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Il Rapporto Rifiuti Speciali 2018 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) indica che nel 2016 i rifiuti speciali hanno continuato a crescere in Italia del 2% rispetto al 2015, con i “pericolosi” che segnano un +5,6% e quelli “non pericolosi” del 1,7%. Buone notizie arrivano invece sul fronte dell’economia circolare con il riciclaggio dei rifiuti speciali al 65%, mentre siamo ancora lontani dagli obiettivi di prevenzione.

Giunto alla XVII edizione, è stato presentato il 14 giugno 2018 a Roma presso la Camera dei Deputati il Rapporto Rifiuti Speciali. Edizione 2018 , frutto di una complessa attività di raccolta, analisi ed elaborazione di dati da parte del Centro Nazionale per il Ciclo dei Rifiuti dell’ISPRA, con il contributo delle Agenzie regionali e provinciali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA/APPA), in attuazione di uno specifico compito istituzionale previsto dall’art.189 del D.lgs. n. 152/2006 (il cosiddetto “Testo Unico Ambientale”), che fornisce un quadro di informazioni oggettivo di supporto al legislatore per orientare politiche e interventi adeguati, per monitorarne l’efficacia, introducendo, se necessario, eventuali misure correttive.
Il Rapporto fornisce gli ultimi dati disponibili (riferiti al 2016) sulla produzione e gestione a livello nazionale, regionale e provinciale in Italia dei rifiuti speciali, sia pericolosi che non pericolosi, che sono superiori di ben 4 volte per quantità rispetto a quelli urbani.

Sono “rifiuti speciali“, tutti i rifiuti non urbani, prodotti da industrie e aziende, suddivisi in “non pericolosi” e “pericolosi”: i primi appartengono prevalentemente al settore manifatturiero, delle costruzioni e demolizioni e di alcune tipologie di trattamento dei rifiuti; i “pericolosi” sono generati dalle attività produttive che contengono al loro interno sostanze pericolose in concentrazioni tali da conferire pericolo (ad esempio, raffinazione del petrolio, processi chimici, industria fotografica, industria metallurgica, produzione conciaria e tessile, impianti di trattamento dei rifiuti, ricerca medica e veterinaria).

Dal Rapporto emerge che nel 2016 ha continuato a crescere la produzione nazionale di rifiuti speciali dopo gli anni della crisi economica, aumentata del 2% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 135 milioni di tonnellate,(rispetto all’anno 2014 l’aumento è del 4,5%). Allo stesso tempo, l’Italia del riciclo è molto attiva: siamo tra i primi Paesi europei per il riciclaggio dei rifiuti speciali, con il 65%.

Se i dati mostrano un buon lavoro sul fronte del riciclo, occorre investire di più su quello della “prevenzione” dei rifiuti speciali, dal momento che l’Italia è lontana dall’obiettivo fissato dal Programma Nazionale di Prevenzione del 2013, che prevede al 2020 una riduzione del 5% nella produzione dei “non pericolosi” e del 10% per i pericolosi, calcolati per unità di PIL al 2010.

I rifiuti speciali, generati da attività produttive, commerciali e di servizio hanno raggiunto i 135 milioni di tonnellate nel 2016 a fronte di oltre 30 milioni di tonnellate degli urbani. A crescere in modo particolare nel 2016 è stata la categoria dei “pericolosi”, che con oltre 9,6 milioni di tonnellate segna un +5,6% rispetto al 2015; più contenuto l’aumento dei “non pericolosi” che arrivano a 125 milioni di tonnellate (+1,7%).

Tra i rifiuti speciali, quelli del settore delle costruzioni e demolizioni costituiscono uno dei flussi più importanti in termini quantitativi: con oltre 54,8 milioni di tonnellate, rappresentano il 40,6% dei rifiuti speciali, seguiti da quelli prodotti dalle attività di trattamento dei rifiuti e di risanamento (27,2%) e dal settore manifatturiero (20,7%). La Lombardia è la regione che produce più rifiuti speciali: 29,4 milioni di tonnellate, pari al 21,8% del totale nel 2016.

La buona performance italiana sul fronte del riciclo si conferma nei dati di gestione dei rifiuti non pericolosi, dove la principale attività è il recupero di materia (89,4 milioni di tonnellate) nell’ambito del quale la forma prevalente è quella delle sostanze inorganiche (52,2 milioni di tonnellate). La performance può essere ulteriormente migliorata con un incremento quali-quantitativo del riciclaggio, anche attraverso la definizione di criteri end-of-waste, per esempio per i rifiuti da costruzione e demolizione, in linea con i principi dell’economia circolare.

Il riciclaggio di qualità consente, infatti, di reimmettere materiali nei cicli produttivi, riducendo al contempo il ricorso allo smaltimento, in particolare a quello in discarica. Per quest’ultimo si registra un aumento del 7,9% (887 mila tonnellate) rispetto al 2015, a fronte di una progressiva diminuzione del numero totale delle discariche operative, che passano da 392 nel 2014 a 350 nel 2016.

Nel 2016 la quantità totale di rifiuti speciali esportata all’estero, pressoché stabile rispetto al 2015, è pari a 3,1 milioni di tonnellate, di cui 2,1 milioni di tonnellate sono non pericolosi e 1 milione di tonnellate sono pericolosi; in particolare, tali rifiuti provengono da impianti di trattamento dei rifiuti e sono inviati principalmente in Germania. I rifiuti speciali importati da altri Paesi, per la maggior parte metallici, aumentano dello 0,9% e provengono soprattutto da Germania, Austria e Ungheria.

 

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