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Il Report dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che prende in esame le tasse energetiche di 42 Paesi (OCSE e G20) sottolinea come queste non siano allineate con i costi collaterali dell’inquinamento atmosferico e dei cambiamenti climatici. Il profilo dell’Italia.

Le tasse energetiche in quasi tutto il mondo sono troppo basse per produrre benefici effetti ambientali e la riduzione delle emissioni necessaria per contrastare i cambiamenti climatici.

È questa la conclusione principale che si evince dall’ultimo Rapporto dell’OCSE “Taxing Energy Use 2018” che descrive gli schemi di tassazione dell’energia in 42 Paesi dell’OCSE e del G20, che rappresentano circa l’80% dei consumi energetici globali di energia, in 6 settori e per 5 tipi di carburante nel periodo 2012-2015.

Confrontando le imposte tra il 2012 e il 2015 si ottiene un risultato sconcertante – ha affermato il Segretario generale dell’OCSE Angel Gurría, presentando a Parigi il 13 febbraio 2018 il Rapporto – Sono stati fatti o sono tuttora in corso sforzi in molti Paesi per applicare il principio di ‘chi inquina paga’, ma nel complesso i progressi verso un utilizzo più efficace delle tasse per ridurre le emissioni nocive sono lenti e frammentari. I Governi dovrebbero fare di più e meglio”.

I nuovi dati contenuti nel Rapporto mostrano chiaramente che le tasse energetiche non sono allineate con gli effetti collaterali negativi del consumo di energia, non costituendo un deterrente per ridurre i consumi energetici, aumentare l’efficienza energetica e favorire lo spostamento su fonti e forme energetiche meno dannose.

I dati in questione si riferiscono al 2015, prima della COP 21 di Parigi e dell’Accordo lì raggiunto, quindi potrebbero essere intervenuti dei cambiamenti, anche se l’OCSE sottolinea che i sistemi di scambio delle emissioni e i mercati del carbonio esistenti non sono analizzati nel Rapporto, facendo parte di un’altra pubblicazione, ma quand’anche fossero stati inseriti, avrebbero avuto un effetto limitato sul quadro generale.

Secondo il Rapporto, al di fuori dei trasporti su strada, nel 2015 l’81% delle emissioni non era sottoposto a tassazione e le aliquote fiscali, quando applicate, erano ben al di sotto per il 97% delle emissioni dei 30 euro/tCO2 che l’OCSE considera il prezzo minimo per coprire i costi degli impatti negativi sul clima e sull’ambiente.

Inoltre, gli aumenti significativi dell’aliquota fiscale sono stati in gran parte limitati al settore stradale, con imposte sui prodotti petroliferi relativamente elevate con una media di 100 euro /tCO2 in tutti i settori.

Le riforme della tassazione dei carburanti in alcune grandi economie di reddito medio-basso hanno aumentato la quota delle emissioni tassate al di sopra dei costi climatici dal 46% nel 2012 al 50% nel 2015. Segnale incoraggiante è questo, secondo l’OCSE, perché significa che alcuni Paesi stanno rimuovendo le aliquote fiscali più basse sul gasolio rispetto alla benzina.Tuttavia, tali aliquote sui carburanti rimangono ben al di sotto dei livelli necessari per coprire i costi esterni non climatici in quasi tutti i Paesi.

Al contrario di quanto avviene per il carbone che è tassato ad aliquote molto basse o completamente esentato da imposte, nonostante sia responsabile di quasi la metà delle emissioni di CO2 derivanti dal suo utilizzo energetico nei 42 Paesi analizzati.

Comunque, afferma l’OCSE, l’intenso dibattito sulla tassazione del carbonio ha innescato l’azione in alcuni Paesi: la copertura fiscale delle tasse sul carbonio è aumentata dall’1% al 6% nel 2015, anche se le tasse sul carbonio riflettono i costi climatici per appena lo 0,3% delle emissioni. Sono le accise a dominare di gran lunga le aliquote fiscali complessive.

Il danno al clima e alla qualità dell’aria derivante dalla combustione di combustibili fossili può essere contenuto, ma più l’azione viene ritardata, più difficile e costoso diventa affrontare questa sfida – ha sottolineato Gurria – Allineare i prezzi dell’energia con i costi dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento atmosferico è un elemento fondamentale di una politica economica efficace sotto il profilo dei costi, presupponendo urgenti e notevoli miglioramenti. Mentre in alcuni casi può essere ritenuta necessaria una compensazione per i maggiori costi energetici sostenuti dalle famiglie o dalle imprese, in particolare per quelle più vulnerabili, non è possibile prevedere aliquote fiscali o esenzioni più basse, allorché dovrebbero essere favoriti i trasferimenti mirati”.

Stralcio dal sito OCSE della comparazione della carbon tax tra i vari Paesi dell’OCSE e del G20 (fonte: OCSE)

Venendo al profilo dedicato all’Italia che non ha introdotto una carbon tax, si legge, tra l’altro, che:
• Dei sei settori economici [trasporto stradale, trasporto nazionale non su strada, industria, agricoltura e pesca, residenziale e commerciale, ed elettricità] il settore stradale prevede tassi più alti, sia in termini di energia che di contenuto di carbonio. Nel settore stradale, la benzina è tassata alla massima aliquota d’imposta effettiva, il gasolio ha un tasso inferiore in termini di TJ e di CO2. Anche il gas naturale e il GPL sono tassati, ma a tariffe più basse rispetto a benzina e biocarburanti. I biocarburanti sono tassati alle stesse tariffe previste dalla legge per gli equivalenti in combustibili fossili.

• I carburanti utilizzati nel settore del trasporto nazionale non su strada sono tassati, ma sostanzialmente a tassi effettivi minori rispetto all’uso di carburante nel trasporto su strada. I combustibili utilizzati per il trasporto ferroviario sono tassati ad un tasso inferiore, e i carburanti utilizzati per la navigazione e l’aviazione nazionali non sono soggetti a tasse. • I combustibili fossili utilizzati nell’industria e nel settore residenziale e commerciale sono tassati, ma a tassi inferiori rispetto a quelli utilizzati nel settore dei trasporti.

La tassazione sul consumo di gas naturale da parte delle famiglie in Italia si differenzia sulla base del livello di consumo, e le famiglie del Sud Italia pagano aliquote ridotte. Questo si riflette nel Taxing Energy Use sull’utilizzo di energia fiscale, nelle medie non ponderate delle aliquote fiscali per il gas naturale calcolate sulle fasce di consumo per il Nord, il Centro e il Sud Italia. Sulla base dei dati pubblicati nel Taxing Energy Use, le tariffe ridotte nel Sud Italia sono considerate come applicabili al 14% sul consumo totale di gas naturale.

I combustibili fossili utilizzati in agricoltura e nella pesca sono tassati, sebbene la benzina, l’uso di diesel e GPL siano tassati a tassi più bassi se utilizzati per scopi agricoli o ittici.

I prodotti diesel, GPL, olio combustibile, gas naturale e carbone utilizzati per generare elettricità sono tassati ad aliquote minime effettive, mentre la produzione di energia elettrica è tassata (per MWh). Il tasso stabilito sulla produzione di energia elettrica per le imprese è inferiore all’elettricità consumata dalle famiglie.  Spese fiscali e scontiLe seguenti spese fiscali sono incluse nei dati del Taxing Energy Use per l’Italia.

I carburanti utilizzati per la navigazione interna e l’aviazione non sono tassati.

• Una riduzione fiscale parziale viene applicata al diesel utilizzato per le ferrovie nazionali, nonché a gasolio, benzina e GPL utilizzati in attività legate all’agricoltura, all’orticoltura, alle attività di silvicoltura e acquacoltura.

Sul sito dell’OCSE si può leggere le 58 pagine del Rapporto  e osservare le differenze tra i vari Paesi.

 

 

 

 

 

 

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