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Nonostante la primavera sia iniziata in Europa con temperature sotto zero, nelle regioni dell’Artico sta arrivando in anticipo di parecchi giorni rispetto a qualche decennio fa, come ha rilevato un recente studio che ha quantificato lo spostamento in avanti di 4 giorni ogni 10° di latitudine, sollevando, in particolare, preoccupazioni per gli impatti sugli uccelli migratori.

Mentre in Europa l’inizio della primavera (quella meteorologica, non già quella astronomica che quest’anno cadrà il 20 marzo) si è presentato “gelato” con temperature abbondantemente sotto lo zero e copiose nevicate, nelle regioni dell’Artico l’ultima settimana dell’inverno ha registrato giorni costantemente sopra 0°.

Alla stazione meteorologica di Cape Morris Jesup (Groenlandia), la più settentrionale del mondo, all’interno del Circolo Polare a circa 700km. dal Polo Nord, per 61 ore consecutive le temperature hanno variato tra i +2 ° e i +6 °C, nonostante sia immersa nel buio.

Il caldo inverno ha avuto dirette conseguenze sul ghiaccio marino che “normalmente” raggiunge la massima estensione alla fine di febbraio, mentre la statunitense NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha registrato a gennaio la minima copertura da quando ha iniziato nel 1979 il monitoraggio e prevede che il 2018 sarà il 4° anno consecutivo di record minimo di ghiaccio marino.

Se occasionali picchi di temperatura non sono rari nell’Artico, gli scienziati sono preoccupati che l’aumento di frequenza e persistenza di questi eventi di riscaldamento estremo costituiscano una forte indicazione dei cambiamenti climatici in corso.

In questo contesto, si inserisce lo Studio “Acceleration of phenological advance and warming with latitude over the past century”, coordinato dall’Università di California – Davis e pubblicato online il 2 marzo 2018 su Nature – Scientific Reports, secondo cui la primavera sarebbe in anticipo di più nelle regioni polari rispetto alle altre aree del Pianeta.

In particolare, per ogni spostamento di 10° di Lat. N dall’equatore, la primavera arriva circa 4 giorni prima rispetto a dieci anni fa, con un tasso maggiore di 3 volte rispetto a precedenti valutazioni.

Ad esempio, nelle località di medie latitudini come Los Angeles, New Orleans o Dallas, lo studio suggerisce che la primavera potrebbe arrivare solo un giorno prima rispetto a dieci anni fa, ma più a nord, come Seattle, Chicago o Washington DC, anticiperebbe di 4 giorni e nelle regioni artiche fino a 16 giorni prima.

Questo studio ha verificato le osservazioni che sono circolate nella comunità scientifica e nei resoconti divulgativi per anni – ha affermato il principale autore Eric Post, ecologista polare e ricercatore presso il Department fo Wildlife, Fish and Conservation Biology (UC-Davis) – Effettivamente, la primavera sta arrivando prima e l’Artico sta sperimentando i maggiori anticipi rispetto alle latitudini più basse. Quello che il nostro studio aggiunge è che collega tali differenze ad un riscaldamento più rapido della primavera a latitudini maggiori

Lo studio costituisce l’analisi fenologica più completa effettuata fino ad oggi sull’avanzamento della primavera e sui conseguenti riflessi sugli uccelli migratori per effetto delle piante che fioriscono in anticipo e del risveglio degli anfibi.

I ricercatori hanno controllato 743 valutazioni pubblicate in precedenza sul tasso di anticipo della primavera sull’emisfero settentrionale che coprono 86 anni, nonché i tassi di riscaldamento primaverile nello stesso intervallo di anni e alle stesse latitudine. Anche tenendo conto delle differenze di durata, di tempo e di località dei precedenti studi, la relazione tra l’anticipo della primavera e la latitudine è risultata forte.

La primavera fornisce importanti spunti biologici per molte specie vegetali e animali, e non è ancora chiaro quanto una primavera anticipata possa incidere sulla fauna e flora dell’intero Pianeta.

Quel che più preoccupa i ricercatori sono i conseguenti impatti sugli uccelli migratori che si spostano per riprodursi delle regioni tropicali a quelle artiche.

Qualunque siano i motivi questi fanno affidamento per spostarsi verso nord in primavera sulla disponibilità di cibo una volta arrivati là – ha sottolineato Post – L’anticipo della primavera a queste latitudini viene amplificato dal riscaldamento così che piante e insetti di cui dovrebbero nutrirsi stanno arrivando più velocemente di quanto non avvenga alle latitudini più basse da quelle da cui quegli uccelli stanno partendo”.

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