14 Agosto 2022
Energia Fonti rinnovabili

Biomasse legnose: RSE fa luce sulla sostenibilità di tale fonte energetica

RSE ha diffuso un Dossier dedicato alle biomasse legnose per fare chiarezza sul potenziale energetico di questa fonte rinnovabile e sostenibile, specie se sfruttata in modo efficiente mediante cogenerazione, e sul suo contributo alla decarbonizzazione del sistema energetico.

La maggior parte degli individui tende a correlare l’energia rinnovabile e sostenibile con la diffusione dei pannelli fotovoltaici, delle turbine eoliche, degli impianti geotermici, delle pompe di calore, delle centrali mareomotrice o di qualsivoglia altra soluzione tecnica, e a pochi viene a mente di associarla a biocombustibili solidi o, più specificamente, alle biomasse legnose.

Eppure, secondo l’Associazione Europea della Biomassa (AEBIOM) dei 66 giorni consecutivi che le energie rinnovabili sarebbero in grado di garantire al fabbisogno energetico dell’Europa, ben 41 sono coperti dalle bioenergie.

Ricerca sul Sistema Energetico (RSE), la società che sviluppa attività di ricerca nel settore elettro-energetico, il cui socio unico è il GSE, ha pubblicato ora un Dossier incentrato sulla produzione di energia elettrica da biomasse legnose, cercando di fare chiarezza circa questa fonte energetica rinnovabile, che è stata al centro di un dibattito circa la sua sostenibilità.

La normativa europea inserisce tra le fonti rinnovabili la biomassa intesa “la parte biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall’agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali) e dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, compresa la pesca e l’acquacoltura, gli sfalci e le potature provenienti dal verde urbano nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani”.

Rispetto alle altre fonti rinnovabili, l’energia che si ottiene dalla combustione di biomasse è “bloccata” nella loro massa, per cui è una fonte facilmente immagazzinabile e utilizzabile in modo prevedibile e modulabile.

C’è da osservare, inoltre che il target del 32% al 2030 di energia prodotta da fonti rinnovabili rispetto al consumo finale lordo di energia, previsto dal Pacchetto “Clima ed Energia” è impegnativo e presuppone un aumento considerevole di tutte le fonti pulite, nei limiti di un uso sostenibile delle risorse disponibili.

Secondo l’Associazione Europea della Biomassa (AEBIOM) le bioenergie sarebbero in grado di garantire il fabbisogno energetico dell’Europa per 41 giorni consecutivi sui 66 coperti dalle energie rinnovabili nel loro insieme.

Il lavoro di RSE si concentra sulle biomasse legnose, cercando di valutarne la rinnovabilità, potenzialità, convenienza, affidabilità e programmabilità.

Secondo RSE, le biomasse legnose possono essere considerate a pieno titolo fonti rinnovabili. Se è vero, infatti, che la loro combustione libera CO2 in atmosfera, a differenza dei combustibili fossili, si tratta di carbonio che fa parte di un ciclo di breve durata (anni/decenni), che viene assorbito dalla crescita della vegetazione poi utilizzata energeticamente, e che verrà di nuovo assorbita dalla ricrescita di nuova biomassa negli spazi resi disponibili dal prelievo. In linea di principio, quindi, si tratterebbe di una fonte “neutra” sotto il profilo delle emissioni (zero gCO2/kWh).

RSE, aggiunge tuttavia che “la realtà non può essere questa, visto che il taglio, il trasporto e la lavorazione (cippatura) del legname sono operazioni che consumano energia, come pure la costruzione degli impianti di sfruttamento energetico”.

Ad ogni modo è stato calcolato che utilizzare biomasse legnose per la produzione di energia elettrica o calore riduce la CO2 tra l’89% e il 94%. Rispetto al gas naturale, l’uso cogenerativo della biomassa comporta una riduzione delle emissioni di oltre 11 volte, rispetto alla produzione separata da gas naturale, e di circa 9 volte rispetto alla produzione cogenerativa da gas naturale ottenibile con un impianto di taglia paragonabile a un tipico cogeneratore a biomasse.
  
Secondo RSE, le biomasse ad oggi sono sottoutilizzate. Il nostro Paese potrebbe infatti arrivare a sfruttarne quanto la media europea (2,39 m3/ha), prelevando circa il 70% della crescita annua, senza andare ad intaccare negativamente le aree boschive nazionali, ma anzi, continuando ad incrementarle efficacemente.
 
Utilizzando questa quantità di biomassa in impianti a cogenerazione si otterrebbe una nuova potenza installabile di 1.900 MWe e produzioni ulteriori di energie elettrica e termica rispettivamente per 7,5 TWh e 30 TWh. Investire in questo senso permetterebbe di risparmiare quasi 8 milioni di tonnellate/anno di emissioni di CO2, per un risparmio equivalente sarebbe necessario installare 20.000 MWe di nuovi impianti fotovoltaici.

Si osserva infine che l’introduzione di calore teleriscaldato proveniente da impianti cogenerativi potrebbe anche sostituire in parte l’uso di biomasse in piccoli apparecchi di riscaldamento domestico, caratterizzati da minore efficienza e più elevate emissioni inquinanti, liberando inoltre ulteriori quantità di biomassa legnosa per un uso più efficiente e utile per il sistema elettrico.

Rimane il problema degli inquinanti locali, in particolare delle polveri sottili, “nel caso di usi termici in piccole caldaie, stufe, camini, per i quali è difficile immaginare soluzioni efficaci di abbattimento”.

Al riguardo, Marino Berton, coordinatore di AIEL (Associazione italiana energie agroforestali) che ha lanciato assieme alle altre Associazioni del settore (Assocosmae, RisorsaLegno, Anfus), all’UNCEM (Unione dei Comuni di Montagna), a Legambiente e Kyoto Club la CampagnaL’Italia che rinnova”, ha osservato che il problema dipende principalmente da “ da stufe e camini vecchi che, purtroppo in Italia sono 4 milioni. Gli apparecchi a legna e pellet di nuova generazione emettono fino all’80% in meno di polveri sottili rispetto ai vecchi impianti. E l’Italia è all’avanguardia nel mondo: il 70% delle stufe a pellet in Europa sono prodotte da aziende italiane”.

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