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Il nuovo Rapporto UNICEF (Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia), sull’Intervento Umanitario 2018, si pone l’obiettivo di raccogliere 3,6 miliardi di dollari per garantire nel 2018 assistenza umanitaria salvavita a 48 milioni di bambini in 51 Paesi che vivono in situazioni di grave emergenza umanitaria, causata da conflitti, disastri naturali o altre emergenze. 

Il 2017 è stato devastante per i bambini – ha affermato Omar Abdi Vice direttore esecutivo dell’UNICEF (Agenzia delle Nazioni Unite per l’Infanzia) nella presentazione del Rapporto sull’intervento umanitario 2018 (Humanitarian Action for Children)  – Oggi, un bambino su quattro nel mondo vive in un Paese colpito da conflitti o disastri naturali. Quasi 50 milioni di bambini sono stati sradicati dalle loro case a causa di violenza, povertà o calamità. Eventi che rivelano una realtà allarmante: l’impatto della crisi umanitaria sui bambini ha raggiunto proporzioni catastrofiche”.

Lanciato il 30 gennaio 2018, il Rapporto si pone l’obiettivo di raccogliere 3,6 miliardi di dollari per garantire nell’anno in corso assistenza umanitaria a 48 milioni di bambini in 51 Stati attraversati da gravi crisi umanitarie (conflitti, disastri naturali, epidemie o emergenze di altra natura).

I conflitti stanno portando i bisogni umanitari a livelli critici, e i bambini sono i soggetti più vulnerabili. Guerre  che perdurano da anni, come quelle che dilaniano la Siria, la Repubblica Democratica del Congo, l’Iraq, la Nigeria, il Sud Sudan o lo Yemen, stanno diventando sempre più complessi, con nuove ondate di violenza, sfollamento e stravolgimento delle vite dei bambini.

I bambini non possono aspettare che terminino le guerre – ha sottolineato Manuel Fontaine. Direttore dei Programmi di emergenza dell’UNICEF – Le crisi minacciano nell’immediato la loro sopravvivenza e, nel lungo periodo, il futuro loro e di tanti giovani, in misura catastrofica”.

I bambini sono i più vulnerabili quando un conflitto o un disastro causano il collasso di servizi essenziali come quelli igienici, idrici e sanitari – ha proseguito Fontaine – Se la comunità internazionale non intraprenderà azioni urgenti per proteggere e garantire aiuti di prima necessità, questi bambini andranno incontro a un futuro sempre più cupo”.

I bambini non solo sono sotto attacco, ma vengono negati loro anche i servizi di base come scuole e ospedali, mentre le infrastrutture civili vengono danneggiate o distrutte. Nelle crisi umanitarie, la diffusione di malattie legate all’acqua è una delle maggiori minacce per la loro vita.

Gli attacchi contro le infrastrutture idriche o igienico-sanitarie, le tattiche di assedio che privano i bambini dell’accesso all’acqua potabile e gli sfollamenti forzati in aree aride o prive di infrastrutture idriche e igieniche adeguate costringono i bambini e le loro famiglie a ricorrere ad acqua contaminata e a servizi igienici impropri.

Inoltre, quando vanno ad attingere l’acqua per la famiglia, donne e ragazze sono esposte a ulteriori pericoli, perché spesso devono esporsi a situazioni rischiose quando vanno ad attingere l’acqua per la famiglia.

Cartina tratta dal Rapporto UNICEF sulle situazioni emergenziali globali

Stralcio della cartina geografica che evidenza la situazione globale alla fine del 2017 e alcune delle principali aree di crisi che colpiscono i bambini e le loro famiglie. Le frecce rappresentano il movimento degli individui verso i Paesi vicini a causa di conflitti (Fonte: Unicef)

L’ultimo Rapporto della FAO “The State of Food Security and Nutrition in the World” (SOFI 2017) segnala che, dopo un decennio di progressi, il numero delle persone che soffrono la fame è in aumento, anche a causa dei numerosi conflitti aperti, soprattutto nel nord-est della Nigeria, in Somalia e nello Yemen.

Nel 2017, sono arrivati in Europa circa 164.000 rifugiati e migranti, compresi 29.000 bambini, aggiungendosi a 1,4 milioni di persone che arrivarono nel 2015-2016 e alle 3,6milioni già accolte in Turchia. I bambini migranti corrono molti rischi: mancanza di accesso ai servizi, detenzione e separazione famigliare.

117 milioni di persone vivono in emergenze con scarso accesso a un’acqua sicura – ha spiegato ancora il Direttore dei Programmi di emergenza UNICEF – muoiono più bambini per malattie causate da acqua impura e da scarso accesso a servizi igienici che per la violenza bellica stessa”.

Privi di un accesso sicuro all’acqua e all’igiene i bambini si ammalano, ma spesso non possono essere curati perché ambulatori e ospedali non funzionano più o sono sovraffollati – ha concluso Fontaine – La minaccia è aggravata dalla malnutrizione che minaccia milioni di bambini, rendendoli ancora più vulnerabili a malattie legate all’acqua come il colera, creando così un circolo vizioso tra denutrizione e malattie”.

In qualità di agenzia coordinatrice di tutti gli interventi idrici e igienici nelle emergenze, l’UNICEF è responsabile di oltre metà dell’acqua e dei servizi per l’igiene nelle crisi umanitarie che si verificano in tutto il mondo.

Quando si verifica un disastro, l’UNICEF lavora con i suoi partner per garantire il prima possibile un accesso sicuro all’acqua potabile scavando pozzi, riparando infrastrutture idrichedistribuendo quotidianamente enormi quantità di acqua potabile nei campi per sfollati, costruisce latrine e sistemi fognari, distribuisce kit igienici per le famiglie, rifornisce ospedali, ambulatori e centri per la cura del colera e molto altro ancora.

Queste misure salvano vite, prevengono epidemie e hanno un impatto di lungo termine, contribuendo, inoltre, a riattivare servizi di importanza fondamentale come le vaccinazioni, le terapie  nutrizionali, le scuole temporanee e gli altri servizi educativi di emergenza.

In copertina: Una bambina Rohingya beve da una fontanella installata nel campo profughi di Balukhali (Bangadesh), dove hanno trovato rifugio oltre 600.000 civili in fuga da massacri etnici nel vicino Myanmar (foto UNICEF/Knowles Coursin)

 

 

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