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I leader europei sono pronti a parlare di emergenza climatica e a sottolineare la necessità di riduzione delle emissioni, ma un nuovo Rapporto di ODI e CAN Europe dimostra che l’UE e 11 Paesi membri stanno distribuendo annualmente più di 112 miliardi di euro per favorire la produzione e il consumo di combustibili fossili, nonostante l’impegno assunto di eliminare le sovvenzioni dannose entro il 2020. L’Italia, secondo Legambiente che ha collaborato per la parte italiana al Rapporto di ODI e CAN Europe, nel 2016 ha investito 15,2 miliardi di euro in sussidi, tra diretti e indiretti e in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc.) alle fonti fossili.

L’Unione europea e i Paesi membri, nonostante l’impegno ad eliminare i sussidi alle fonti fossili entro il 2020 e a sopprimere quelli legati all’estrazione del carbone entro il 2018, hanno continuato tra il 2014 e il 2016 a sovvenzionare con 112 miliardi di euro all’anno petrolio, gas e carbone, violando l’eliminazione graduale al 2020 prevista nell’Accordo di Parigi.

È questo il dato più eclatante che emerge dal Rapporto “Phase-out 2020. Monitoring Europe’s fossil fuel subsidies” (Transizione 2020: monitoraggio dei sussidi ai combustibili fossili in Europa), realizzato realizzato da ODI (Overseas Development Institute), think-tank britannico indipendente sullo sviluppo globale e gli affari internazionali, e CAN Europe (Climate Action Network), la più grande coalizione europea, con oltre 130 organizzazioni di 30 Paesi europei, che lavora per prevenire i cambiamenti climatici pericolosi e promuovere una politica sostenibile sul clima e le politiche energetiche in Europa, della quale fa parte anche Legambiente che ha collaborato alla stesura del Rapporto per la parte italiana.

L’Unione europea, secondo il Rapporto, vi avrebbe contribuito con una media annua di 4 miliardi di euro attraverso il suo bilancio, i fondi per lo sviluppo e le banche di investimento.

I 4 miliardi di euro spesi dall’UE per i sussidi ai combustibili fossili, per la maggior parte alle infrastrutture del gas – ha affermato Wendel Trio, Direttore di CAN Europe – blocca l’Europa nella dipendenza dai combustibili fossili per i prossimi decenni. Ciò è in contrasto con l’obbligo dell’Accordo di Parigi per mettere in moto i finanziamenti per il clima. Inoltre, il fatto che più di 2 miliardi di euro all’anno siano forniti dagli Stati membri dell’UE per sostenere le centrali elettriche a carbone, il più sporco di tutti i combustibili fossili, è inaccettabile.L’UE deve smettere di sovvenzionare i combustibili fossili. Al contrario, le scarse risorse del bilancio dell’UE e le banche europee di sviluppo e di investimento dovrebbero servire per aumentare le ambizioni climatiche, finanziando la transizione verso l’energia pulita e sostenibile“.

Le informazioni raccolte da 11 Paesi europei rivelano che il settore dei trasporti rimane il primo beneficiario con più di 49 miliardi di euro utilizzati per sostenere l’utilizzo di combustibili fossili, pari al 44% del totale del sostegno pubblico identificato. Dopo i trasporti, il settore industriale e quello delle imprese hanno ricevuto il maggior sostegno pubblico con non meno di 15 miliardi di euro all’anno. Continuano pure a essere sovvenzionate le esplorazioni dei combustibili fossili, con Regno Unito e Francia hanno impiegato 253 milioni di euro all’anno delle finanze pubbliche tra il 2014-16 per trovare nuove risorse.

La crisi dell’inquinamento atmosferico nelle città di tutta Europa e il recente scandalo dei test sui gas di scarico hanno giustamente condotto l’opinione pubblica a fare maggiore pressione sui Governi per agire – ha sottolineato Shelagh Whitley, responsabile Clima ed Energia di ODI e principale autore del Rapporto – ma la nostra analisi dimostra che i Paesi europei continuano a fornire enormi sussidi e finanziamenti ai combustibili fossili, alimentando pericolosi cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico con i soldi dei contribuenti“.

L’Italia, ricorda Legambiente, nel 2016 ha investito 15,2 miliardi di euro in sussidi, tra diretti e indiretti e in forme diverse (esoneri dall’accisa, sconti, finanziamenti per opere, ecc.) alle fonti fossili. Per il settore trasporti, il nostro Paese tra il 2014 e il 2016 ha stanziato 8,7 miliardi di euro all’anno. Nonostante tutti gli impegni assunti e la leadership in questo G7, non sta facendo passi decisivi per dire basta alle fonti inquinanti, dato che continua a fornire sussidi al petrolio, al gas e al carbone all’estero. Inoltre fino ad oggi ha disatteso quanto previsto dalla Legge di delega sulla riforma fiscale introdotta nel 2014 che prevede la rimozione di sovvenzioni dannose per l’ambiente. Per non parlare della trasparenza legata ai numeri dei sussidi, un tema che non esiste nel dibattito pubblico e politico italiano e un argomento che non compare nella Strategia Energetica Nazionale (SEN). Anche nel report internazionale si fa riferimento al problema della poca trasparenza, in particolare a causa dell’accessibilità ai dati limitata lo Studio non ha trovato informazioni specifiche per il 24% degli strumenti di supporto statale alle fonti fossili. “Occorre cancellare i sussidi, diretti e indiretti, a petrolio, carbone e altre fonti che inquinano l’aria e danneggiano la salute, accelerare il processo di decarbonizzazione delle economie e spostare le risorse verso l’innovazione ambientale e l’efficienza energetica, incentivando il settore delle energie rinnovabili che aiuta le famiglie anche a risparmiare in bolletta –– ha dichiarato Katiuscia Eroe, Responsabile Energia di Legambiente – L’Italia, se davvero vuole contrastare i cambiamenti climatici, non perda più tempo ed abbia il coraggio di fare scelte lungimiranti e concrete in questa direzione, definendo anche una strategia energetica nazionale e climatica che preveda l’eliminazione di queste fonti inquinanti“. .

Legambiente ha ricordato, inoltre, che in Italia a finanziare i progetti da fonti fossili, soprattutto petrolio e gas, sono SACE (Servizi assicurativi e finanziari per export e internazionalizzazione) e CDP (Cassa depositi e prestiti). In particolare SACE ha sostenuto gli investimenti in infrastrutture per il carbone all’estero, tra cui una garanzia di 633 milioni di euro per il progetto Punta Catalina nella Repubblica Dominicana (Oil Change International – OCI 2017). Per quanto riguarda la produzione di petrolio e gas, l’esenzione dall’accise sulle royalties per l’estrazione di questi combustibili crea in Italia una spesa fiscale media di 1,4 miliardi di euro l’anno. Sul fronte dei trasporti, l’Italia concede diversi sconti ed esenzioni a questo settore. Il sussidio più elevato è una riduzione dell’aliquota di accisa sul consumo di carburanti diesel per il trasporto su gomma, stimata in circa 5 miliardi di euro nel 2016 (Ministero dell’Ambiente, 2016). L’aliquota fiscale applicata al diesel è inferiore del 23% rispetto alla benzina in rapporto al contenuto energetico (Ministero dell’Ambiente, 2016). Le centrali elettriche in Italia ricevono vari crediti d’imposta e deduzioni. Le centrali alimentate da fonti fossili, per la produzione di energia elettrica o la cogenerazione di calore, hanno ricevuto riduzioni fiscali per un valore di 366 milioni di euro nel 2016 (Ministero dell’Ambiente, 2016).

Il Rapporto presenta una serie di raccomandazioni che esortano i Governi europei a: – guidare il G7 e il G20 con l’impegno di eliminare i combustibili fossili entro il 2020; – aumentare la trasparenza attraverso un programma annuale di notifica pubblico e coerente; – assicurare che i meccanismi di transizione energetica non supportino la produzione e il consumo di combustibili fossili; – avere per obiettivo che qualsiasi sussidio restante sia adoperato per sostenere i lavoratori e le comunità ad allontanarsi dai combustibili fossili.

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