Caricamento...

Type to search

Condividi

Le grandi imprese globali hanno presentato al WEF l’annuale Rapporto sul percorso svolto verso l’obiettivo della totale decarbonizzazione dei loro approvvigionamenti energetici, che evidenzia come esso proceda celermente, tanto che 25 dei 122 membri aderenti all’iniziativa hanno già raggiunto il target finale.

In concomitanza con l’apertura del World Economic Forum (Davos, 23-26 gennaio 2018), RE100 l’iniziativa globale lanciata dall’Associazione per il clima Climate Group, in collaborazione con il Carbon Disclosure Project (CDP) e con l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) ha presentato il suo Rapporto annuale “Approaching the tipping point: how corporate users are redefining global electricity markets.

Per contrastare i cambiamenti climatici e i correlati eventi meteorologici estremi, che costituiscono 3 dei primi 5 rischi globali nei quali l’umanità potrebbe incorrere nei prossimi10 anni ed anche i 3 fra i 5 che avrebbero l’impatto più forte, come evidenzia l’ultimo Rapporto del WEF, bisogna che anche le imprese facciano la loro parte e soddisfino il loro fabbisogno energetico attraverso fonti di energia rinnovabile.

Lanciata nel 2014 con 12 multinazionali, l’iniziativa RE100 riunisce oggi 122 grandi imprese che si sono poste l’obiettivo di utilizzare solo energia pulita per soddisfare il proprio fabbisogno elettrico, ma alcune hanno già raggiunto questo traguardo. Accanto a veri e propri antesignani come Lego e Google, ne fanno parte, tra gli altri, Microsoft, Marks & Spencer, Crédit Agricole, Swiss RE, Goldman Sachs, Coca Cola Enterprises, Ikea, ognuna con una strategia verde tagliata su misura: c’è chi ha installato impianti rinnovabili, chi acquista solo energia eolica e solare, chi ha optato per i crediti energetici. Tra i membri ci sono anche due imprese italiane: YNAP Group, azienda globale nel luxury fashion e.commerce; SAVE SpA Group, holding che opera principalmente nella gestione degli aeroporti del Nord Est (Venezia/Treviso/Verona-Brescia).

Anche grazie al calo dei costi delle tecnologie per le energie rinnovabili, vi è un notevole spostamento dai certificati di attribuzione delle energie rinnovabili ai contratti diretti con i fornitori (PPA- Power Purchase Agreement), anche più efficaci delle centrali solari installate in situ o dell’acquisto dei Crediti per le Energie Rinnovabili).

I PPA dalla durata variabile (da 10 a 25 anni) sono contratti finanziari in cui uno sviluppatore si fa carico della progettazione, autorizzazione, finanziamento e installazione di un impianto alimentato a rinnovabili sulla proprietà di un cliente a costi minimi o nulli. L’energia generata dall’impianto è venduta al cliente “ospite” a un tasso fisso generalmente inferiore alla tariffa di vendita dell’utility locale.

Tra i membri di RE100, tra il 2015 e il 2016, i PPA sono cresciuti notevolmente, anche se non in maniera uniforme in tutte le aree geografiche, con una maggiore diffusione negli Stati Uniti dove si assiste ad un aumento costante dell’approvvigionamento di elettricità da fonti rinnovabili da parte delle principali imprese, nonostante l’incertezza determinata dalle politiche energetiche di Trump.

Stanno aumentando i casi anche in Europa – ha spiegato Sam Kimmins, responsabile di RE100 presso The Climate Group – ma il tasso di progresso è molto più lento, con una variazione regionale considerevole a seconda del Paese a causa dell’ampia gamma di quadri legislativi”.
Con oltre 100 società internazionali impegnate a rifornirsi di elettricità rinnovabile al 100% attraverso RE100 – ha proseguito Kimmins – abbiamo bisogno di osservare politiche migliori e più solidali in Europa, che possano contribuire a rimuovere gli ostacoli alla diffusione delle rinnovabili e garantire, al contempo, che siano conseguiti gli obiettivi dell’Accordo di Parigi”.

Secondo il Rapporto, i responsabili delle politiche dell’UE hanno l’opportunità di sfruttare appieno il proprio potenziale attraverso la prossima fase della direttiva sulle energie rinnovabili.

I risultati chiave del Rapporto
– Alla fine del 2016, 5 membri avevano raggiunto il 100% di elettricità rinnovabile entro la fine del 2016, mentre altri avevano conseguito gli obiettivi intermedi.
– Tra i maggiori successi del 2016 figurano Bank of America, Astra Zeneca e Coca Cola Enterprises Inc., la cui quota di elettricità rinnovabile è aumentata di oltre tre volte.
– La proporzione di elettricità rinnovabile proveniente da accordi di acquisto di energia è quadruplicata nel 2016, mentre la quantità di elettricità derivante dalla generazione in loco è aumentata di 15 volte (tramite progetti di proprietà del fornitore) e di 9 volte (tramite progetti di proprietà dei membri).
L’88% degli intervistati ha citato il risparmio economico dell’elettricità rinnovabile come uno dei fattori principali: 30 su 74 hanno dichiarato che l’elettricità rinnovabile è risultata o economicamente competitiva o ha generato significativi risparmi sulle bollette energetiche.
– Le barriere politiche rappresentano la sfida più comune per le imprese aderenti a RE100, oltre ad una mancanza di disponibilità di contratti o certificati adeguati in alcuni mercati.

I dati CDP mostrano un salto nell’approvvigionamento di energia rinnovabile e le motivazioni non sono solo ambientali, ma economiche – ha sottolineato Paul Simpson, Capo esecutivo di CDP – Con quasi il 90% delle aziende guidate dalle prospettive economiche connesse alle rinnovabili, si dimostra un rapido punto di svolta nella transizione verso un’economia a zero emissioni. Queste aziende dimostrano che l’energia sta diventando un problema a livello direttivo in tutto il mondo e la sostenibilità è essenziale per la futura sicurezza aziendale. Ora, è tempo di ribaltare il bilancio e far sì che la nuova normalità sia costituita dal 100% rinnovabile”.

 

 

Tags:

Potrebbe interessarti anche...

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *