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Uno studio sulla decarbonizzazione del sistema elettrico europeo mostra che nel 2017 la produzione elettrica da energie rinnovabili (escluso l’idroelettrico) ha superato per la prima volta la produzione da carbone, ma mentre l’Europa centro-occidentale si sta incamminando verso la transizione necessaria, i Paesi dell’Est frenano.

Nel 2017 per la prima volta in Europa, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, (idroelettrico escluso) ha superato quella ottenuta dal carbone. Questa è la principale conclusione dello Studio “The European Power Sector in 2017”,  presentato a Bruxelles il 30 gennaio 2018 e redatto dalla germanica Agora Energiewende e dalla britannica Sandbag, due think tank che si occupano di transizione energetica.

Nello studio si sottolinea come produzione elettrica da eolico, solare e biomasse sia aumentata nel corso del 2017 del 12% è aumentata drasticamente nel 2017, toccando i 679 TWh, una cifra superiore sia a quella derivata dalla carbone che a quella dal gas. Solo 5 anni fa, la percentuale di elettricità prodotta dal carbone era doppia rispetto alle altre 3 tecnologie.

C’è da osservare, tuttavia, che gran parte di questa performance è da attribuire a Germania e Gran Bretagna, che insieme hanno contribuito al 56% degli aumenti di energia pulita negli ultimi tre anni, denunciando altresì la disomogeneità dell’attuale decarbonizzazione del sistema elettrico europeo.

Il nostro Rapporto offre un quadro molto eterogeneo, con le rinnovabili europee che sono sempre più correlate a storie di successo sui progressi della produzione eolica in Germania, nel Regno Unito e in Danimarca – ha affermato Dave Jones, principale autore del report e analista della produzione europeo del carbone e del potere di Sandbag – Ma gli altri Paesi devono fare di più: l’installazione del solare è sorprendentemente bassa e deve rispondere alle notevoli riduzioni dei costi. E con il consumo di elettricità in aumento per il terzo anno consecutivo, gli Stati europei devono rivalutare i loro sforzi sull’efficienza energetica”.

In particolare, il Regno Unito ha aumentato la propria quota di produzione da eolico, solare e biomasse del 20%, passando dall’8% nel 2010, al 28% nel 2017, un risultato che è stato inferiore solo a quello riportato dalla Danimarca che ha visto aumentare la propria capacità da fonti rinnovabili dal 32% al 74% nello stesso periodo.

Ed anche se la Germania ha svolto un ruolo significativo nella crescita delle rinnovabili europee negli ultimi anni, non ha mantenuto la stessa velocità di crescita del Regno Unito, con le rinnovabili che sono passate dal 13% del 2010 al 30% nel 2017.

Dallo studio emerge, in particolare, che l’eolico ha svolto un ruolo chiave nell’aumento di produzione elettrica da rinnovabili, raggiungendo un aumento del 19% per effetto sia delle buoni condizioni meteorologiche che degli investimenti “significativi” nei parchi eolici, mentre la nuova produzione di elettricità da solare è aumentata “solo” del 14% lo scorso anno.

Jones ha sottolineato che l’Unione europea deve fissare un obiettivo per le rinnovabili del 35% al 2030, proprio come recentemente chiesto dal Parlamento europeo, accelerando l’uscita dal carbone.

Complessivamente, il solo Regno Unito ha aumentato la propria quota di produzione di energia eolica, solare e biomassa di 20 punti percentuali passando dall’8% nel 2010 al 28% nel 2017, un risultato inferiore solo a quello della Danimarca, che ha visto aumentare la propria capacità rinnovabile dal 32% al 74% nello stesso periodo.

La Germania che ha pur svolto un ruolo significativo nella crescita delle rinnovabili europee negli ultimi anni, non ha tuttavia gestito la stessa velocità di crescita del Regno Unito, con le rinnovabili che sono cresciute dal 13% nel 2010 al 30% nel 2017.

Il rapporto sottolinea anche i progressi del Regno Unito in materia di efficienza energetica, rilevando che ha ridotto la domanda di elettricità del 2% lo scorso anno, l’unico Paese membro dell’UE a ridurre la domanda di elettricità, pur continuando a far crescere la sua economia. Inoltre, il Regno Unito ha anche ridotto drasticamente la percentuale di energia derivata dalla generazione di carbone, passando dal 28% nel 2010 al 7% dello scorso anno .

Per contro, l’UE nel suo insieme ha visto aumentare il proprio consumo di energia per il terzo anno consecutivo e, mentre alcuni Paesi dell’Europa occidentale si stanno adoperando per eliminare gradualmente il carbone, l’Europa orientale sta cercando di contrastare in tutti i modi la transizione. Nel complesso, aggiunge il rapporto, le emissioni del settore energetico dell’UE sono rimaste invariate lo scorso anno cin 1.019 milioni di tonnellate.

Nel 2017, i Paesi Bassi, l’Italia e il Portogallo hanno aggiunto il loro nome all’elenco dei Paesi che hanno deciso di eliminare gradualmente questa fonte fossile, “il che è ottimo – ha concluso Jones – ma c’è bisogno di un ritiro rapido e completo del carbone in Europa. I Paesi devono chiudere le centrali a carbone. Prevediamo che le 258 centrali a carbone operative in Europa nel 2017 abbiano emesso il 38% di tutte le emissioni nel sistema ETS, ovvero il 15% del totale dei gas serra nell’UE”.

Lo scorso anno in Italia, la produzione di energia elettrica da carbon fossile è calata di 3 TWh rispetto al 2016, mentre quella fotovoltaica è aumentata di 3 TWh nello stesso periodo di tempo. Nel complesso, l’energia eolica, solare e da biomasse hanno contribuito nel 2017 al 24% della produzione elettrica nazionale.

 

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