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La Commissione UE ha fornito orientamenti affinché nell’ambito della lotta allo spreco alimentare, prevista dall’economia circolare, i prodotti alimentari non siano più destinati al consumo umano, ma siano utilizzati per la produzione di mangimi.

Con la ComunicazioneOrientamenti per l’utilizzo come mangimi di alimenti non più destinati al consumo umano”, la Commissione UE ha pubblicato il 16 aprile 2018 delle Linee Guida per evitare che gli ex prodotti alimentari” ovvero “prodotti alimentari, diversi dai residui della ristorazione (rifiuti di cucina e ristorazione), fabbricati in modo del tutto conforme alla legislazione comunitaria sugli alimenti per il consumo umano ma che non sono più destinati al consumo umano per ragioni pratiche, logistiche o legate a difetti di lavorazione, d’imballaggio o d’altro tipo, senza che presentino alcun rischio per la salute se usati come mangimi” (Regolamento (UE) n. 68/2013 concernente il Catalogo delle materie prime per mangimi) siano compostati, trasformati in biogas o smaltiti in discarica o inceneriti.

L’iniziativa si inserisce nel Piano di azione per ridurre i rifiuti alimentari nell’ambito della Comunicazione sull’economia circolare che ha indicato la necessità di usare le risorse a nostra disposizione in modo più intelligente e sostenibile, sia a livello ambientale che economico, minimizzando la generazione di rifiuti e valorizzando il più possibile le risorse.

In particolare, in riferimento alla lotta contro lo spreco alimentare, mantenendo ferma e imprescindibile, la sicurezza, la Commissione ha introdotto misure per facilitare la ridistribuzione di alimenti sicuri e commestibili a chi ne ha bisogno e, quando sicuro, il riutilizzo degli ex-prodotti alimentari nella produzione di mangimi.

La distinzione tra alimenti, sottoprodotti di origine animale, mangimi e rifiuti ha evidenti implicazioni rispetto al quadro normativo che disciplina le diverse tipologie di prodotti in questione.

Una consultazione delle parti interessate intrapresa dalla Commissione UE per l’individuazione di problematiche in merita a questa iniziativa aveva evidenziato, in particolare:
ostacoli di natura economica, per gli oneri imposti agli operatori del settore;
mancanza di armonizzazione dei requisiti per la registrazione degli operatori negli Stati membri.

Per affrontare anche tali questioni, la Commissione UE ha ritenuto di formulare ora degli orientamenti che dovrebbero fungere da guida per le autorità nazionali e locali competenti e gli operatori della filiera alimentare.

La loro applicazione comporta vantaggi:
– per l’industria alimentare e la grande distribuzione organizzata (GDO) la riduzione dello spreco alimentare; destinando un ex-alimento alla catena dei mangimi con la conseguente riduzione di costi e impatto ambientale;
per l’industria mangimistica avere a disposizione materie prime ad elevato contenuto nutritivo (amidi cotti, zuccheri, grassi superiori a un cereale tradizionale), e allo stesso tempo poter produrre mangimi più sostenibili.

Nel caso invece, in cui il produttore o detentore dell’ex-prodotto alimentare decida di disfarsene come rifiuto, essendo a conoscenza di eventuali fattori che ne compromettano l’idoneità se impiegati come mangimi, tale rifiuto (non essendo più garantite tracciabilità e sicurezza) non potrà più tornare indietro nella catena alimentare né umana né zootecnica; in questo modo la filiera è preservata da potenziali rischi igienico-sanitari.

Il documento contiene 15 chiarimenti concreti e indicazioni di assistenza per le autorità e le parti interessate.

 

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