Nell’ambito della Campagna di informazione di Legambiente “La Carovana delle Alpi” che dal 2002 fotografa la situazione ambientale e culturale dei territori montani, è stata presentata la nuova edizione dell’omonimo Rapporto che anche quest’anno ha assegnato i suoi vessilli ad enti ed attività delle Regioni dell’arco alpino distintisi in positivo (19 Bandiere Verdi) e in negativo (7 Bandiere Nere) in tema di sostenibilità.
In occasione delX Summit nazionale delle Bandiere Verdi(Rovereto, 15-17 maggio 2026) diLegambiente,dal titolo”Controvento. Oltre i modelli intensivi: un nuovo sviluppo della montagna“,che ha riunito esperti, associazioni e realtà territoriali per discutere le sfide e il futuro sostenibile dell’arco alpino, è stata presentata la nuova edizione delRapporto“La Carovana delle Alpi” che anche quest’anno ha assegnato i suoi vessilli ad enti ed attività delle Regioni dell’arco alpino distintisi in positivo (19 Bandiere Verdi) e in negativo (7 Bandiere Nere) in tema di sostenibilità.
“Le Bandiere Verdi e Nere 2026 raccontano una montagna attraversata da due visioni opposte di sviluppo– ha affermatoVanda Bonardo, Responsabile Alpi di Legambiente–Da una parte ci sono comunità che costruiscono valore territoriale attraverso cura dei luoghi, economie locali, relazioni sociali, tutela degli ecosistemi e nuove forme di abitare. Dall’altra persistono modelli intensivi fondati su grandi opere, consumo di suolo e sfruttamento delle risorse. Con questo evento vogliamo affermare che lo sviluppo della montagna non può più essere misurato soltanto attraverso il PIL. La vera ricchezza si misura anche nella capacità di generare coesione sociale, qualità ambientale e resilienza. Le oltre 300 esperienze premiate in questi anni dimostrano che esiste già una montagna che costruisce futuro e rafforza il legame di metromontagna tra territori alpini e città. È questa la montagna che, spesso controvento, vogliamo rendere visibile e rafforzare”-
Entrando nello specifico, sono5 le categoriescelte quest’anno da Legambiente per l’assegnazione delle Bandiere Verdi 2026 (alcuni vessilli green per le loro caratteristiche sono stati premiati in più categorie):
– “Comunità e rigenerazione dei territori” e “Conoscenza e ricerca” sono le due categorie con più bandiere verdi premiate, ben 6 a testa, seguite da quelle su “Cura dell’acqua e degli ecosistemi” ed “Economie e filiere locali”, con 5 bandiere verdi a testa, e “turismo e abitare” con quattro vessilli green.
Dalcollettivo Robidache, in Friuli Venezia Giulia, ha saputo trasformare il villaggio di Topolò-Grimacco (UD) in un laboratorio permanete di rigenerazione montana con tutta una serie di attività alComitato Dora Baltea Vivache, in Piemonte, tutela il fiume come bene comune attraverso processi partecipativi alla cooperativa socialeiLvb-“I Love Val Brembana” – che, in provincia di Bergamo, unisce inclusione lavorativa e sviluppo locale promuovendo l’inserimento lavorativo di persone con fragilità e mantenendo un legame profondo con l’ambiente montano. Dal Sentiero delle Dolomiti in miniatura e il Centro Orti Rupestri promosso dalcomune San Tomaso Agordino (BL)a quello diChiuro(SO) impegnato nelproteggere la stagione degli amori dei cerviriducendo il disturbo umano.

Tra le storie premiate, 2 ben si legano anche all’Anno internazionale dei pascoli e dei pastoriproclamato per questo 2026 dall’ONU:in provincia di Trentoil progetto “Bollait”(gente della lana), diBarbara PisettaeGiovanna Zanghellini, dà nuova vita alla lana del Lagorai creando una filiera etica e locale, unendo donne, pastori e artigiane in un progetto che cura il territorio, tradizioni e futuro sostenibile. In Valle D’Aosta, a Valgrisenche (AO), lacooperativa femminile artigianale Les Tisserandsrinnova da oltre 55 anni la tessitura del Drap, valorizzando lalana locale, ossia quella della pecora Rosset,razza autoctonia valdostana, la cui salvaguardia è sostenuta in collaborazione con allevatori locali, rafforzando tradizione, innovazione e sostenibilità. Tra le premiate anche dueUniversità:quella di Torinoedi Trentorispettivamente impegnate nellostudio dell’ermellino come indicatore della crisi climatica enella governance del territorio con un corso, primo in Italia, di “Antropologia culturale dei domini collettivi e dei territori” promosso insieme aSlow Food Trentino-Alto-Adigee aperto a tutti gli studenti e le studentesse dell’Ateneo.
Resta alta l’attenzione anche sulleBandiere Nere,7 quelle assegnate nel 2026da Legambiente,per ribadire che ancora troppo spesso si usufruisce della montagna in un modo poco sostenibile. Tre i vessilli neri che sventolano in Trentino-Alto-Adige,2 in Friuli-Venezia-Giulia,uno in Piemonteeuno in Veneto. Tra questi, si segnala, quello dato alcomune di Cortina(BL) per la nuova pista da Bob e la Cabinovia Apollonio – Socrepes legate alle Olimpiadi invernali 2026, dato che sono state ignorate alternative sostenibili e i rischi di dissesto idrogeologico.

Novità: lo studio sul “Valore Aggiunto Comunitario”
Nel corso del Summit è stata presentata l’indagine sperimentale sul “Valore Aggiunto Comunitario (VAC)”delle attività di accoglienza, frutto dell’analisi di un questionario somministrato ad un campione di 25 bandiere verdi dell’arco alpino premiate in questi anni da Legambiente.Il VAC prende in considerazione come indicatori: relazioni; comunità; restanza; impatto sociale; qualità territoriale.In sintesi, dall’indagine, realizzata per Legambiente daLuca RotaeMaurizio Dematteis, emerge chel’81% delle attività delle 25 bandiere verdi prese in esame sono basate sul volontariato; il 57,2% delle realtà supera le 161 ore mensili di lavoro; quasi 1 realtà su 3 arriva fino a 320 ore mensili; 2 realtà su 3 sostengono costi superiori a 20 mila euro annui; il 28,6% supera i 50 mila euro annui. Dati che ben raccontano come le comunità montane generino relazioni e valore territoriale e come stia crescendo il cosiddetto turismo della “montagna di mezzo”. Di fronte a questa doppia fotografia scattata dal Summit tra bandiere verdi e valore aggiunto comunitario, Legambiente torna a rilanciare le10 proposte del “Manifesto della Carovana dell’accoglienza montana”, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino e a chiedere più interventi e investimenti per le comunità montane.
“Se da un lato le Bandiere Verdi di Legambiente raccontano il grande fermento e la voglia di fare di tante realtà montane ,dall’altro lato va ricordato che questi territori non devono essere lasciati soli ma devono essere sostenuti e incoraggiati– ha dichiaratoVanessa Pallucchi, Vicepresidente nazionale di Legambiente-Servono più politiche mirate e più investimenti per ridurre da un lato la vulnerabilità dei territori, sempre più fragili a causa della crisi climatica lavorando su interventi di mitigazione e adattamento, dall’altra parte occorre dare sostegno alle comunità ma anche ai tanti giovani che decidono di tornare a vivere nei piccoli comuni montani e che con il loro fare quotidiano contribuiscono a quel valore comunitario, sociale, culturale e ambientale, oltre che economico. Per altro i dati dell’indagine sul Valore Aggiunto Comunitario ben sintetizzano quanto il volontariato e la rete territoriale siano una leva strategica per queste realtà”.
