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Secondo un’indagine condotta dal Censis, per gli italiani non c’è alcun ambito o utilizzo in cui il vetro possa essere sempre sostituito, essendo ritenuto il packaging più sostenibile e sicuro.

di Carmela Marinucci

Il “Valore sociale di prodotti e attività dell’industria vetraria in Italia” è il tema dell’indagine condotta dal Censis che sottolinea come l’ elevato valore sociale del vetro si materializzi in una pluralità di aspetti come la capacità di dare risposte efficaci, funzionali, credibili al crescente bisogno di sicurezza, soprattutto nell’alimentare, dei consumatori e costituisca, al contempo, la soluzione concreta alla domanda sociale di sostenibilità e paradigma di circular economy.

L’ indagine del Censis – ha dichiarato Marco Ravasi, Presidente della sezione vetro cavo di Assovetro (Associazione Nazionale degli Industriali del Vetro) – dimostra come oggi il vetro sia sulla frontiera più avanzata dell’innovazione e delle culture sociali e interpreti, meglio di altri materiali, il nostro tempo, diventando protagonista assoluto dei comportamenti, per i quali la sostenibilità è criterio d’elezione. Anche i numeri dimostrano questo crescente appeal del vetro: nei primi 10 mesi del 2017 la produzione di contenitori in vetro è aumentata del 2,05% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Gli italiani sono i principali consumatori di vetro della UE, con un consumo annuo di vetro pro-capite in valore pari a 78,5 euro, superiore a quello dei tedeschi (75,6 euro), dei francesi (64 euro), degli inglesi (58,5 euro), degli spagnoli (51,8 euro). In particolare per gli imballaggi, il consumo degli italiani uguale a 26,4 euro pro-capite è più alto di quello di altri Paesi dell’UE.

Per 28 milioni di italiani maggiorenni il vetro è poco o per niente sostituibile in utilizzi e ambiti di vita decisivi, con 15,5 milioni per i quali non c’è alcun ambito o utilizzo in cui il vetro possa essere sempre sostituito con altri materiali e altri 12,5 milioni sono convinti che la sua sostituibilità sia ristretta a pochissimi utilizzi.

Gli italiani rigettano ogni logica glass-free e sempre più tra vetro ed altri materiali per un misto di ragioni funzionali, sociali ed estetiche tendono a preferire il primo. Solo il 3% degli italiani ritiene che il vetro sia sempre e comunque sostituibile con materiali diversi nei vari utilizzi.

Al 1° posto tra gli ambiti di vita in cui il vetro non è mai sostituibile c’è la bottiglia per il vino (40,9%), segue la bottiglia per la birra (31,7%), e poi i contenitori per profumi (25,9%). Guardando alle aree geografiche sono soprattutto gli abitanti del Nord-ovest ad essere convinti che il buon vino può stare solo in una bottiglia di vetro. Ad apprezzare vino birra e profumi in vetro sono soprattutto gli anziani che si dimostrano portatori di culture sorprendentemente moderne, improntate a valori ecosocial; nel vetro leggono infatti un fattore di straordinaria rassicurazione di fronte al proliferare di micro-minacce quotidiane.

Sul piano economico e sociale l’era del consumo compulsivo ha lasciato una eredità di spreco, esito di una fase in cui la produzione tendeva ad ampliarsi per ampliare a sua volta gli sbocchi, senza attenzione ai fattori di contesto, che fosse la disponibilità delle materie prime o gli impatti di processi produttivi sempre più estesi e intensi.

Così come poca o alcuna attenzione veniva data alla moltiplicazione infinita dei prodotti di consumo, allo smaltimento delle piramidi di scarti, rifiuti, prodotti in evidente eccesso rispetto alla capacità di consumo.

Il modello del consumo compulsivo espandendosi anche a Paesi un tempo schiacciati su economia di sussistenza ha rilanciato su scala globale le problematiche legate allo spreco, imponendo una più alta attenzione sociale e culturale per i temi dello spreco, dei rifiuti, della smaltibilità degli stessi.

Il vetro per le sue proprietà è particolarmente in linea con le esigenze sociali attuali di riciclo e riutilizzo: dal vetro si ottengono efficacissimi prodotti usa, getta e ricicla al 100%.

Nel 2018, secondo stime, il vetro raggiungerà l’obiettivo del 75% di riciclo cioè un tasso di riciclo pari a due terzi del totale del vetro messo in consumo.

Il vetro si propone così come combustibile adatto ad un’economia realmente circolare in cui il riutilizzo eterno tutela l’ambiente, si adatta ai nuovi stili di vita, abbatte i costi di produzione, generando continuamente vetro riciclato come nuova materia prima dagli utilizzi molteplici.

Una dimensione questa perfettamente capita dai cittadini:
l’81% considera il vetro la forma di packaging più sostenibile e amica dell’ambiente;
il 53% giudica i rifiuti di vetro i meno dannosi per l’ambiente;
il 47% ritiene che il vetro possa essere riciclato di più di altri materiali.

Il 7 febbraio 2018 è scattato il periodo sperimentale di un anno e su base volontaria del singolo esercente, previsto dal Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare( MATTM), di concerto con quello dello Sviluppo Economico (MiSE), “Regolamento recante la sperimentazione di un sistema di restituzione di specifiche tipologie di imballaggi destinati all’uso alimentare” che prevede il “vuoto a rendere” su cauzione per gli imballaggi contenenti birra o acqua minerale serviti al pubblico da alberghi e residenze di villeggiatura, ristoranti e bar e altri punti di consumo, con l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori sull’importanza del riutilizzo/riciclo e di diminuire la produzione dei rifiuti.

 

 

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