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Blue Economy: quella dell’UE vale 74,3 miliardi di euro

Presentato dalla Commissione UE il secondo Rapporto sulla Blue Economy che analizza la portata e le dimensioni del settore e il suo contributo all’economia dell’Unione.

Durante la Conferenza di Lisbona per celebrare la “Giornata europea dei Mari” dedicata quest’anno ad accrescere la consapevolezza e la visibilità degli affari marittimi e alla crescita blu nell’UE, la Commissione UE ha presentato il secondo Rapporto sull’Economia Blu dell’UE” (The Eu Blue Economy Report 2019)  che analizza la portata e le dimensioni dell’economia blu nell’UE, creando una base per sostenere i responsabili politici e le parti interessate nella ricerca di uno sviluppo sostenibile di oceani, mari e risorse costiere, redatto dalla Direzione Generale Affari marittimi e Pesca della Commissione UE insieme al Centro Comune di Ricerca (JRC) della Commissione UE.

Le regioni costiere ospitano 214 milioni di persone e generano il 43% del PIL dell’UE – ha affermato il Commissario UE per l’Ambiente, gli Affari marittimi e la Pesca, Karmenu Vella  Il Rapporto conferma il ruolo dell’economia blu come un settore di forte crescita, con opportunità sia in settori consolidati come il turismo e la cantieristica navale, sia in aree emergenti come l’energia oceanica o l’economia blu. Eppure sappiamo che le start-up e le piccole imprese della blue economy blu spesso devono lottare per far decollare le loro buone idee. Questo è il motivo per cui la Commissione europea sta attualmente sviluppando uno strumento di sostegno alla predisposizione agli investimenti per aiutarle a maturare e quindi ad accedere ai finanziamenti di cui hanno bisogno per espandersi“.

Secondo il Rapporto, l’economia blu dell’Unione europea continua a crescere, registrando nel 2017 un utile lordo di 74,3 miliardi di euro, con 4 milioni di occupati, in aumento di mezzo milione dal 2011.

Il valore aggiunto lordo (VAL) generato nel 2017 dalle 6 economie blu dell’UE analizzate dal Rapporto (turismo costiero; prelievo e commercializzazione di risorse marine viventiestrazione dai mari di minerali, petrolio e gasporti, stoccaggio e progetti idrici; costruzione e riparazione navaletrasporto marittimo) ha raggiunto 180 miliardi di euro, con un aumento dell’8% rispetto al 2009.

Il margine operativo lordo a 74,3 miliardi di EUR è stato superiore del 2% rispetto al 2009; e il fatturato totale è stato di 658 miliardi di euro, l’11% in più rispetto al 2009.

Il contributo dell’economia blu dell’Unione europea ha stabilito settori per l’economia generale era quasi del 2% in termini di occupazione e dell’1,3% in termini di VAL.

L’apporto alla crescita, osserva il Rapporto, varia ampiamente in termini assoluti tra gli Stati membri, con i 5 maggiori Paesi (Regno Unito, l Spagna, Germania, Francia e Italia) che risultano essere anche i 5 maggiori contribuenti per l’economia blu dell’UE, sia in termini di occupazione (con un contributo combinato del 61%) che di VAL (del 70%).

Altri Paesi con un contributo significativo in termini di occupazione o VAL sono Grecia, Paesi Bassi e Danimarca.

L’economia blu supera il 5% del VAL nazionale o dell’occupazione negli Stati membri insulari e in quelli con numerosi arcipelaghi: Grecia, Croazia, Malta e Cipro.

Anche l’Estonia, la Spagna, il Portogallo e la Danimarca presentano settori dell’economia blu relativamente ampi (il contributo varia dal 3% al 5% sul totale nazionale per il VAL o per l’occupazione).

Per ovvi motivi, il contributo della blue economy all’economia nazionale è molto limitato (inferiore allo 0,5%) negli Stati membri senza sbocco sul mare (Lussemburgo, Austria, Repubblica ceca, Slovacchia e Ungheria).

Altri Stati membri con un’economia blu relativamente modesta (tra lo 0,5% e l’1,0% dell’economia nazionale) comprendono Belgio, Slovenia e Romania .

Le schede dettagliate su tutti gli Stati membri si trovano nell’ultima parte del Rapporto, dove è possibile cogliere che la blue economy italiana dal 2009 al 2017 ha fatto registrare una diminuzione degli occupati (in proporzione al totale degli occupati) dell’8% e un aumento del valore aggiunto del 15%.

I settori consolidati della blue economy dell’UE al 2017 hanno dato lavoro ad oltre 4 milioni di persone (+ 7,2% rispetto al 2009 e +l 14% rispetto al 2014). Questo aumento è stato in gran parte guidato dal turismo costiero e dai porti, dallo stoccaggio delle merci e dagli impianti nel settore dei progetti idrici.

Le prestazioni economiche del turismo costiero e il prelievo di risorse biologiche marine (ad es. pesca e acquacoltura) sono aumentate costantemente. Per la pesca, ciò è dovuto parzialmente ai bassi prezzi dei carburanti e al recupero di alcuni stock ittici fondamentali.

Le attività portuali, la cantieristica navale e il trasporto marittimo sono state gravemente colpite dalla crisi economica del 2008-9, in particolare a causa del rallentamento della produzione e degli scambi globali. Nonostante i recenti trend positivi, alcuni segmenti continuano ad incontrare notevoli difficoltà.

Anche l’estrazione in mare aperto di petrolio e gas è stata influenzata dai bassi prezzi del carburante e dalle diminuzione delle riserve, che hanno determinato una contrazione di queste attività e a una diminuzione della loro performance economica, dell’occupazione e degli investimenti.

L’attuale economia blu, tuttavia, travalica i settori definiti, con la crescita esponenziale negli ultimi anni di nuovi settori innovativi ed emergenti, come l’energia eolica e la biotecnologia, anche se si incontrano delle sfide (la produzione di energia eolica continua ad essere più economica a terra che in mare aperto).

Questa seconda edizione del rapporto comprende anche nuovi elementi e contenuti, compresi i settori marittimi innovativi e ad alto potenziale, come l’energia blu, tra cui l’energia eolica e oceanica, la bioeconomia blu, i minerali marini, la desalinizzazione, la protezione costiera e ambientale, i servizi ecosistemici e la difesa e sicurezza marittima.

Inoltre, sono stati aggiunti un’analisi preliminare dei bacini marittimi e una serie di casi-studio approfonditi, ad esempio sugli impatti economici delle aree marine protette o sul contributo del settore della ricerca e dell’istruzione ai posti di lavoro nell’economia blu. Il rapporto comprende anche una sezione sui servizi ecosistemici e sul capitale naturale, affrontando i costi e l’impatto economico dei cambiamenti climatici e delle misure di mitigazione.

Sebbene i nostri oceani coprano più del 70% della superficie terrestre, sappiamo meno di ciò che sta al di sotto delle onde di quanto sappiamo sui lontani pianeti – ha aggiunto a sua volta il Commissario UE per l’Istruzione, la Gioventù, la Cultura e lo Sport, nonché responsabile del JRC, Tibor Navracsics – Questo ci impedisce di sfruttare al massimo le nostre risorse, proteggendo gli ecosistemi marini. Questo secondo rapporto sulla blue economy europea mira a cambiare questa situazione, riflettendo l’importanza che la Commissione UE attribuisce a un approccio solido e basato sull’evidenza. I nostri oceani e mari possono aiutarci ad affrontare le sfide che l’umanità deve affrontare; creando prosperità senza mettere in pericolo quella delle generazioni future“.

Il Rapporto Blue Economy 2019 è accompagnato dal Blue Indicators IT tool che consente agli utenti di visualizzare, estrarre e scaricare facilmente molti dei dati del report.

 

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