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La Commissione UE ha adottato una proposta di Regolamento per stimolare e facilitare il riuso delle acque reflue non potabili da parte degli agricoltori, per alleviare la scarsità idrica e proteggere, al contempo, l’ambiente e i consumatori.

La Commissione UE ha adottato il 28 maggio 2018 una proposta  di Regolamento sui requisiti minimi per il riuso delle acque, che integra il processo di modernizzazione in corso e che investe l’economia europea, la politica agricola comune (PAC) e gli obiettivi ambiziosi in materia di cambiamenti climatici, contribuendo anche a conseguire gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030 all’interno dell’UE (in particolare l’Obiettivo 6. Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico – sanitarie), dando seguito, inoltre, al Piano d’azione sull’economia circolare che ha previsto una serie di azioni in materia di riuso delle acque, tra cui, appunto, una proposta legislativa sulle prescrizioni minime per il riuso delle acque reflue, e completando l’attuale quadro giuridico dell’UE in materia di acque e prodotti alimentari.
È una proposta vincente per tutti, in Europa: gli agricoltori avranno accesso a un approvvigionamento sostenibile di acqua per l’irrigazione, i consumatori potranno contare su prodotti alimentari sicuri, e le imprese sfrutteranno nuove opportunità – ha affermato il Commissario UE per l’Ambiente, gli Affari marittimi, la Pesca, Karmenu VellaLa vittoria più importante andrà a vantaggio dell’ambiente perché la proposta contribuisce a una migliore gestione della nostra risorsa più preziosa: l’acqua”.

Oggi, un terzo del territorio dell’UE soffre di stress idrico durante tutto l’anno. La penuria di acqua è una preoccupazione per molti Stati membri dell’UE e sulla base delle proiezioni dei cambiamenti climatici in atto il problema è destinato ad aumentare in tutta Europa nei prossimi decenni. La carenza o la contaminazione idrica può determinare seri costi sociali ed economici, con ripercussioni sulla competitività e sul mercato interno. Pertanto, come parte di un approccio integrato di gestione delle risorse idriche che includa misure prioritarie di risparmio e di efficienza della risorsa acqua, le acque reflue trattate dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane forniscono un’alternativa affidabile di approvvigionamento idrico.

In particolare, la proposta di Regolamento della Commissione UE introduce i seguenti elementi chiave:
Requisiti minimi per il riutilizzo delle acque reflue trattate da impianti di trattamento delle acque reflue urbane, riguardo sia elementi microbiologici (ad esempio, i livelli dei batteri E. coli) sia requisiti di monitoraggio incentrati sulla frequenza dei controlli e sul monitoraggio di convalida. Fissare requisiti minimi garantirà che l’acqua depurata prodotta in conformità delle nuove norme sia sicura per l’irrigazione. Tali requisiti si basano sul Rapporto tecnico “Minimum quality requirements for water reuse in agricultural irrigation and aquifer recharge”, pubblicato lo scorso anno dal Centro Comune di Ricerca (JRC).

Gestione del rischio, per fare in modo che gli eventuali rischi supplementari siano affrontati rendendo le acque sicure per il riutilizzo.

– Maggiore trasparenza, così che il pubblico abbia accesso alle informazioni online sulle pratiche di riutilizzo delle acque nei rispettivi Stati.

Secondo la Commissione UE, la proposta stimolerà e facilitare l’adozione delle acque reflue per l’irrigazione agricola laddove ciò sia pertinente, sicura ed economica, e contribuirà a rafforzare la fiducia dei consumatori nel mercato interno sugli alimenti prodotti con acqua di recupero, imponendo a tutti gli Stati membri che intendono impegnarsi nelle pratiche di riutilizzo di rispettare gli stessi parametri minimi, al fine di garantire un livello di qualità dell’acqua che eviti qualsiasi rischio per la salute o l’ambiente. Allo stesso tempo, la proposta promuoverà l’uso di tecnologie più ecologiche per il trattamento delle acque.

Il WWDR 2018 (World Water Development Report 2018) redatto, come ogni anno, da UN-Water, l’organismo di coordinamento interagenziale delle Nazioni Unite, che si occupa di tutti gli aspetti legati alle risorse idriche, propone di utilizzare maggiormente nella gestione delle acque le infrastrutture “verdi” che si basano su sistemi naturali o semi-naturali e che sono in grado di sostituire, ampliare o lavorare in parallelo con le infrastrutture “grigie”, ovvero, quelle convenzionali nella maniera più efficace sotto il profilo dei costi.

Ricordiamo, inoltre, che nei giorni scorsi, l’Italia è stata condannata dalla Corte di Giustizia europea a multe milionarie per non essere riuscita dopo quasi 20 anni a dotare 74 agglomerati urbani sopra i 15.000 abitanti di impianti di raccolta e trattamento delle acque reflue.

 

 

In copertina: foto di Jörg Rechenberg / German Environment Agency

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