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Dopo le rivelazioni del Washington Post secondo cui il Presidente degli USA avrebbe proposto dei pesanti tagli ai finanziamenti per l’efficienza energetica e le rinnovabili, si chiarisce il senso del rincaro dei dazi sull’importazione dei pannelli solari. La risposta della Francia dovrebbe essere quella dell’intera UE: “Nessun Accordo di Parigi, nessun accordo commerciale. Gli Stati Uniti sanno cosa aspettarsi”.

Secondo quanto riportato dal Washington Post che è entrato in possesso di un documento riservato, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe proposto un taglio del 72% dei fondi destinati dal Dipartimento dell’Energia (DoE) ai programmi di finanziamento per l’efficienza energetica e la ricerca nel comparto delle rinnovabili.

La proposta di bilancio 2019 di Trump, che dovrà essere definita con un negoziato con il Congresso, dal momento che quello in corso scadrà ad ottobre 2018, taglierebbe i finanziamenti all’Office of Energy Efficiency and Renewable Energy (EERE) di quasi tre quarti, dai 2,04 miliardi di dollari attuali ai 575,5 milioni di dollari del 2019, e conseguentemente anche il personale dell’Ufficio dalle 680 unità di oggi passerebbe a 450.

La ricerca sui veicoli elettrici avrebbe un taglio particolarmente pesante tale che dai 307 milioni di dollari ne avrebbe solo 56 milioni. Anche i finanziamenti per la ricerca sui veicoli a basso consumo di carburanti verrebbero ridotti dell’82% come quelli per le bioenergie dell’82%, mentre per il solare il taglio sarebbe del 75%.

Non è chiaro, osserva il Washington Post, se il documento sia la proposta finale o una bozza, ma la sua diffusione ha suscitato immediate critiche da parte delle Associazioni del settore e Ong dell’energia pulita, nonché di alcuni legislatori federali.

L’energia pulita è stata uno dei più grandi creatori di posti di lavoro negli ultimi dieci anni e gli investimenti in queste tecnologie fondamentali stanno riducendo i costi energetici sia per le imprese che per i consumatori – ha dichiarato Maria Cantwell (D-WA), membro della Commissione Energia del Senato e del Comitato per le Risorse naturali – Non è questo il momento di tagliare i finanziamenti a questo promettente settore della ricerca”.

La notizia giunge dopo quella relativa alla decisione dello stesso Trump di imporre dazi del 30% sulle importazioni di pannelli solari negli Stati Uniti, che scenderanno progressivamente a partire dal prossimo anno: 25% nel 2019, al 20% nel 2020 e al 15% nel 2021, fino ad annullarsi completamente. 

Ricordiamo che l’industria del solare rappresenta un business da 28 miliardi di dollari e che importa dall’estero l’80% dei pannelli installati.

La decisione sarebbe stata assunta per difendere l’industria statunitense e i lavoratori del settore dalla concorrenza sleale di quella cinese. Con ogni probabilità, il vero obiettivo di Trump, come conferma il taglio al budget del DoE, sono proprio le rinnovabili.

Peraltro, il Presidente degli USA non ha mai fatto mistero della sua predilezione per le fonti fossili e cerca in tutti i modi di comprimere lo sviluppo delle tecnologie pulite, facendo di fatto aumentare il costo delle installazioni.

Non sarà certamente l’aumento dei dazi che farà rallentare a livello globale la inarrestabile riduzione dei costi di installazione delle tecnologie pulite, come conferma l’ultimo Rapporto di IRENA.

Questa operazione sui dazi dei pannelli solari cinesi qualche anno era stata intentata anche dall’Unione europea e abbiamo visto come si è conclusa.L’aumento dei prezzi per i dazi aveva fatto perdere migliaia di posti di lavoro in Europa, soprattutto di installatori, a seguito dell’aumento dei costi, e ha allarmato i viticoltori europei per le minacce di ritorsioni cinesi con dazi sull’importazione dei prestigiosi vini francesi e italiani, tanto da indurre la Commissione UE ad un accordo conciliatorio.

Oltretutto, comprimendo lo sviluppo delle tecnologie pulite si impedisce di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi per mantenere il riscaldamento globale almeno entro i +2 °C entro la fine del secolo.

Se in cima all’agenda politica di Trump c’è, come asserisce, il commercio statunitense, bisognerebbe agire in tale contesto per far fare ripensamenti sulla volontà annunciata di ritirarsi dall’Accordo di Parigi.

Una delle nostre principali richieste – ha affermato il Segretario di Stato presso il  Ministro degli Esteri della Francia, Jean-Baptiste Lemoyne intervenuto il 1° febbraio 2018 in Parlamento francese – è che qualsiasi Paese che firmi un Accordo commerciale con l’UE debba attuare sul terreno l’Accordo di Parigi. Nessun Accordo di Parigi, nessun accordo commerciale. Gli Stati Uniti sanno cosa aspettarsi“.

Speriamo che la posizione della Francia, sia anche quella di altri Paesi europei e dell’intera Unione.

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