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Attraverso nuove misurazioni che indicano la perdita di decine di chilometri quadrati di territorio costiero italiano entro fine secolo, l’ Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha aggiunto altre 7 aree alle precedenti 13 che sono a rischio inondazione.

Nel corso del 1° Workshop Cambiamenti climatici e innalzamento del livello del Mar Mediterraneo. Recenti sviluppi della ricerca italiana e implicazioni per le politiche gestionali” (Roma, 5-6 luglio 2018), organizzato dall’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile)  per promuovere un approccio trans-disciplinare allo studio dell’innalzamento del Mar Mediterraneo, connettendo i campi dell’oceanografia, della geologia, della geofisica e delle scienze costiere applicate, sono stati diffusi nuovi dati sulla situazione delle coste italiane più esposte a rischio inondazione.

Grazie a nuove misure e ad un nuovo modello climatico su cui l’ENEA sta lavorando in collaborazione col MIT di Boston, che integra dati oceanografici, geologici e geofisici per ottenere previsioni sull’innalzamento del mar Mediterraneo più dettagliate sulla perdita di decine di chilometri quadrati di territorio dell’Italia entro fine secolo, sono state individuate altre 7 nuove aree costiere italiane a rischio inondazione per effetto dei cambiamenti climatici e delle caratteristiche geologiche, che vanno ad aggiungersi alle 13 aree in pericolo (area costiera dell’alto Adriatico compresa tra Trieste, Venezia e Ravenna, nel golfo di Taranto e nelle piane di Oristano e Cagliari, in Versilia, Fiumicino, Fondi e altre zone dell’Agro pontino, piane del Sele e del Volturno) e aree costiere di Catania e delle isole Eolie).

Le nuove aree incluse nell’elenco sono quelle di Pescara, Martinsicuro (Teramo e la foce del Tronto), Fossacesia (Chieti), Lesina (Foggia), Granelli (Siracusa), Valledoria (Sassari) e Isola d’Elba (Marina di Campo).

Finora le nostre proiezioni di aumento del livello del mare si sono basate su dati dell’IPCC, la maggiore istituzione mondiale per il clima, che stimano l’innalzamento globale delle acque marine fino a quasi 1 metro al 2100 – ha spiegato il climatologo Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di “Modellistica climatica e impatti” dell’ENEA – Ma questi dati difettano di dettagli regionali e per colmare questa lacuna stiamo realizzando un modello unico al mondo che combina diversi fattori, come la fusione dei ghiacci terrestri – principalmente da Groenlandia e Antartide –  l’espansione termica  dei mari e degli oceani per l’innalzamento della temperatura del Pianeta, l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi e dalle maree, ma anche l’isostasia e i movimenti tettonici verticali che caratterizzano l’Italia, un paese geologicamente attivo dove si manifestano con grande frequenza bradisismi e terremoti anche nelle aree costiere. Il Mediterraneo, infatti, ha caratteristiche del tutto particolari: prima di tutto assomiglia più a un lago che a un mare, in quanto bacino semichiuso “alimentato” principalmente dall’Oceano Atlantico, attraverso le Stretto di Gibilterra, ma anche dal Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli. Questo travaso di acque avviene perché l’Atlantico è più alto di 20 cm e il Mar Nero di 50 cm rispetto al Mediterraneo, il cui livello è comunque stimato in crescita nei prossimi anni per l’aumento delle temperature”.

Le aree costiere italiane a maggior rischio di inondazione alla fine del secolo

Un precedente Studio condotto da ricercatori dell’Università del Colorado Boulder, in collaborazione con la NOAA, la NASA e l’Università della Florida meridionale, utilizzando i dati altimetrici di 25 anni, ottenuti dalle missioni satellitari, ha constatato che il livello del mare globalmente non si innalza in modo costante di 3mm all’anno, come indicato da precedenti ricerche, ma sta accelerando un po’ di più ogni anno sotto l’incalzare dei cambiamenti climatici e dello scioglimento delle calotte polari.

Senza un drastico cambio di rotta nelle emissioni dei gas a effetto serra – ha sottolineato il geomorfologo dell’ENEA, Fabrizio Antonioli – l’aumento atteso del livello del mare entro il 2100 modificherà irreversibilmente la morfologia attuale del territorio italiano, con una previsione di allagamento fino a 5.500 km2 di pianura costiera, dove si concentra oltre la metà della popolazione italiana”.

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