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L’annuale Rapporto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, che negli anni è divenuto un riferimento per gli addetti ai lavori e per gli utenti, conferma che la qualità dell’ambiente urbano nei 116 capoluoghi di provincia, a cui da quest’anno si sono aggiunte 3 città con elevato numero di abitanti, rimane stabilmente sul “brutto”.

 

Pm10 ancora oltre la norma in 34 aree urbane, gran parte di queste localizzate nel bacino padano, con Torino in testa per numero maggiore di superamenti giornalieri (103), ma situazione ancora più critica per l’ozono, con nella stagione estiva, sempre 2017, ben 84 aree urbane oltre l’obiettivo a lungo termine durante la stagione estiva 2017.

Questo quadro poco edificante sulla qualità dell’aria nelle città italiane, emerge dal Rapporto ”Qualità dell’Ambiente Urbano”, realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), giunto alla XIII edizione e presentato il 14 dicembre 2017 presso l’Auditorium del MATTM.
Il RAU raccoglie i dati relativi a 119 aree urbane (116 capoluoghi di provincia più 3 città con un elevato numero di abitanti), attraverso 10 aree tematiche (Fattori Sociali ed Economici; Suolo e territorio; Infrastrutture verdi; Acque; Qualità dell’aria; Rifiuti; Attività Industriali; Trasporti e mobilità; Esposizione all’Inquinamento Elettromagnetico ed Acustico; Azioni e strumenti per la sostenibilità locale), descrivendone la qualità delle vita e dell’ambiente. Dal 2007, inoltre, il RAU viene accompagnato da un focus di approfondimento che per l’edizione 2017 affronta il tema della mobilità urbana sostenibile.

Oltre, al PM10 e all’ozono, destano preoccupazioni anche i superamenti (2016) in 21 aree urbane del limite annuale per il biossido di azoto (NO2), mentre per il PM2,5 (25 μg/m³), solo 7 città hanno oltrepassato il limite.
Nelle città italiane è ancora alto il numero delle auto euro 0, anche se in calo rispetto al 2015 di quasi 640 mila vetture: da euro 0 ad euro 2 sono quasi 10 milioni, sugli oltre 37 totali.
Nel 2016, è Napoli a presentare la quota più alta (28,3%) di auto intestate a privati appartenenti alla classe euro 0, contro una media nazionale del 10,1%. Varia poco invece, la composizione del parco per tipo di alimentazione rispetto all’anno precedente: Trieste, Como e Varese a continuano a detenere la quota più alta di auto alimentate a benzina, intorno al 70%, contro circa il 26-28% di autovetture a gasolio, mentre ad Isernia, Andria e Sanluri, circolano essenzialmente vetture a gasolio (dal 50 al 54% circa). Dal 2012 al 2016 il parco auto alimentato a GPL a livello nazionale segna un + 18,8%, con Parma e Lanusei che raggiungono le variazioni positive più alte, superiori al 40%, contro Villacidro e Sanluri che riportano, invece, contrazioni rispettivamente del 16 e 15%. Alle Marche, in particolare a Macerata, Fermo e Ancona, soprattutto grazie alla presenza di numerosi distributori in una limitata estensione territoriale, spetta il primato delle auto a metano circolanti (dal 13 al 18% circa).
Nel 2016 sulle strade si sono registrati più incidenti (+0,5%), più feriti (+0,3%), ma meno morti (- 9,7) . Il numero più alto di incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti si rileva a Genova (oltre 15 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti), seguita da Firenze (13,4) e Bergamo (13). Il Comune con il valore più basso è quello di Aosta con 1,4 incidenti ogni 1.000 autovetture circolanti. In linea generale e nel lungo periodo (2007-2016), calano gli incidenti stradali, passati da 112.648 a 81.967 (-27,2%).

Su 119 comuni analizzati dal rapporto, 85 risultano caratterizzati da frane. Complessivamente sono state censite 23.729 frane con una densità media sul territorio dei 119 comuni di 1,12 frane per km2 (sia frane attive che non) . Alcuni comuni ne hanno più di 9 per km2 (Lecco, La Spezia, Lucca, Cosenza e Sondrio), mentre 14 presentano una densità compresa tra 3 e 9 frane (Pistoia, Torino, Vibo Valentia, Livorno, Ancona, Genova, Bologna, Bolzano, Fermo, Perugia, Catanzaro, Pesaro, Campobasso e Massa).
Dal 1999 al 2016, nei comuni in esame sono in atto 384 interventi urgenti per la difesa del suolo già finanziati, per un ammontare complessivo delle risorse stanziate di circa 1 miliardo e 476 milioni di euro. Le città che hanno ricevuto i maggiori contributi statali per la messa in sicurezza e la riduzione del rischio idrogeologico sono in assoluto Genova (354,52 Mln), Milano (171,06 Mln) e Firenze (106,18 Mln), mentre, tra i comuni che hanno il maggior numero di interventi finanziati spiccano il comune di Lucca con 21 interventi, seguito da Vibo Valentia (15), Terni (13), Genova e Messina con 12 interventi e dalle città di Milano, Firenze e Roma con 10. Le città che con il maggior numero di interventi già conclusi è Lucca con 21 interventi, seguita dai comuni di Terni (13) e Messina (12).

Le più alte percentuali di suolo consumato rispetto alla superficie territoriale si raggiungono (2016) a Torino (65,7%), Napoli (62,5%), Milano (57,3%) e Pescara (51,1%). Tra il 2012 e il 2016 è Roma, con oltre 13 milioni di euro all’anno a sostenere i costi più alti in termini di perdita di servizi ecosistemici, seguita da Milano con oltre 4 milioni di euro all’anno.

Una nota positiva viene dalle acque di balneazione, con il 90,4% classificate come “eccellente” e solo l’1,8% con “scarso”. Su 82 Province, 50 detengono solo acque eccellenti, buone o sufficienti e, in particolare, 26 hanno tutte acque eccellenti. In generale, comunque, il numero di acque eccellenti supera l’80% del totale provinciale in 65 casi. La presenza della microalga potenzialmente tossica, Ostreopsis ovata, durante la stagione 2016, è stata riscontrata almeno una volta in 32 Province campione su 41, anche con episodi di fioriture, mentre il valore limite di abbondanza delle 10.000 cell/l è stato superato almeno una volta in 17 Province. In un caso è stato emesso il divieto di balneazione (Ancona) come misura di gestione a tutela della salute del bagnante.

Le percentuali di verde pubblico sulla superficie comunale restano piuttosto basse, con valori inferiori al 5% in 96 dei 119 città analizzate, compresi i 3 nuovi comuni inclusi per la prima volta nel campione di quest’anno, nei quali il verde pubblico non incide più del 2% sul territorio. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%; i più alti si riscontrano nei comuni dell’arco alpino, in particolare a Sondrio (33%) e a Trento (29,7%). La scarsa presenza di verde si riflette ovviamente sulla disponibilità pro capite, compresa fra i 10 e i 30 m2/ab nella metà dei comuni (compresa Guidonia Montecelio). A Giugliano in Campania, invece, si registra il valore minimo (2,2 m2/ab). In linea generale, le aree urbane “più verdi” sono quelle con una significativa presenza di aree protette: Messina, Venezia, Cagliari e L’Aquila. Diminuiscono le aree agricole, altro importante tassello dell’infrastruttura verde comunale con trend negativo di superficie agricola utilizzata (SAU) negli ultimi 30 anni, in ben 100 dei 119 comuni presi in esame, con valori percentuali compresi tra il -1,4% di Viterbo e il -83,7% di Cagliari.

Le installazioni soggette ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) statale e regionale presenti nei 119 comuni, ammontano a 938 (comprese quelle non operative ma con autorizzazione vigente) e sono situate in particolare nelle città di Forlì, Cesena, Ravenna, Modena, Prato, Brescia, Venezia, Verona e Torino. In particolare, sono 46 le installazioni AIA statali concentrate soprattutto a Venezia (7), Ravenna (7 di cui 6 operative), Brindisi (5), Taranto (4), Ferrara e Mantova (3). In particolare, la presenza maggiore di centrali termiche si rileva a Venezia (4), di impianti chimici a Ravenna (4 di cui 3 operativi). L’unica acciaieria integrata sul territorio nazionale è nel comune di Taranto. Le installazioni AIA regionali sono invece 892 e vedono la città di Forlì con il maggior numero di impianti (pari a 58 di cui 44 operativi) seguita da Ravenna (50 di cui 46 operativi), Prato (47) e Cesena (45 di cui 36 operativi).

Sostanzialmente stabile, rispetto all’anno passato, il tasso di crescita delle imprese a livello provinciale, anche se, nel 2016, il saldo è positivo (+0,7%). Il tasso di natalità delle imprese del 6% è il più basso degli ultimi dieci anni, mentre quello di mortalità (5,3%) conferma il rallentamento delle cessazioni registrato negli ultimi due anni (5,4% nel 2015 e 5,6% nel 2014). Sono gli imprenditori under 35, quelli stranieri e le imprenditrici donne che hanno contribuito al saldo positivo con una crescita rispettivamente del 10,2%, del 4,1% e dell’1%.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), un’insufficiente attività fisica è associata in Europa a circa 1 milione di morti l’anno. Spostarsi regolarmente a piedi e in bicicletta per 150 minuti a settimana con attività fisica di moderata intensità, riducedi circa il 10% le cause di mortalità degli adulti. Da questo presupposto è nato il focus del rapporto “Città a piedi”, quest’anno dedicato, appunto, alla mobilità pedonale. Diversi i temi trattati tra cui il legame tra mobilità attiva e lavoro agile: i risultati dell’esperienza “Giornata del lavoro agile”, istituita dal Comune di Milano, mostrano un risparmio nei tempi di spostamento di 106 minuti a persona all’anno.

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