le modalità con cui viene affrontato l’inquinamento marino deve cambiare radicalmente. Ad esempio, molte sostanze persistenti rimangono a lungo negli ecosistemi marini, per cui è essenziale che siano vietate se si vuole raggiungere gli obiettivi politici a lungo termine.

Al Rapporto sui contaminanti nei mari dell’UE, fa sapere l’Agenzia, faranno seguito altre imminenti valutazioni sull’eutrofizzazione, sulla biodiversità marina, sui potenziali effetti combinati di varie pressioni umane, sull’uso sostenibile e sulle aree marine protette, nonché il Rapporto sui messaggi marini, la cui edizione risale al 2014.

 

 

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