18 Agosto 2022
Risorse e rifiuti Sostenibilità

CIC: nel 2020 ridotta anche la produzione di rifiuti organici

Il Consorzio Italiano Compostatori (CIC) ha rilevato, sulla base di un’analisi compiuta sui dati del Rapporto sui rifiuti urbani dell’ISPRA, che la pandemia ha inciso sulla raccolta differenziata dell’organico, anche se il calo (circa il 2%) ha interessato più la frazione verde che quella umida.

La pandemia di Covid-19 ha avuto importanti ricadute anche sugli andamenti di produzione, raccolta e gestione dei rifiuti urbani, non risparmiando la filiera dei rifiuti organici.

A ribadirlo è il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) che ha elaborato e analizzato i dati 2020, quali riportati dal Rapporto Rifiuti Urbani Edizione 2021 dell’ISPRA, per raccontare l’andamento della raccolta del rifiuto organico in Italia.

Dall’analisi del CIC emerge che il dato generale della produzione di rifiuti urbani, pari a 28.945.000 tonnellate, è stato il più basso mai registrato in Italia da quando esiste una contabilità sui rifiuti. Tuttavia la diminuzione non è imputabile solo alle restrizioni correlate alle azioni di contenimento della pandemia. Il dato su cui riflettere è un altro, ovvero la diminuzione della popolazione residente di quasi 384.000 unità. Così ogni abitante risulta aver prodotto 488,5 kg di rifiuti, che non rappresenta un record in termini di produzione pro-capite, ma è in linea con quanto registrato nel 2017, e comunque superiore al triennio 2013-2015.  

Si tratta di un dato tutt’altro che prevedibile: le dinamiche socio-economiche del 2020 avrebbero potuto giustificare risultati opposti – ha osservato Massimo Centemero, Direttore del CIC – Anche il rapporto tra produzione di rifiuti e spese delle famiglie rappresenta un record assoluto: questo potrebbe essere legato al fatto che le minori spese degli italiani si siano concentrate soprattutto sull’acquisto di beni usa e getta, dall’incremento del packaging e di alcuni manufatti legati al contenimento delle infezioni come guanti, mascherine e altri prodotti igienico-sanitari. D’altra parte, bisogna tenere conto del profondo mutamento delle dinamiche del turismo cui ha assistito il Paese, azzerato nei primi mesi dell’anno e concentrato nel periodo estivo, rappresentato comunque da flussi interni”.

Nonostante l’emergenza sanitaria, gli italiani si sono dimostrati virtuosi nella raccolta differenziata che, rispetto ai rifiuti urbani prodotti, è salita nel 2020 al 63%, a fronte del 61,3% del 2019. Comunque, la riduzione della produzione di rifiuti riguarda anche il quantitativo di rifiuti differenziati che è sceso di circa 150 mila tonnellate. A colpire, in particolar modo, è la diversa composizione della differenziata: frazioni come plastica, ingombranti e metalli hanno mostrato un incremento complessivo di quasi 123 mila tonnellate.

Per quanto riguarda la raccolta dell’organico, negli ultimi 10 anni la crescita media del rifiuto organico differenziato era stata del 7% all’anno, invece nel 2020 si è verificata una riduzione complessiva della raccolta differenziata rispetto all’anno precedente di circa 125 mila tonnellate, cioè poco meno del 2% delle 7,3 milioni di tonnellate raccolte nel 2019. La maggior parte del calo di intercettazione è imputabile alla frazione verde (87 mila tonnellate), mentre la frazione umida è calata di sole 38 mila tonnellate, collocandosi intorno a 88,3 kg/abitante..

Da diversi anni la raccolta differenziata di sfalci e potature langue in Italia – ha spiegato il Direttore CIC – complice una norma nazionale disallineata con le politiche ambientali comunitarie, corretta solo a settembre del 2020 [NdR: con il D.Lgs. sui rifiuti di attuazione del “Pacchetto economia circolare”]”.

Dall’analisi del CIC, emerge inoltre che il Paese è spaccato: nei comuni di piccole e medie dimensioni l’intercettazione del rifiuto organico tra il 2019 e il 2020 è aumentata tra 1 e 8 kg/abitante; in valore assoluto, inoltre, la raccolta è aumentata di oltre 62 mila tonnellate nei comuni con meno di 100 mila abitanti. A controbilanciare tale crescita, c’è il calo di oltre 100 mila tonnellate nei comuni più grandi.

La spaccatura non riflette comportamenti più virtuosi nei piccoli comuni rispetto a quelli attuati nei grandi – ha precisato Centemero – ma è piuttosto l’esito dell’arresto del pendolarismo verso le grandi città, dove per mesi non si sono consumati pasti nelle mense aziendali, nei bar e nei ristoranti, la drastica riduzione del turismo straniero e la concomitante crescita della popolazione effettivamente residente nei piccoli comuni satellite”. 

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