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Un gruppo di ricercatori coordinati dall’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA)ha utilizzato nuovi scenari di modellazione per rilevare le varie modalità con cui possa essere possibili limitare il riscaldamento globale a +1,5 ° C entro il 2100.

Il conseguimento di uno degli obiettivi chiave dell’Accordo di Parigi ovvero che “entro la fine del secolo l’aumento della temperatura media sia ben al di sotto dei 2 °C e di perseguire ogni sforzo per limitarla a 1,5 °C, rispetto ai livelli pre-industriali“, è ancora possibile, ma richiede obiettivi di riduzione delle emissioni più ambiziosi degli impegni finora presi.

In attesa che il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), che ha celebrato nei giorni scorsi il trentennale della sua istituzione, fornisca la Relazione speciale che per la prima volta analizza gli impatti del clima che cambia al target di + 1,5 °C, prevista per il mese di ottobre, prima della COP24 in Polonia (Katowice, 3-14 dicembre 2018), negli ultimi mesi si sono succeduti una serie di studi che si sono concentrati sulla quantità massima di CO2 da immettere in atmosfera, quando raggiungere il picco e con quali tecnologie rimuovere quella prodotta.

Ora, l’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA) di Schloss Laxenburg (Austria) pubblicato online su Nature Climate Change, per la prima volta esamina come le situazioni socio-economiche quali le disuguaglianze, la domanda di energia e la cooperazione internazionale potrebbero incidere sulla possibilità di limitare il riscaldamento globale a +1,5 °C, prendendo in considerazione anche ipotesi di tecnologiche e risorse.

Uno degli obiettivi dell’Accordo di Parigi è di limitare il riscaldamento a +1,5 ° C, ma gli studi scientifici hanno principalmente esaminato la questione sul presupposto di limitare il riscaldamento a +2 °C – ha affermato Joeri Rogelj, ricercatore presso lo IIASA e principale autore di “Scenarios towards limiting global mean temperature increase below 1.5 °C” (link: https://www.nature.com/articles/s41558-018-0091-3) – Questo studio ora colma questa lacuna ed esplora come i cambiamenti climatici entro la fine del 21 ° secolo possano essere portati in linea con un aumento di 1,5 ° C. Studi singoli hanno cercato di rispondere a questa domanda in passato, ma questo è il primo che utilizza un insieme ampio e diversificato di modelli“.

I ricercatori hanno utilizzato sei modelli informatici di valutazione integrati, ciascuno dei quali ha tentato di modellare scenari che limitano il riscaldamento globale  entro la fine del secolo a +1,5 ° C, secondo i 5 cosiddetti Shared Socioeconomic Pathways (SSP), sviluppati in precedenza dallo IIASA e da altre comunità scientifiche che vi collaborano, che esaminano i diversi modi in cui il mondo e la società potrebbero agire, tra cui, il perseguimento della sostenibilità, la continuazione dell’attuale crescita economica e demografica, il conseguimento di un’elevata crescita economica con scarsa enfasi sulla sostenibilità.

Secondo i vari scenari modellati dallo IIASA, il picco dell'aumento della temperatura si verificherebbe al 2050

Andamento della temperatura media globale secondo i vari scenari di riferimento (Fonte: Nature Climate Change)

I modelli computerizzati hanno individuato che gli scenari in grado di evitare un eccessivo aumento delle temperature includevano:
un rapido passaggio dall’uso dei combustibili fossili a fonti di energia a basse emissioni di carbonio;
– un consumo minore di energia;
– la rimozione della CO2.

Mentre gli scenari dove persistevano forti disuguaglianze sociali ed economiche, elevati consumi di combustibili fossili e scarse politiche climatiche a breve termine evidenziavano ostacoli che impedivano il raggiungimento dell’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a +1,5 ° C.

Un valore critico del documento è l’uso dei provider di servizi condivisi, che ha contribuito a esplorare sistematicamente le condizioni in base alle quali tali obiettivi estremamente bassi potrebbero diventare raggiungibil – ha sottolineato Keywan Riah, Direttore del Programma Energia dello IIASA e co-autore dello Studio – La nostra valutazione mostra in particolare l’enorme valore di perseguire uno sviluppo sostenibile per raggiungere gli obiettivi estremamente bassi dei cambiamenti climatici. D’altra parte, la frammentazione e le accentuate disuguaglianze probabilmente andranno di pari passo con i bassi livelli di innovazione e produttività, e quindi potrebbero allontanare dalla nostra portata l’obiettivo di +1,5 °C“.

Negli scenari di successo, entro il 2030 le emissioni di gas serra avranno già raggiunto il picco e iniziato il declino che proseguirà rapidamente nei successivi due o tre decenni. Le emissioni net zero di gas a effetto serra saranno raggiunte tra il 2055 e il 2075. La domanda di energia si ridurrà, migliorando le misure di efficienza energetica. Nello scenario in cui la crescita economica e demografica continuerà come ha fatto storicamente, la domanda di energia nel 2050, ad esempio, sarebbe limitata al 10-40% rispetto ai livelli del 2010.

Le bioenergie e altre tecnologie di energia rinnovabile, come l’energia eolica, solare e idroelettrica, aumenteranno drasticamente nei prossimi decenni negli scenari di successo, costituendo almeno il 60% della produzione di elettricità entro la metà del secolo.

Ciò determinerà una chiara inversione dall’attuale uso sconsiderato di combustibili fossili, senza cattura e stoccaggio del carbonio. L’uso tradizionale del carbone scenderà a meno del 20% rispetto agli attuali livelli entro il 2040 e il petrolio verrà gradualmente eliminato entro il 2060. Le tecnologie a emissioni negative, come le bioenergie con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS), così come l’imboschimento e il rimboschimento, saranno considerate come strumenti in grado di rimuovere ulteriormente la CO2 dall’atmosfera.

Secondo i ricercatori, i percorsi verso +1.5 °C modellati nello studio saranno ora utilizzati dalla più ampia comunità di ricerca sui cambiamenti climatici come punto di partenza per ulteriori ricerche, consentendo una migliore comprensione degli effetti residui a bassi livelli di riscaldamento globale.

Lo studio – ha affermato Rogelj che è stato co-autore di un altro studio, pubblicato qualche mese, fa secondo cui l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sarebbe conseguibile al 66% di probabilità perché la quantità di emissioni di CO2 che possiamo rilasciare in atmosfera è di gran lunga superiore a quanto stimato finora – fornisce ai responsabili delle decisioni e al pubblico informazioni chiave su alcune delle condizioni necessarie per raggiungere livelli così rigorosi di protezione del clima”.

I ricercatori sottolineano, tuttavia, che gli scenari possono solo prendere in considerazione la fattibilità tecnologica ed economica, e che nel mondo reale, altri fattori, come l’accettabilità sociale e la cooperazione internazionale, ad esempio, possono avere un grande effetto sul conseguimento dell’obiettivo. I consulenti politici ne dovranno tenerne conto.

 

 

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