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Il semplice riciclo dei rifiuti di plastica non è sufficiente a contrastare l’inquinamento marino da plastiche, ma occorre che i grandi marchi del food&beverage si impegnino a ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso, secondo il Rapporto redatto dalla Scuola Agraria del Parco di Monza per conto di Greenpeace.

Con 8 milioni di tonnellate di plastica che “invadono” gli oceani ogni anno, il focus scelto quest’anno per la celebrazione della Giornata Mondiale degli Oceani (8 giugno) è stato “Prevenire l’inquinamento della plastica”. 

Per ridurre la quantità di rifiuti di plastica che finiscono in mare, la Commissione UE ha recentemente adottate una proposta di Direttiva per mettere al bando 10 prodotti di plastica monouso, quando siano disponibili soluzioni alternative, e obbligare gli Stati membri a raccogliere entro il 2015 il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande.

Riciclare la plastica, infatti, non sarebbe la soluzione per contrastare una delle emergenze ambientali più gravi dei nostri tempi, secondo quanto emerge dal RapportoPlastica: il riciclo non basta. Produzione, immissione al consumo e riciclo della plastica in Italia”, diffuso il 26 giugno 2018 e redatto dalla Scuola Agraria del Parco di Monza per conto di Greenpeace, in cui viene analizzata la situazione specifica relativa alla sola plastica da imballaggi e all’efficacia del sistema di riciclo nel nostro Paese – e non complessivamente a tutta la plastica immessa sul mercato – per contrastare l’inquinamento da plastica.

Riciclare è un gesto importante ma che da solo non basterà a salvare i mari del Pianeta dalla plastica – ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia – Le grandi aziende che continuano a fare profitti con la plastica usa e getta sanno benissimo che è impossibile riciclarla tutta ma continuano a produrne sempre di più. È necessario che i grandi marchi si assumano le proprie responsabilità partendo proprio dalla riduzione dei quantitativi di plastica monouso immessi sul mercato”.

L’Italia è al 2° posto in Europa, dietro la Germania, per plastica prodotta con un immesso al consumo che può essere stimato in 6 – 7 milioni di tonnellate annue, il 40% delle quali viene impiegato per produrre imballaggi. Nonostante nel nostro Paese il tasso di riciclo degli imballaggi sia cresciuto negli ultimi anni, passando dal 38% del 2014 al 43% del 2017, non è riuscito a bilanciare l’aumento del consumo di plastica monouso. Infatti, le tonnellate di imballaggi non riciclati sono rimaste sostanzialmente invariate dal 2014 (1,292 milioni di tonnellate) al 2017 (1,284 milioni di tonnellate) vanificando, di fatto, gli sforzi e gli investimenti per migliorare e rendere più efficiente il sistema del riciclo.Oggi in Italia, secondo i dati Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica) del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori e i restanti immessi in discarica o dispersi nell’ambiente.

Nonostante sia possibile prevedere un incremento del riciclo nei prossimi anni, a causa del consolidamento di meccanismi come la Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) o la possibile introduzione di sistemi di deposito su cauzione – ha sottolineato Enzo Favoino, Ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza e tra gli autori del Rapporto – è improbabile che si riesca a colmare la differenza tra immesso al consumo e tonnellaggio riciclato. La direzione principale per affrontare il problema è la drastica riduzione del ricorso alla plastica e la riprogettazione di imballaggi nella direzione della durevolezza e riusabilità prima ancora che della riciclabilità”.

Il recente Rapporto (link: http://www.regionieambiente.it/riuso_rapporto_aea/) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente sui Programmi di prevenzione dei rifiuti nei Paesi membri dell’UE, testimonia purtroppo che il riutilizzo rimane un’attività di nicchia per la maggior parte dei prodotti.

Secondo Greenpeace, sono proprio le aziende leader del mercato mondiale a dover fare di più. Per tale motivo l’organizzazione ambientalista nei mesi scorsi ha lanciato una petizione, sottoscritta da più di un milione di persone in tutto il mondo, in cui si chiede ai grandi marchi come Coca-Cola, Pepsi, Nestlé, Unilever, Procter & Gamble, McDonald’s e Starbucks di ridurre drasticamente l’utilizzo di contenitori e imballaggi in plastica monouso.

 

 

 

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