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Uno Studio presentato nel corso del Congresso internazionale ERS di Parigi ha documentato per la prima volta che il particolato atmosferico è in grado di minacciare la protezione placentare del feto attraverso la circolazione del sangue.

Lo Studio “Do inhaled carbonaceous particles translocate from the lung to the placenta?” (PA 360 del programma), presentato il 16 settembre 2018 nel corso della sessione “Occupational and environmental lung diseases: asthma and the airways”, al Congresso Internazionale della European Respitary Society (ERS), in svolgimento a Parigi (15-19 Settembre 2018) ha documentato per la prima volta che il PM (particolato atmosferico), le particelle carboniose diffuse nell’aria per effetto della combustione di combustibili fossili, può minacciare la protezione placentare del feto.

Sappiamo da tempo che l’inquinamento atmosferico influisce sullo sviluppo fetale e può continuare a influenzare i bambini anche dopo la nascita e per tutta la vita – ha affermato la Dott.ssa Lisa Miyashita, ricercatrice post-dottorato, che ha presentato lo Studio assieme al Dott. Norrice Liu, pediatra e ricercatore clinico, entrambi membri del gruppo di ricerca del Prof. Jonathan Grigg presso la Queen Mary University di Londra – Quel che ci ha interessa è ricercare se tali effetti siano dovuti alle particelle inquinanti che dai polmoni delle madri si introducano nella placenta. Finora non c’erano state prove che le particelle inalate entrassero nel sangue dai polmoni”:

I ricercatori hanno lavorato su 5 donne incinte che vivevano tutte a Londra e che avevano programmato un parto cesareo al Royal London Hospital. Erano tutte non fumatrici e nessuna, portando a termine una prima gravidanza, aveva avuto particolari complicanze durante la prima gestazione, ed hanno dato il loro assenso ai ricercatori di analizzare le placente dopo il parto.

I ricercatori erano interessati a particolari cellule chiamate macrofagi placentari. I macrofagi esistono in molte parti differenti dell’organismo umano e sono parte integrante del sistema immunitario, lavorando a rendere inattive (fagocitosi) le particelle nocive come batteri e particolato atmosferico. In particolare, i macrofagi placentari aiutano a proteggere il feto.

Il team ha studiato un totale di 3.500 cellule macrofagiche placentari, presenti nelle 5 placente delle donne che avevano portato a termine la gravidanza, con un microscopio ad alta potenza, trovando 60 cellule che tra loro contenevano 72 piccole aree di colore nerastro che i ricercatori hanno attribuito alle particelle carboniose. Mediamente, ogni placenta conteneva circa 5 micrometri quadrati di questa sostanza.

Continuando ad analizzare i macrofagi di 2 placente in maggiore dettaglio con un microscopio elettronico, i ricercatori hanno trovato materiale che hanno ritenuto associato alle minuscole particelle di carbonio. In precedenti ricerche, il team aveva utilizzato le stesse tecniche per identificare e misurare queste particelle nei macrofagi delle vie aeree delle persone.
Abbiamo pensato che esaminare i macrofagi in altri organi potesse fornire prove dirette che le particelle inalate si muovono dai polmoni verso altre parti del corpo – ha aggiunto il Dott. Norrice Liu – Non eravamo sicuri che avremmo trovato le particelle nelle placente, perché i macrofagi delle vie aeree avrebbero dovuto “inghiottirle”, in particolare le particelle più grandi, e solo una minoranza di particelle di piccole dimensioni dovrebbero spostarsi con la circolazione del sangue. I nostri risultati forniscono per la prima volta la particelle inquinanti inalate possono passare dai polmoni al circolo sanguigno e quindi alla placenta. Non sappiamo se le particelle che abbiamo trovato si siano effettivamente introdotte nel feto, ma le nostre prove suggeriscono che questo è effettivamente possibile. Sappiamo anche che le particelle non hanno bisogno di entrare nel corpo del bambino per avere un effetto negativo, perché se hanno un effetto sulla placenta, avrà un impatto diretto sul feto“.

La Professoressa Mina Gaga, Presidente della ERS e direttore medico e capo del Dipartimento Respiratorio presso il Chest Hospital di Atene, non direttamente coinvolta nello Studio, ha rammentato che precedenti ricerche dimostrano che le donne incinte che vivono in città con elevati livelli di inquinamento atmosferico sono più soggette a problemi durante la gravidanza, come la riduzione della crescita fetale, nascite premature bambini con basso peso alla nascita.
Le evidenze suggeriscono che un aumento del rischio di basso peso alla nascita può verificarsi anche a livelli di inquinamento inferiori al limite annuale raccomandato dall’Unione europea – ha sottolineato la Presidente ERS – Questa nuova ricerca suggerisce un possibile meccanismo di come i bambini siano influenzati negativamente dall’inquinamento pur essendo teoricamente protetti nell’utero. Ciò dovrebbe sensibilizzare i clinici e l’opinione pubblica sugli effetti nocivi dell’inquinamento atmosferico nelle donne in gravidanza. Abbiamo bisogno di politiche più rigide per avere aria più pulita e per ridurre l’impatto dell’inquinamento sulla salute in tutto il mondo, perché stiamo già assistendo a una nuova popolazione di giovani adulti con problemi di salute”.

Dopo la recente relazione speciale della Corte dei conti europea che, sottoponendo ad audit l’impianto della Direttiva sulla qualità dell’aria, ha concluso che la nostra salute non è ancora sufficientemente protetta dall’inquinamento atmosferico, si rappresenta ulteriormente la necessità di andare quanto prima ad una revisione della Direttiva, come, peraltro, la Commissione UE sembra essere intenzionata a fare, avendo proposto la Consultazione pubblica (scaduta a luglio) per valutare se le disposizioni ivi contenute continuino ad essere pertinenti, efficaci, efficienti e coerenti con le altre politiche nazionali e dell’UE.

 

 

 

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