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Presentato al Forum “Qualenergia?” il Piano energetico-climatico di Legambiente-eLeMeNS, che supera i limiti della Strategia Energetica Nazionale (SEN) del Governo, permettendo di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale, di risparmiare risorse economiche e di aumentare il numero dei posti di lavoro.

Al X Forum “Qualenergia?” (Roma, 28-29 novembre 2017) che quest’anno ha avuto per tema “Obiettivo 2030. Rinnovabili ed economia circolare per cambiare il futuro, è stato presentato lo Studio “Roadmap di decarbonizzazione al 2030 e oltre”, commissionato da Legambiente a eLeMeNS (Società di consulenza indipendente per l’energia: fonti rinnovabili elettriche e termiche, mercati elettrici, efficienza energetica, generazione distribuita, dispacciamento dell’energia e sistemi di rete), che propone una tabella di marcia low carbon al 2030 e oltre per l’Italia onde ridurre le emissioni di CO2 e creare lavoro, con vantaggi tangibili per l’ambiente, l’innovazione, la qualità della vita e l’economia.

Come tutti gli altri Stati membri dell’UE, entro il 2018 l’Italia dovrà presentare il Piano nazionale clima-energia con obiettivi al 2030 coerenti con quelli su energia e decarbonizzazione dell’UE e una proiezione al 2050. Nelle scorse settimane è stata presentata la Strategia Energetica Nazionale (SEN) che, “pur rappresentando un passo avanti nelle politiche energetiche italiane“, come viene sottolineato nel comunicato congiunto, non permetterebbe di raggiungere gli obiettivi previsti dall’Accordo di Parigi per fermare la crescita della temperatura del Pianeta entro i +2 ° e di compiere ogni sforzo per limitarlo a +1,5 °C alla fine del secolo.

Lo studio presentato oggi, infatti, punta a obiettivi al 2030 coerenti con l’Accordo di Parigi (-55% di emissioni di CO2 invece del 40% della SEN) e scelte più ambiziose di sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica sia nel vettore elettrico che in quello termico, raggiungendo così risultati ben più significativi in termini di consumo evitato di combustibili (49 Mtep/anno al 2030), con un conseguente risparmio di risorse pari a 5,5 miliardi di euro all’anno, oltre a un aumento dei posti di lavoro nei settori emergenti dell’energia e dell’innovazione tecnologica pari a 2,7 milioni di posti tra permanenti e temporanei.
Questo studio dimostra che l’Italia ha tutto l’interesse ad essere in prima linea nella sfida della sostenibilità, con obiettivi coerenti e più ambiziosi – ha dichiarato il Vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini che vanno a vantaggio delle imprese e dei cittadini, oltre che dell’ambiente. Grazie alle tecnologie di cui disponiamo, già oggi possiamo immaginare un futuro fossil free. Un futuro attraente e possibile fatto di case efficienti che si autoproducono l’energia e la scambiano, una mobilità sempre più elettrica e sostenibile con tram, metro e piste ciclabili, una industria innovativa e una agricoltura legata al territorio e avanzata nella produzione di biometano. La decarbonizzazione non è solo l’unica strada possibile per combattere i cambiamenti climatici, ma è anche una grande opportunità di modernizzazione e sviluppo del Paese. Al Governo chiediamo di mettere subito in campo politiche coerenti, a partire dalla Legge di Bilancio”.

La ricerca dimostra come questi obiettivi siano raggiungibili grazie alla scelta di abbandonare il carbone (prevista dalla SEN al 2025), e di fare delle fonti rinnovabili e dell’efficienza la chiave con cui ripensare i settori dell’edilizia, dei trasporti, dell’industria e dell’agricoltura. In Italia le maggiori potenzialità di sviluppo sono rappresentate soprattutto dal solare e poi dall’eolico, non solo in termini di nuovi siti produttivi ma anche di revamping (rimodernamento) dei siti esistenti. Il problema è che per raggiungere il target previsto dalla SEN al 2030 l’eolico dovrà almeno raddoppiare la potenza installata (spingendo il revamping degli impianti esistenti), mentre il solare fotovoltaico è chiamato ad aumentare la potenza di almeno 3 volte rispetto a quella attuale (passando dagli attuali 350MW di installazioni all’anno a 3.000). Ma senza un cambio e un’accelerazione delle politiche (con nuovi sistemi incentivanti, contratti di lungo termine e l’apertura ai prosumer) questi numeri rimarranno impossibili da raggiungere.

Nel settore trasporti, in particolare nel contesto urbano, occorre recuperare il gap nella dotazione di Metro e Tram, in sistemi efficienti di trasporti pubblici urbani (TPL), in tutti i servizi innovativi di sharing economy orientati alla mobilità elettrica. Per il trasporto delle merci occorre investire nelle soluzioni a minor impatto ambientale con promozione del bio-metano e del gas liquefatto anche per trasporto pesante e navale. L’infrastruttura dei punti di ricarica è invece l’elemento cruciale per favorire un uso diffuso della mobilità elettrica.
Il settore industriale dovrà rappresentare il fulcro della domanda di decarbonizzazione con un equilibrato sviluppo di efficienza negli usi finali e di approvvigionamento soprattutto da fonti rinnovabili, sia da rete pubblica sia da sistemi di autoproduzione.
Nel settore civile gli interventi debbono coinvolgere in particolare gli edifici esistenti privati e pubblici, dove spingere una significativa riduzione dei consumi termici e promuovere l’autoproduzione e distribuzione di energia da fonti rinnovabili, all’interno di condomini e edifici commerciali.

La decarbonizzazione porta con sé un consumo evitato di combustibili, che nello scenario al 2030 dello studio è pari a 49 Mtep/anno al 2030, con due dimensioni economiche: un beneficio per minori spese del sistema energetico nazionale per l’acquisto delle commodities petrolio, gas e carbone, e un costo per minor gettito fiscale, derivante in particolar modo dalle accise sui prodotti petroliferi. Ai prezzi attuali, al 2030 il beneficio di minor spesa è pari a 20,4 miliardi di euro all’anno, mentre il costo di minor gettito fiscale è pari a 14,9 miliardi di euro all’anno: il risultato netto sono risorse risparmiate per 5,5 miliardi di euro all’anno. Inoltre, a queste valutazioni è possibile aggiungere la riduzione di spesa dalla eliminazione dei sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili che, complessivamente, il Ministero dell’Ambiente ha individuato pari a circa 11,5 miliardi di euro per il 2016.

L’adozione delle policy individuate nello Studio possono essere la base per innescare un significativo ciclo di investimenti nel settore energetico: si stima che, in termini cumulati al 2030, possano essere investiti 233 miliardi di euro. Invece, in termini di impatto occupazionale diretto, è possibile stimare che, in termini cumulati al 2030, possano essere create oltre 2,7 milioni di unità lavorative permanenti e temporanee. Ma per riuscire a cogliere questi vantaggi occorrono scelte coerenti per avviare già nel 2018 il rilancio delle fonti rinnovabili e lo sviluppo di auto elettriche, sistemi di storage e di autoproduzione.

 

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