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Con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo recante disposizioni sulla riserva di codice, le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti passeranno dall’Art. 260 del TUA al Art. 452 – quaterdecies del Codice Penale, e punite con la reclusione da 1 a 6 anni, e da 3 a 8 anni se si tratta di rifiuti ad alta radioattività.

di Fabio Bastianelli

Dal 6 aprile 2018 per effetto dell’entrata in vigore del Decreto Legislativo 1° marzo 2018, n. 21 recante “Disposizioni di attuazione del principio di delega della riserva di codice nella materia penale a norma dell’articolo 1, comma 85, lettera q), della legge 23 giugno 2017, n. 103” (G.U. n. 68 del 22 marzo 2018) il reato di Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti entra nel Codice Penale.

In generale, il Decreto avvia l’attuazione del principio della riserva di codice nella materia penale, al fine di una migliore conoscenza dei precetti e delle sanzioni e quindi dell’effettività della funzione rieducativa della pena, presupposto indispensabile perché l’intero ordinamento penitenziario sia pienamente conforme ai principi costituzionali, attraverso l’inserimento nel Codice penale di tutte le fattispecie criminose previste da disposizioni di legge in vigore che abbiano a diretto oggetto di tutela beni di rilevanza costituzionale, quali la vita e la protezione della comunità civile.

In particolare, in base all’Art.3, quanto previsto dall’Art. 260 del D.lgs 152/2006 (il cosiddetto Testo Unico Ambientale) viene trasposto nel nuovo Art. 452 – quaterdecies del Codice Penale.

Chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa, o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni. Se si tratta di rifiuti ad alta radioattività si applica la pena della reclusione da tre a otto anni. Alla condanna conseguono le pene accessorie di cui agli articoli 28, 30, 32-bis e 32-ter, con la limitazione di cui all’articolo 33.
Il giudice, con la sentenza di condanna o con quella emessa ai sensi dell’articolo 444 del codice di procedura penale, ordina il ripristino dello stato dell’ambiente e può subordinare la concessione della sospensione condizionale della pena all’eliminazione del danno o del pericolo per l’ambiente.
È sempre ordinata la confisca delle cose che servirono a commettere il reato o che costituiscono il prodotto o il profitto del reato, salvo che appartengano a persone estranee al reato. Quando essa non sia possibile, il giudice individua beni di valore equivalente di cui il condannato abbia anche indirettamente o per interposta persona la disponibilità e ne ordina la confisca”.

Contestualmente viene disposto il coordinamento del testo dell’Art. 51, comma3-bis del Codice di procedura penale per confermare la competenza per le indagini per le attività organizzate di traffico illecito di rifiuti del Pubblico Ministero presso il Tribunale del capoluogo del distretto.

Questo reato si aggiunge a quelli previsti dalla Legge n. 68 del 22 maggio 2015 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente”  che ha introdotto uno specifico Titolo VI-bis nel Codice Penale per altri reati ambientali, laddove precedentemente erano previsti con carattere prevalente di semplici contravvenzioni nel D.Lgs. n. 152/2006:
– “Inquinamento ambientale” (Art. 452-bis) inteso come “una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili dello stato preesistente:1) delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo;2) di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna (primo comma).Il secondo comma dell’art. 452-bis, c.p. prevede un’ipotesi aggravata quando il delitto sia commesso in un’area naturale protetta o sottoposta a specifici vincoli, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette”, punito con la reclusione da 2 a 6 anni e la multa da 10.000 a 100.000 euro.
Ove gli eventi lesivi derivati dal reato siano plurimi e a carico di più persone si applica la pena che dovrebbe infliggersi per il reato più grave aumentata fino al triplo, fermo restando tuttavia il limite di 20 anni di reclusione.
– “Disastro ambientale” (art. 452-quater), inteso come:
“un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema; un’alterazione dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l’offesa all’incolumità pubblica con riferimento sia alla rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi, sia al numero delle persone offese o esposte a pericolo” e punito con la reclusione da 5 a 15 anni.
– “Traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività” (Art. 452-sexies) reato previsto per “chi cede, acquista, riceve, trasporta, importa, esporta, procura ad altri, detiene, trasferisce, abbandona materiale ad alta radioattività” e punito con la reclusione da 2 a 6 anni e una multa da 10.000 a 50.000 euro.
– “Impedimento del controllo” reato previsto per “chiunque, negando l’accesso, predisponendo ostacoli o mutando artificiosamente lo stato dei luoghi, impedisce, intralcia o elude l’attività di vigilanza e controllo ambientali e di sicurezza e igiene del lavoro, ovvero ne compromette gli esiti” e punito con la reclusione da 6 mesi a 3 anni.
Omessa bonifica reato previsto per “chiunque, essendovi obbligato per legge, per ordine del giudice ovvero di un’autorità pubblica, non provvede alla bonifica, al ripristino o al recupero dello stato dei luoghi”, e punito con la pena della reclusione da uno a quattro anni e con la multa da euro 20.000 a euro 80.000.

Quando dopo 20 anni di attese tale Legge venne finalmente approvata, non mancarono le polemiche che si sono incentrate sulla formulazione del testo che, a parere dei critici, conterrebbe termini ambigui o indeterminati, in grado di ridurre i margini di applicazione rispetto alle previsioni e agli obiettivi posti.

In particolare, oggetto della “querelle” era stato l’avverbio “abusivamente”, introdotto per sanzionare le fattispecie di “inquinamento ambientale”, “disastro ambientale”, “traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività”, che secondo alcuni limiterebbe l’intervento dei giudici nei confronti di inquinatori, mentre per altri estenderebbe l’area della punibilità.

In questo caso, il suddetto avverbio era già contenuto nell’Art. 260 del TUA.

 

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