26 Ottobre 2021
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Batterie: i princìpi di Amnesty International per ambiente e diritti umani

Secondo un nuovo Rapporto di Amnesty International sussistono forti preoccupazioni per potenziali danni ambientali e violazioni dei diritti umani qualora imprese e governi non siano in grado di progettare le batterie delle auto elettriche con un uso efficiente delle risorse disponibili.

Amnesty International ha pubblicato il 4 febbraio 2021 il brifing Powering Change: Principles for Businesses and Governments in the Battery Value Chain” che contiene principi e inviti per garantire che le catene di approvvigionamento per le batterie che alimentano i veicoli elettrici e molti dispositivi elettronici, che sono essenziali per affrontare i cambiamenti climatici e l’innovazione tecnologica siano scollegate da abusi dei diritti umani o danni ambientali

Sebbene le tecnologie innovative come i veicoli elettrici siano essenziali per abbandonare i combustibili fossili, la rivoluzione delle batterie comporta rischi per i diritti umani e il Pianeta – ha affermato Mark Dummett, Direttore del Programma Temi Globali Program di Amnesty International – Questo è un momento critico per ripensare al modo in cui operano le nostre economie e industrie, nell’incubo della pandemia , c’è la possibilità di costruire un futuro più giusto e più sostenibile“.

Per conseguire gli obiettivi di neutralità climatica e quelli di contenimento della temperatura globale dell’Accordo di Parigi, la decarbonizzazione dei trasporti è fondamentale, dal momento che il settore rappresenta il 23% delle emissioni globali di CO2 di cui il 16,5% derivano dai trasporti su strada il 16,5%

Spinte da misure politiche e legislative, nonché dalla domanda dei clienti, le vendite di auto elettriche, secondo un report del 2019 della società di consulenza Deloitte, la vendita delle auto elettriche a batteria e plug-in dai 4 milioni nel 2020, salirebbe a 12 milioni nel 2025, per raggiungere i 21 milioni nel 2030.

Con tale crescita, aumenta di conseguenza la domanda di materie prime per le batterie dei veicoli elettrici (EV), di litio e cobalto in particolare, con possibili ripercussioni ambientali e sociali per le comunità dei Paesi del Sud del mondo da cui provengono tali materie prime.

Un precedente Rapporto precedente di Amnesty International aveva dimostrato come l’estrazione di cobalto nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) che detiene circa la metà di tale minerale, venga effettuato da minatori artigianali, tra cui numerosi bambini, che non utilizzano alcun dispositivo di protezione, nonostante l’esposizione prolungata provochi dermatiti e asma e  abbia “possibili” effetti cancerogeni.

Più in generale, l’UNCTAD, l’organo sussidiario delle Nazioni Unite che opera nei settori del commercio, sviluppo, finanza, tecnologia, imprenditoria e sviluppo sostenibile, nel suo recente RapportoCommodities at a Glance. Special issue on strategic battery raw materials” ha affermato che il previsto boom previsto del settore minerario connesso con la produzione di materie prime utilizzate per produrre batterie ricaricabili solleva preoccupazioni ambientali. I siti delle miniere di cobalto possono contenere minerali di zolfo che possono generare acido solforico se esposti all’aria e all’acqua. Questo processo, noto come “drenaggio acidi di miniera”  (acid mine drenage) può devastare fiumi, torrenti e vita acquatica per centinaia di anni.

Anche per il litio i cui depositi si concentrano nel triangolo (Cile, Bolivia e Agentina) sussistono problemi ambientali, legati all’approvvigionamento idrico, con gli agricoltori indigeni di quinoa  e gli allevatori di lama che devono competere con i minatori, in una delle regioni più aride. L’estrazione di litio richiede enormi quantità di acqua sotterranea per pompare salamoia dai pozzi perforati e alcune stime mostrano che sono necessari quasi due milioni di litri per produrre una tonnellata di litio. Nel Salar di Atacama (Cile), per estrarre il litio e le altre risorse minerarie è stato consumato il 65% di acque sotterranee, con correlata contaminazione del suolo e altre forme di degrado ambientale, che hanno costretto le comunità locali ad abbandonare gli insediamenti ancestrali.

Il Documento di Amnesty International, sottoscritto da altre 51 organizzazioni per i diritti umani e per la salvaguardia dell’ambiente, definisce i principi chiave e le indicazioni per evitare danni sociali e ambientali collegati alla produzione di batterie, che possono essere messe in atto da imprese del settore, compreso quello finanziario che sta investendo l’espansione delle tecnologie verdi attraverso Fondi ESG, e responsabili politici,

Il documento si concentra prioritariamente sui produttori, esortandoli a progettare batterie con la massima efficienza delle risorse, comprese le innovazioni per utilizzare meno materiali e minerali, e ad adoperarsi per il 100% di materiali riciclato nella fabbricazione di batterie.

Al riguardo segnaliamo che la Commissione UE ha adottato lo scorso dicembre una proposta di Regolamento sulle batterie e rifiuti di batterie, la prima delle iniziative annunciate nel nuovo Piano d’azione per l’economia circolare, che introduce tra l’altro requisiti più stringenti per la sostenibilità delle batterie nel corso dell’intero ciclo di vita, imponendo progressivamente percentuali sempre più elevate di materiali riciclati nelle nuove batterie, con l’obiettivo di raccolta del 100% di quelle a fine vita dei veicoli elettrici.

Società IHS Markit, leader a livello mondiale di analisi critiche, che ha effettuato diffuso i risultati di un suo studio alla vigilia del nuovo Regolamento della Commissione UE, il riciclaggio delle batterie a livello globale dovrà più che triplicare la sua capacità entro il 2030  per recuperare fino al 15% (180 kt) di litio e il 43% (930 kt) di cobalto da fonti riciclate, per effetto di una serie di condizioni relative a offertadomandacostisicurezza e sostenibilità.

Chiediamo che in tutte le fasi della catena di approvvigionamento delle batterie le imprese facciano la loro parte per garantire di stare alimentando veramente il cambiamento – ha aggiunto Dummett – Mettere gli interessi aziendali al di sopra della protezione dei diritti umani e dell’ambiente è stato lo status quo per troppo tempo. Il risultato è una sconvolgente disuguaglianza globale, un cambiamento climatico devastante e un flusso apparentemente infinito di cattive notizie sul futuro. Non deve essere così: dobbiamo assicurarci che le nuove tecnologie ci mettano tutti sulla strada per un posto migliore“. 

Secondo Amnesty International, governi, imprese e finanza dovrebbero collaborare con i difensori dei diritti ambientali e le comunità indigene, assicurandosi che siano consultate e adeguatamente informate sulle operazioni pianificate e sui potenziali rischi.   

Anche I governi devono anche dare prova di leadership, sostenendo investimenti e soluzioni energetiche che affondano le proprie radici in una transizione giusta – ha concluso il Direttore del Programma Temi Globali di Amnesty International – La mancanza di rispetto per i diritti umani dovrebbe essere un fattore dirimente per qualsiasi azienda coinvolta nel settore delle batterie, il che significa che i governi devono far rispettare le leggi sulla protezione ambientale, indagare sulle accuse di abusi e rendere la due diligence sui diritti umani un requisito legale“.  

In copertina: Charles è un ragazzo congolese di 13 anni che il pomeriggio lavora con il padre e il mattino si reca a scuola, quando il genitore ha abbastanza denaro. Il suo compito è di selezionare e pulire i minerali di cobalto, prima che vengano trasportati presso una vicina impresa commerciale che li acquista. (fonte: Amnesty International)

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