Caricamento...

Type to search

Condividi

Diffusi i risultati dell’indagine effettuata sui Diari di famiglia (Waste Notes), nell’ambito del progetto REDUCE, da cui si evince che grazie alle campagne di informazione lo spreco alimentare delle famiglie italiane è passato da 63kg a 36 kg, ma ci sono settori come le mense scolastiche dove lo spreco è pari al 30% del peso dei pasti preparati.

In occasione della V Giornata nazionale contro lo spreco alimentare che si celebra il 5 febbraio 2018, promossa dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna e l’Osservatorio Waste Watcher, sono stati diffusi i nuovi dati sugli sprechi alimentari in Italia.

Dall’indagine, effettuata sui pilote test dei 430 Diari (Waste Notes), nell’ambito del progetto REDUCE (Ricerca Educazione Comunicazione), coordinato da Luca Falasconi per DISTAL – Università di Bologna, si evince che le famiglie italiane in un anno hanno dimezzato la quantità di cibo e rifiuti alimentari commestibili, ma buttati nei rifiuti.

Peraltro, proprio i progressi compiuti dall’Italia contro gli sprechi alimentari ha permesso al nostro Paese di risalire di qualche posizione nell’annuale classifica dell’Indice di sostenibilità alimentare 2017 (Food Sustainability Report), sviluppato dall’Economic Intelligence Unit (EIU), in collaborazione con Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN), calcolato per 34 Paesi che rappresentano l’85% del PIL globale, dove l’Italia si è piazzata all’8° posto (a pari punteggio i due Paesi che la precedono).

In media, nel 2017 sono finiti nell’umido 84 kg di cibo per ogni famiglia e 36 kg per ogni persona, in miglioramento rispetto ai 145 kg a famiglia e 63 kg a persona di rifiuti alimentari prodotti e registrati nell’indagine, con un risparmio di circa 300 euro a famiglia.

Evidentemente, le campagne educative, e anche la crisi, stanno aiutando a modificare i comportamenti. In particolare, l’entrata in vigore della Legge 19 agosto 2016, n. 166, “Disposizioni concernenti la donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi“, ha impresso un’accelerazione alla lotta agli sprechi e ha moltiplicato le campagne di sensibilizzazione sull’educazione alimentare e sul consumo consapevole.

Permangono, tuttavia, ambiti dove lo spreco persiste in modo elevato, come avviene nelle scuole. Uno studio che ha coinvolto 73 plessi di scuola elementare e media (35 in Emilia-Romagna, 25 in Lazio e 18 in Friuli-Venezia Giulia), a cui hanno partecipato più di 11500 persone, tra studenti e personale, per un  totale di 109.656 pasti monitorati, ha trovato che quasi un terzo dei piatti preparati per i bambini delle elementari e medie finisce nella pattumiera.

La quantità di cibo non consumato durante il pasto corrisponde al 29,5% della quantità preparata, così ripartito:
– 16,7%, avanzi dei piatti (tutte e cinque le pietanze);
– 5,4%, cibo intatto lasciato in refettorio (tutte e cinque le pietanze);
– 7,4%, cibo intatto portato in classe (pane e frutta).

La quantità totale di cibo preparato è pari a 534g. pro-capite, di cui 120g. pro-capite sono sprecati: 90g. avanzano nei piatti e 30g. vengono lasciati intatti in refettorio (tutte e cinque le pietanze.
Chiedendo ai bambini e ragazzi cosa lasciano nel piatto, si capisce che le cattive abitudini alimentari casalinghe si trascinano a scuola.

Per questo iI Waste Notes , messi a disposizione gratuitamente da Spreco Zero, si pongono l’obiettivo di rendere più consapevoli le famiglie dei propri consumi e sprechi e di far comprendere loro con maggiore chiarezza dove sia possibile introdurre cambiamenti nelle proprie abitudini alimentari e di consumo.

I “Waste Notes” contengono anche:
buone pratiche che insegnano a realizzare gustosi piatti con gli avanzi;
utili consigli su come acquistare la giusta quantità di cibo che corrisponde ai bisogni di single, coppie, famiglie anche numerose;
suggerimenti per conservare al meglio i cibi in casa.

Buttare via il cibo, oltre ad avere ripercussioni di ordine economico-sociale, ha pure un forte impatto sull’ambiente, come ha testimoniato l’ISPRA nello scorso novembre del 2017, pubblicando il Rapporto “Spreco alimentare: un approccio sistemico per la prevenzione e la riduzione strutturali.

In tale studio sulle cause e le connessioni più rilevanti tra spreco alimentare e altre tematiche connesse, quali il consumo di suolo, di acqua, di energia e di altre risorse, il degrado dell’integrità biologica, i cambiamenti climatici, l’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo, la sicurezza e la sovranità alimentare, la bioeconomia circolare, l’ISPRA offre anche una serie di risposte al fenomeno dello spreco alimentare, presentando una serie di buone pratiche che sono state finora riconosciute utili per il contrasto allo spreco alimentare, soprattutto relative al recupero alimentare e al riciclo.

Tags:

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *