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Alla 6a Conferenza Internazionale sui Rifiuti Marini sono stati presentati i primi risultati del Progetto “Remote Sensing for Marine Litter” dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) per monitorare la distribuzione dei rifiuti plastici in mare e tenere sotto controllo la loro concentrazione.

L’inquinamento da rifiuti plastici in mare è ormai una delle emergenze ambientali globali, tant’è che 193 Paesi hanno sottoscritto. nel corso della 3a Assemblea Ambiente delle Nazioni Unite (Nairobi, 4-6 dicembre 2017), che ha avuto per tema “Verso un pianeta senza inquinamento, 193 Paesi hanno sottoscritto una Dichiarazione politica sulle misure realistiche per affrontare l’inquinamento in tutte le sue forme, in aria, nei suoli, nei mari “dove ogni anno vengono scaricati dai 4,8 ai 12,7 milioni di tonnellate di plastiche”.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha avviato il progetto “Remote Sensing for Marine Litter” di monitoraggio dei rifiuti plastici in mare, attraverso l’utilizzo di un satellite che traccerà una mappa della loro distribuzione e terrà sotto controllo la loro concentrazione.

Gradualmente i rifiuti plastici si rompono in pezzi più piccoli a causa delle onde e degli agenti atmosferici, fino a diventare micro-frammenti che non solo mettono in pericolo gli animali marini, ma entrano anche nella catena alimentare globale, con conseguenze gravi a lungo termine, per la vita animale in generale e quindi anche per la nostra salute.

Le misurazioni indirette dallo spazio sono già utilizzate per affrontare il problema dei rifiuti marini di plastica – ha spiegato Paolo Corradi dell’ESA, supervisore del progetto – Per esempio, le mappe satellitari delle correnti oceaniche ci permettono di simulare l’accumulo di rifiuti nei vortici nell’Oceano Pacifico, Atlantico e Indiano. Con questo nuovo progetto avremo la possibilità di tracciare otticamente dai satelliti i rifiuti plastici finiti in mare. Potrebbe sembrare un amissione impossibile, ma abbiamo ragione di credere che sia fattibile, almeno al di sopra di una certa concentrazione. Non stiamo parlando di individuare oggetti galleggianti, ma di identificare una distinta firma spettrale della plastica nel campo dell’infrarosso, nello stesso modo in cui oggi siamo in grado di identificare le concentrazioni di fitoplancton, dei sedimenti sospesi e dei vari inquinanti marini. In particolare, la plastica ha specifiche impronte ai raggi infrarossi che a volte vengono utilizzate nell’industria del riciclaggio separare gli rifiuti plastici dagli altri sui nastri trasportatori”.

Immagine didascalica delmonitoraggio delle plastiche in mare da remoto

Monitoraggio da remoto dei rifiuti plastici in mare (Fonte ESA)

Il Progetto è supportato dalle attività di base dell’ESA e da due team britannici che lavorano in parallelo, guidati da Argans Limited e dal Plymouth Marine Laboratory, il cui lavoro, che verte sull’identificazione dei requisiti e delle tecnologie, è iniziato lo scorso settembre, insieme ad un seminario che ha riunito esperti di rifiuti marini con specialisti di telerilevamento.

Le immagini satellitari prodotte da missioni come Sentinel-3 del programma Copernico sono verificate rispetto a copertura aerea, oltre che a rilievi al suolo dove la plastica alla deriva viene raccolta dal mare per essere analizzata.

I primi risultati sono stati presentati nella sessione “Remote Sensing of Marine Debris in Open Ocean” all’International Marine Debris Conference (San Diego – California, 12-16 marzo 2018), organizzata dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP e dalla NOAA Marine Debris statunitense per verificare e sollecitare gli sforzi internazionali per eliminare la “spazzatura” marina.

Il progetto fornirà una serie preliminare di requisiti che dovrebbe avere un satellite per rilevare i rifiuti plastici nella banda dell’infrarosso a onde corte.

Speriamo di farci un’idea su quale tipo di concentrazione di rifiuti marini sia individuabile dal limite più alto dell’atmosfera con le attuali tecnologie o se dovremmo operare dall’interno dell’atmosfera usando aerei o droni ovvero quale tecnologia dovrebbe essere migliorata – ha aggiunto Corradi –Le simulazioni sono una buona cosa, ma un’immagine basata su misurazioni reali fornirebbe informazioni importanti agli scienziati ed avrebbe un maggiore impatto su pubblico e politici. Il monitoraggio non è un obiettivo in sé, ma un mezzo per mostrare la portata del problema e per iniziare a cercare di risolverlo“.

 

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