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Dopo i risultati dell’indagine della CNA e il mancato inserimento nel Decreto “Milleproroghe” della proroga per il 2019 dell’avvio della piena operatività del SISTRI, il “tormentone” durato 9 anni sembra essere giunto al suo epilogo.

Dopo la constatazione che nel Decreto Milleproroghe non era stata inserita la proroga per l’avvio della piena operatività del Sistema di tracciabilità telematico dei rifiuti (SISTRI), erano in molti a ritenere che tale assenza preludesse alla sua abolizione.

A supporto di tale indirizzo da parte del Governo, in estate c’era stata l’intervista rilasciata a Ricicla TV dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territori e del Mare, Sergio Costa: “Si deve fare in modo che l’esigenza di trasparenza ed efficienza della tracciabilità collimi con quella delle aziende di operare in maniera fluida, semplice e veloce. Ecco perché, a mio parere, il SISTRI come l’abbiamo conosciuto negli ultimi anni, ormai non so nemmeno più quanti, va superato”.

Che il SISTRI fosse ufficiosamente un “Carro vuoto avviato su un binario morto”, lo avevamo già scritto 5 anni fa, parafrasando l’omonima poesia di Clemente Rebora dai “Frammenti lirici” della quale raccolta ricorreva il Centenario, che “non muore e vorrebbe, e non vive e vorrebbe”.

Ora questo “tormentone” italiano che ha riempito in questi anni le pagine delle riviste specializzate, e non solo, che ha fatto scrivere a giuristi volumi di informazione e aggiornamento, e che ha dato occasione ai parlamentari di presentare un considerevole numero di interrogazioni e ordini del giorno, è forse giunto all’epilogo.

Il Comunicato stampa della CNA di questi giorni, in cui si ripropongono i risultati dell’indagine condotta dalla Confederazione in maggio su un campione di circa 1.700 imprese, scelte tra quelle obbligate a utilizzare il SISTRI, sembra esserne l’epitaffio.

A nove anni dalla sua nascita – si leggeva nel dossieril SISTRI continua a fallire completamente rispetto agli obiettivi che ne avevano motivato l’introduzione”.
Seppure il principio della tracciabilità, per l’83,5% delle imprese continua ad essere “un obiettivo irrinunciabile”, ad oggi, spiegava la CNA “il SISTRI è un sistema informatico basato su una tecnologia di difficile utilizzazione o addirittura malfunzionante. I passaggi previsti nella amministrazione dei rifiuti attraverso il SISTRI (gestione delle procedure) sono giudicati ingestibili dalle imprese. In più anche la normativa alla base del nuovo Sistema risulta poco chiara e, talvolta, addirittura inapplicabile”.

Il voto assegnato dalle imprese al SISTRI, rincara il Comunicato della CNA, si ferma, in media, a 2,7 in una scala da 1 a 10. Nella disaggregazione per imprese, grazie alle cosiddette “altre categorie” (operatori della logistica, intermediari, consorzi, raccomandatari marittimi) arriva al massimo a 3,7. Inoltre, il gradimento del Sistema tra le imprese fino a 10 dipendenti (2,6) è più basso di quello riscontrato tra le imprese con oltre dieci (2,8).

Il voto medio sulla funzionalità tecnologica del Sistema si ferma a 2,9. Alla sufficienza arriva per un risicato 15,7% delle imprese. Ma il ben più sostanzioso 48% l’ha valutato al minimo del rank: 1.

Ancora più ridotto è il 2,8 assegnato dagli imprenditori alla gestione delle procedure. Solo per il 13% di loro supera la sufficienza. Mentre per il 46,7% merita il voto minimo.

Assegnando il voto 2,5 al SISTRI sotto il profilo di chiarezza e applicabilità degli obblighi normativi gli imprenditori denunciano opacità e inapplicabilità della procedura. Solo per l’8,9% di loro è sufficientemente chiara (e l’hanno premiata con un voto superiore al sei) mentre più della metà degli interpellati (51,6%) le ha assegnato il tombale uno.

La Pubblica amministrazione ha cercato di venire incontro alle imprese mettendo a loro disposizione una serie di strumenti informativi: contact center, email e così via. Ma con scarso successo. Appena l’11,1% delle imprese che hanno partecipato all’indagine e utilizzano (o hanno utilizzato) il SISTRI è soddisfatto di queste soluzioni.

I due terzi di quanti possono permetterselo (cioè i produttori di rifiuti speciali pericolosi fino a dieci dipendenti) hanno abbandonato il SISTRI tornando al precedente sistema cartaceo. Ormai solo il 38,5% di loro continua ad adoperare il sistema digitale.

L’utilizzo del Sistema può risultare fonte di aggravi ed extra-costi anche per imprese che non lo usano, ma hanno rapporti con quanti, invece, lo utilizzano. Al 33,7% delle prime ha determinato un aumento dei costi applicati nel processo di smaltimento, al 38,5% ha creato difficoltà procedurali.

Tutte le imprese coinvolte nell’indagine hanno registrato costi aggiuntivi dovuti al SISTRI. Nei primi 9 anni di vita del Sistema un’impresa su 4 tra trasportatori, destinatari e altre categorie ha versato per il contributo annuo oltre 10mila euro, con punte superiori ai 50mila euro per i trasportatori in conto terzi, producendo, peraltro, effetti negativi di vario tipo: rallenta l’attività ordinaria (55,2%), fa aumentare i prezzi (19,9%), obbliga le imprese a rivolgersi a trasportatori/gestori diversi (19%), rende necessario personale aggiuntivo (17,2%), non permette di completare alcune operazioni (11,2%).

Tutte queste difficoltà non sono bilanciate da una gestione dei rifiuti più attenta alla tutela ambientale e agli obiettivi di legalità ai quali doveva puntare il Sistema, dal momento che il voto assegnato su questo fronte è di 3,9, con una valutazione che in sostanza non differisce tra una categoria e l’altra di imprese.

Come si può constatare i partecipanti al sondaggio hanno bocciato senza appello il SISTRI così com’è, pur riconoscendo la necessità di un sistema di tracciabilità.

Cosa accadrà con l’eventuale abolizione dell’attuale SISTRI?
Probabilmente un sistema basato essenzialmente sulla digitalizzazione dei registri e formulari, ma prima dovrà essere certificata la morte del vecchio.

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