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Uno Studio pubblicato dalla Commissione UE indica che lo spreco alimentare collegato alla data di scadenza e conservazione dell’etichetta alimentare sui prodotti costituisce il 10% degli scarti alimentari prodotti annualmente nell’UE. Tra le cause l’eterogeneità dell’etichettatura, la scarsa leggibilità e la mancanza di informazioni adeguate per comprendere meglio la data di scadenza.

La Commissione UE ha pubblicato uno Studio per prevenire lo spreco alimentare correlato alle date di conservazione e scadenza nel sistema di etichettatura e alle altre informazioni fornite sulle etichette degli alimenti (Market Study on date marking and other information provided on food label and food waste prevention).

Dallo Studio emerge che in UE lo spreco alimentare collegato alla data di conservazione e scadenza ammonta fino al 10% degli 88 milioni di tonnellate di scarti alimentari che vengono generati annualmente in Europa, per cui un uso migliore e la comprensione adeguata delle date utilizzate da tutti gli attori della filiera alimentare aiuterebbe a prevenire lo spreco .

Il tema delle date di conservazione e scadenza dei prodotti alimentari sono parte integrante del Pacchetto legislativo “L’anello mancante . un Piano d’azione europeo per l’economia circolare”, adottato nel dicembre 2015 dalla Commissione UE e che l’Accordo raggiunto nei mesi scorsi tra Consiglio UE e Parlamento europeo, verrà definitivamente approvato a breve.

Tra le novità della revisione della Direttiva quadro sui Rifiuti, la definizione precisa di “spreco alimentare” e l’indicazione di una strategia per combatterlo, introducendo target indicativi di riduzione degli sprechi30% entro il 2025 e 50% entro il 2030, che andranno ad agire non solo sulla generazione del rifiuto, ma anche sulle perdite che si hanno lungo l’intera catena di approvvigionamento, compresa la produzione primaria, il trasporto e lo stoccaggio.

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU, infatti, indicano che “Entro il 2030, dimezzare lo spreco pro capite globale di rifiuti alimentari nella vendita al dettaglio e dei consumatori e ridurre le perdite di cibo lungo le filiere di produzione e fornitura, comprese le perdite post-raccolto” (Goal 12.3).

Il Regolamento 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni ai consumatori esige che molti alimenti preconfezionati mostrino una data di scadenza  oppure il termine minimo di conservazione (TMC), quale soglia di sicurezza del prodotto (data di scadenza) o della sua qualità.

La data di scadenza è un’indicazione per i consumatori, ma dà anche informazioni sulle operazioni della catena alimentare per la gestione di magazzino nella vendita al dettaglio e per i sistemi di redistribuzione.

Lo Studio ha riguardato l’applicazione pratica delle normative europee, indagando come queste siano utilizzate sul mercato, sia dagli Operatori del Settore Alimentare (OSA) che dalle Autorità di controllo.

Attraverso 109 visite in negozi di 8 Stati membri (Germania, Grecia, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Spagna e Svezia) sono state raccolte e analizzate le date etichettate su 2.296 prodotti provenienti da 1.058 marchi alimentari relativi a 10 prodotti alimentari predefiniti (frutta/verdura pre-confezionata, pane affettato preconfezionato, pesce fresco, prosciutto affettato, latte fresco, yogurt, formaggio a pasta dura, succo fresco refrigerato, pasta fresca pre-preparata e ketchup).

Ne è emersa un’ampia diversità di utilizzo delle date indicate in etichetta (non solo in relazione al tipo di prodotto alimentare preso in esame, ma anche variazioni da Stato a Stato), oltre a una scarsa leggibilità della stessa (sull’11% dei prodotti campionati) che non facilita la comprensione da parte del consumatore.

L’analisi ha evidenziato che l’utilizzo delle date da parte degli OSA è influenzato da diversi fattori come la sicurezza alimentare e considerazioni tecnologiche, le prassi consuetudinarie nazionali e fattori specifici delle aziende produttrici.

Quasi il 96% dei beni esaminati riportava in etichetta una scadenza con la dicitura “da consumarsi entro” o “da consumarsi preferibilmente entro”. Tra i prodotti presi in esame, soltanto le salse, il pane a fette e la frutta fresca riportavano all’incirca lo stesso tipo di scadenza in tutti gli Stati, mentre per gli altri prodotti la differenza tra scadenze “categoriche” e “indicative” variava da Paese a Paese.

Lo studio ha provveduto anche a una revisione dei dati per identificare le principali categorie alimentari che contribuiscono allo spreco, verificando che frutta e verdura rappresentano il 33% del totale (16,2 milioni di tonnellate) dei rifiuti alimentari evitabili nell’UE a 28. Seguono prodotti da forno (21%, 10,5 milioni di tonnellate), pesce e carni (10%, 4,8 milioni di tonnellate) e prodotti lattiero-caseari (10%, 4,7 milioni di tonnellate).

La conclusione della ricerca è che per ridurre lo spreco alimentare in Europa bisogna apportare miglioramenti alle pratiche dell’etichettatura, fornendo delle Linee guida tecniche per le aziende produttrici su come determinare la data di conservazione, come scegliere fra le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”, nonché consigli utili per la conservazione e l’estensione della vita commerciale dei prodotti.

Lo Studio, inoltre, richiama alla necessità per gli OSA di azioni specifiche per rimediare al problema delle etichette illeggibili.

Sul fronte dei consumatori si suggeriscono campagne di comunicazione rivolte a meglio comprendere le date di scadenza per aiutarli a fare scelte informate.

 

 

 

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