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La resilienza è il percorso obbligato da intraprendere in questo secolo. Secondo un recente Studio che ha immesso nei modelli climatici due scenari derivanti dall’Accordo di Parigi (quello conseguente alle aspirazioni e quello derivante dagli impegni assunti per limitare il riscaldamento globale), quand’anche fossero rispettati gli uni o gli altri, non saranno sufficienti ad evitare l’aumento del rischio di eventi meteorologici estremi.

Il rischio di eventi meteorologici estremi aumenterà in modo significativo, anche se gli impegni assunti con l’Accordo sul clima di Parigi del 2015 fossero rispettati, e la strategia giusta è quella di agire da subito sul fronte della resilienza ai cambiamenti climatici, oltre che sulle azioni di mitigazione e adattamento.

È questa la conclusione dello Studio “Unprecedented climate events: Historical changes, aspirational targets, and national commitments“, pubblicato il 14 febbraio 2018 su Science Advances, Rivista scientifica peer-reviewed e open access dell’American Association for the Advancement of Sciences (AAAS).

Lo Studio ha analizzato le probabilità che nei prossimi anni si verifichino ondate di calore, inondazioni da piogge eccessive e prolungate siccità, tutti fenomeni esacerbati dal riscaldamento globale e dall’innalzamento dei mari.

Le terribili conseguenze dei cambiamenti climatici stanno diventando chiare.

I danni causati dagli eventi meteorologici e climatici estremi stanno aumentando e il 2017 è stato l’anno più costoso che si sia mai registrato – ha affermato Noah Diffenbaugh, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze del Sistema Terra alla Stanford University (California ) e principale autore dello Studio –L’aumento dei costi correlati ad uragani, incendi, inondazioni, siccità e altri eventi costituisce la testimonianza che non siamo preparati al clima che abbiamo oggi, per non parlare di quello che ci aspetta con un ulteriore aumento di 1 °C di riscaldamento globale“.

Sulla base di precedenti ricerche che, analizzando i dati climatici storici, avevano confermato come l’aumento delle emissioni di gas ad effetto serra hanno determinato l’aumento delle probabilità di eventi record di caldo, piogge e siccità nell’attuale clima, i ricercatori hanno utilizzato tali modelli per avere un quadro dei futuri eventi meteorologici estremi in base a 2 scenari:
un aumento della temperatura media globale alla fine del secolo compresa tra 1,5 – 2 °C, se i Paesi rispetteranno le aspirazioni dell’Accordo di Parigi;
un aumento della temperatura compresa tra 2 – 3 °C qualora rispetteranno gli impegni assunti.

Sebbene i ricercatori sapessero che l’introduzione di aumenti della temperatura nei modelli utilizzati avrebbero determinato un aumento consistente degli eventi estremi, la netta differenza nei risultati dei due scenari ha sorpreso, anche loro.
Abbiamo constatato che le probabilità di aumento degli eventi estremi si riducono significativamente con l’incremento auspicato del global warming, piuttosto che quello che si avrebbe rispettando gli impegni assunti – ha osservato Diffenbaugh – Al contempo, quand’anche si raggiungesse l’obiettivo ambizioso, dovremo convivere con un clima che avrà di gran lunga maggiori probabilità di eventi estremi rispetto a quello in cui viviamo adesso”.

La mappa dell’aumento dei rischi conseguenti al rispetto degli impegni nazionali assunti dai Paesi nell’ambito dell’Accordo di Parigi (fonte: Stanford University- News service)

I ricercatori hanno scoperto che le emissioni coerenti con gli impegni assunti dai paesi rischiano di aumentare di oltre cinque volte la probabilità di notti calde da record in circa il 50% dell’Europa e oltre il 25% dell’Asia orientale. Questi 2 – 3 °C in più di riscaldamento globale potrebbero anche comportare un aumento più che triplo delle giornate piovose record in oltre il 35% delle regioni del Nord America, Europa e Asia orientale. Al contrario, il raggiungimento di obiettivi ambiziosi per mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2 °C riduce l’area interessate di più di tre volte fino a <10% nella maggior parte delle regioni studiate. Tuttavia, vaste aree , tra cui più del 90% del Nord America, Europa, Asia orientale e gran parte regioni dei tropici, presenteranno ancora notevoli aumenti nella probabilità di eventi meteorologi estremi.

La buona notizia e che non dobbiamo aspettare, ma giocare d’anticipo – ha concludo Diffenbaugh – Possiamo usare questo tipo di ricerca per assumere ora decisioni che costruiscano la resilienza e ci aiutino ad essere preparati per il clima che dovremo affrontare”.

Anche l’ultimo Rapporto (link: http://www.regionieambiente.it/cambiamenti-climatici-disastri/) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, dedicato alle misure di adattamento ai cambiamenti climatici e alla riduzione dei rischi di disastri correlati in Europa, hanno sottolineato che la frequenza e la gravità dei rischi aumenteranno nei prossimi decenni in Europa e che i Paesi dovrebbero migliorare la resilienza.

 

 

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