Un Convegno di Fondazione Utilitatis e Utilitalia, svoltosi nell’ambito di Ecomondo 2025, si focalizza sui certificati blu per promuovere una gestione responsabile ed efficiente delle risorse idriche e incentivare aziende, istituzioni e tutti i principali attori interessati all’utilizzo della risorsa, ad implementare strategie per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità dell’acqua e investire in tecnologie sostenibili.
A Ecomondo 2025 (Fiera di Rimini, 4-7 novembre),Fondazione UtilitatiseUtilitalia, nel corso del Convegno “I quaderni del Blue Book. I certificati blu: un’opportunità per il risparmio idrico”, svoltosi il 6 novembre e trasmesso instreaminghanno presentato un’anticipazione delIV Quaderno del Blue Bookin uscita nel 2026, dedicato aiCertificati Blu, a cui hanno contributoBioreal,HypercubeeGruppo CAP.
L’acqua, risorsa fondamentale anche per la stabilità economica globale, oggi è sempre più minacciata da diversi fattori, tra cui cambiamenti climatici, inquinamento e una domanda crescente legata allo sviluppo demografico e industriale. Ildeclino della qualità e della quantità di acqua disponibile sta creando importanti sfide per l’economia mondiale, conimpatti diretti su settori cruciali come l’agricoltura, l’energia e l’industria manifatturiera.
L’Italia, con un prelievo medio di 30 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno, figura tra i Paesi europei più idro-esigenti. Il 56% dell’acqua è destinato all’agricoltura, il 31% all’uso civile e il 13% all’industria, mentre le perdite nelle reti di distribuzione superano mediamente il 42% dell’acqua immessa.

Investire e trovare soluzioni per garantire sicurezza idrica ed efficienza nella gestione dell’acqua non è solo una necessità sociale e ambientale, ma anche un imperativo economico:un accesso sicuro e sostenibile a questa preziosa risorsa è essenziale per garantire lo sviluppo delle economie in un contesto di stabilità e rispetto per l’ambiente.
L’approccio economico tradizionale cosiddetto “lineare” (take-use-discharge) sta provocando una forte dipendenza delle attività economiche dal progressivo esaurimento delle risorse idriche, con un impatto negativo sullo sviluppo industriale e sulla società. È necessariosostituire l’impostazione lineare con un approccio circolare in grado di preservare il valore economico dell’acqua lungo l’intero ciclo di utilizzo, riducendo gli sprechi e incentivandone il riutilizzo fisico. Bisogna dunque valutare i fabbisogni idrici dei vari settori, cercando di ridurre o eliminare attività non essenziali e ottimizzando la distribuzione delle acque; inoltrepromuovere il riutilizzo delle acque creando percorsi di ricircolo all’interno degli impianti industriali o sfruttando le acque reflue anche per ricaricare falde e corpi idrici superficiali.
In questo panorama si inseriscono strumenti come icertificati blu. Promuovendo una gestione responsabile ed efficiente delle risorse idriche, questi meccanismi incentivano aziende, istituzioni e tutti i principali attori interessati all’utilizzo della risorsa, ad implementare strategie per ridurre gli sprechi, migliorare la qualità dell’acqua e investire in tecnologie sostenibili.
“Il servizio idrico integrato rappresenta solo un terzo dei prelievi idrici: di conseguenza, individuare incentivi che favoriscano la riduzione dei prelievi soprattutto per gli usi prevalenti corrisponde agli obiettivi di tutela della risorsa in linea con la nuova Water Resilience Strategy europea– ha spiegato la Vicepresidente di Utilitalia,Barbara Marinali – In questo contesto, i certificati blu possono costituire un importante incentivo alla trasformazione dei cicli produttivi nell’ottica di una minore impronta idrica”.
Esistono già diversi casi al mondo di applicazione dei certificati di efficienza o riutilizzo delle acque, soluzioni che devono comunque essere accompagnate da un impianto normativo e regolatorio di supporto per garantirne la più ampia diffusione possibile e facilitarne la realizzazione. Il dibattito sul tema, in Italia, è ancora in fase di sviluppo, ma esistono già alcuni modelli da cui è possibile trarre spunto per immaginare un meccanismo di incentivazione simile da applicare non soltanto al settore industriale ma anche, in un futuro, agli usi civili e irrigui.
Strumenti di certificazione e scambio di crediti ambientali applicati al settore idrico sono già realtà in alcuni Paesi del mondo (es. Australia, Cile, Perù, Svizzera). I modelli possibili sono almeno due:
–certificati per il risparmio idrico ispirati al sistema dei “certificati bianchi” dell’efficienza energetica, che premiano gli interventi di riduzione dei consumi e di riuso,
–water creditvolontari, nati per incentivare progetti di tutela e recupero della risorsa attraverso la misurazione e la certificazione dei metri cubi d’acqua risparmiati.
In Italia, ilGruppo CAPè stato il primo operatore a sperimentare il sistema dei water credit nel riuso delle acque depurate, dimostrando come un’azione tecnica possa trasformarsi in un’operazione a impatto economico e ambientale positivo. Confrontando i casi esistenti con l’esperienza di aziende e istituzioni nel resto del Pianeta, è possibiledelineare un possibile sistema Italia in cui i due modelli di incentivazione siano complementari.
“L’Italia ha bisogno di strumenti innovativi per incentivare la gestione sostenibile delle risorse idriche. I cosiddetti certificati blu potrebbero rappresentare un modello interessante: permetterebbero di premiare interventi concreti di riduzione delle perdite, di riuso delle acque e di efficientamento degli impianti– ha puntualizzatoil Presidente della Fondazione Utilitatis,Mario Rosario Mazzola –Se ben regolamentati, questi strumenti possono mobilitare investimenti pubblici e privati, rafforzare la governance delle utilities e contribuire a rendere più resiliente il nostro sistema idrico, particolarmente nelle aree del Sud, dove le infrastrutture richiedono interventi urgenti”.
La proposta dei certificati blu ha già suscitato interesse politico e istituzionale, con iniziative parlamentari e posizioni favorevoli delMASEeMASAF, orientate alla creazione di un fondo nazionale per sostenere l’efficienza e il riuso idrico, in particolare nel settore irriguo. Il successo del modello dipenderà dalla capacità di coordinare gli attori coinvolti – istituzioni, Regioni, gestori, imprese e agricoltura – e di garantire trasparenza, equità e reale misurabilità dei risparmi idrici.
