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Sulle proposte legislative del Pacchetto “Energia Pulita”, che comprendevano le misure da adottare su efficienza energetica, rinnovabili, piani energetici nazionali, il PE ha votato proposte più in linea con gli accordi di Parigi di quelle della Commissione e, soprattutto, di quelle espresse dai Ministri dei Governi dei Paesi membri.

Il Parlamento europeo è pronto a negoziare obiettivi vincolanti con i Ministri UE per aumentare al 2030 sia per l’efficienza energetica (35%) che per la quota delle rinnovabili nel mix energetico totale (35%), come pure una quota del 12% di fonti rinnovabili nei trasporti.

Sono queste le decisioni più importanti assunte dall’Europarlamento durante la sessione plenaria di mercoledì 17 gennaio 2018 che aveva all’ordine del giorno l’esame di alcune proposte legislative del Pacchetto “Energia Pulita”, tra gli altri punti:
Efficienza energetica, emendamenti alla proposta di modica Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica (COM(2016)076);
Promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabiliemendamenti alla proposta di rifusione della Direttiva sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili (COM(2016)0767);
Unione dell’Energia, emendamenti alla proposta di Regolamento che modifica una serie di Direttive sull’energia ((COM(2016)0759).

Efficienza energetica
Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il PE ha votato in favore di un obiettivo minimo vincolante del 35% e di obiettivi nazionali indicativi. Tale obiettivo sarà definito sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’UE). La risoluzione è stata approvata con 485 voti favorevoli, 132 contrari e 58 astensioni.

Rinnovabili
Con una risoluzione legislativa separata gli europarlamentari hanno affermato con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni, che nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’UE. Inoltre, dovranno essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%.

Trasporti
Al 2030, ogni Stato membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario. I deputati vogliono anche vietare l’uso dell’olio di palma a partire dal 2021.

La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell’elettricità rinnovabile dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030.

Stazioni di ricarica
Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza per i veicoli elettrici.

Biomasse
I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui.

Autoconsumo e comunità energetiche
Il Parlamento vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte.

Il mandato negoziale chiede inoltre agli Stati membri di valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate.

Unione dell’Energia e Piani nazionali
Per raggiungere gli obiettivi dell’Unione dell’energia, ogni Stato membro deve notificare alla Commissione un Piano nazionale integrato per l’energia e il clima alla Commissione dell’UE entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni dieci anni. Il primo piano deve coprire il periodo dal 2021 al 2030. I seguenti piani devono coprire il periodo di dieci anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal piano precedente.

La Commissione dovrebbe valutare i Piani nazionali integrati per l’energia e il clima e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti. Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati membri dell’UE “sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia”.

La risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia è stata approvata con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni.

Le prossime tappe
I negoziati potranno iniziare immediatamente, ma non saranno facili, stante in particolare la posizione sulla Direttiva Rinnovabili dei Governi degli Stati membri (link: http://www.regionieambiente.it/direttiva-rinnovabili-il-consiglio-ue-non-si-sposta-dal-27-al-2030/)espressa lo scorso dicembre nella riunione di Consiglio europeo.

Parlamento europeo e Accordi di Parigi
Ancora una volta il PE ha dimostrato di essere molto più ambizioso sulle politiche energetico-climatiche rispetto sia alla Commissione che al Consiglio, per non entrare in conflitto aperto con il blocco dei Paesi dell’Est l’una e per continuare a finanziare i combustibili fossili e indebolire le proposte per consentire a famiglie, cooperative e municipalità di produrre e vendere la propria energia rinnovabile, l’altro.

Queste posizioni sono anacronistiche e superate dai fatti, specialmente dopo gli Accordi di Parigi che prevedono di mantenere entro i +2 °C la temperatura media globale alla fine del secolo e di fare ogni sforzo possibile per limitarla a +1,5 °C.

 

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