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Secondo una ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Oxford in collaborazione con la rete WWA, le temperature senza precedenti di questa estate 2018 osservate nell’Europa settentrionale, con ricorrenti ondate di calore, sono un segnale di ciò che avverrà ed una conseguenza diretta dei cambiamenti climatici.

Mentre nell’Europa meridionale, la prima metà dell’estate 2018 si è rivelata insolitamente umida con frequenti e dannosi temporali, le regioni del Nord Europa stanno registrando una delle estate più calde, con frequenti ondate di calore, periodi di almeno 3 giorni consecutivi di temperature medie giornaliere superiori alle medie giornaliere del periodo di riferimento (per lo più dell’ultimo trentennio).

Già il mese di maggio aveva fatto registrare temperature record nell’Europa settentrionale, con temperature che erano state di 3-4 °C superiori alla media e che avevano superato i 30 °C negli ultimi giorni di maggio.

Uno Studio preliminare effettuato da ricercatori dell’Istituto dei Cambiamenti Ambientali (ECI) presso la Scuola di Geografia e Ambiente dell’Università di Oxford, in collaborazione con World Weather Attribution (WWA), una rete collaborativa di scienziati di vari Istituti di ricerca che mira a dimostrare la fattibilità di studi di attribuzione quasi in tempo reale per eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, rivela che i cambiamenti climatici in atto hanno più che raddoppiato le probabilità che in Europa si abbiano ondate di calore che potrebbero divenire la normalità.

Quello che un tempo era considerato un clima insolitamente caldo diventerebbe una situazione normale – ha affermato Friederike Otto, Vicedirettore dell’ECI – e, in alcuni casi, lo ha già fatto“.

La ricerca ha confrontato le temperature attuali con i record storici di 7 stazioni meteorologiche del nord Europa, due in Finlandia, una ciascuna in Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia.

Queste stazioni sono state selezionate perché i dati delle temperature correnti sono accessibili in tempo reale ed hanno, inoltre, i record digitalizzati che risalgono ai primi anni del 1900. Gli scienziati hanno anche utilizzato modelli informatici per valutare l’impatto dei cambiamenti climatici causati dall’uomo.

Per ogni anno di record storico, il team ha esaminato il periodo di tre giorni consecutivi più caldo. Per il 2018, sono stati i tre giorni più caldi dell’anno finora osservati o previsti a breve termine.

I risultati mostrano che il pianeta si sta decisamente scaldando, e per alcune delle stazioni meteorologiche, le temperature attuali non hanno precedenti nel record storico.

Abbiamo scoperto che per la stazione meteorologica nell’estremo nord, nel Circolo Polare Artico, l’attuale ondata di calore è semplicemente straordinaria, senza precedenti nel record storico – ha osservato Geert Jan van Oldenborgh, ricercatore senior presso il Royal Netherlands Meteorological Institute (KNMI ) – E mentre questo è un risultato sorprendente, è difficile per noi quantificare l’aumento della probabilità con precisione perché le temperature estive variano molto da un anno all’altro, rendendo impossibile stimare la tendenza dalle osservazioni. Lo stesso vale per le altre tre stazioni del nord. Ma per le 3 stazioni più a sud, nei Paesi Bassi, in Danimarca e in Irlanda, il record storico ci consente di operare un calcolo, mostrando che i cambiamenti climatici hanno generalmente aumentato più del doppio la probabilità delle ondate di calore”.

Di queste 3 stazioni più meridionali, quella che mostra il più basso aumento di probabilità dovuto ai cambiamenti climatici di origine antropica è Dublino, con una incidenza di 1.2-3.3 e una stima media di 2. Per Copenaghen le probabilità sono aumentate di un fattore 2.4-12, con una stima di 5; e per De Bild (Paesi Bassi), 1.6-16, migliore stima 3.3.
Per le 4 stazioni più a nord, osservazioni e modelli indicano un aumento della probabilità, ma è molto più difficile da quantificare.

Il periodo di 3 giorni consecutivi di caldo anomalo nel 2018 (fino alla fine di luglio) rispetto alla media del periodo 1981-2010. Sulla base dei dati osservati fino al 24 luglio e le previsioni fino al 31 luglio. Fonte: WWA

Il gruppo di ricercatori sottolinea che il Rapporto si basa sull’analisi preliminare, poiché la pubblicazione è avvenuta alla fine delle ondate di calore dell’estate 2018, e la definizione del periodo come “evento estremo” si basa sulle temperature previste, piuttosto che sui risultati quantitativi effettivi. I dati più precisi possono essere raccolti solo dopo la fine dell’estate, tuttavia, osservano i ricercatori, le potenziali implicazioni ambientali e sociali dei risultati sono innegabili, indicando che le azioni di mitigazione e adattamento dovrebbe essere intraprese prima piuttosto che dopo.

Questi risultati mostrano che la società può e dovrebbe prepararsi – ha sottolineato Otto ma al contempo possiamo e dovremmo limitare la crescente probabilità degli eventi meteorologici estremi, riducendo quanto più velocemente possibile le emissioni di gas serra”.

Il team della WWA che ha messo in rete il 27 luglio 2018 i risultati dello Studio prevede di pubblicarli formalmente su una rivista scientifica, quale parte di una approfondita analisi di questa straordinaria estate 2018, per valutare anche se i cambiamenti climatici abbiano avuto un ruolo nella prolungata alta pressione instauratasi sull’Europa settentrionale da maggio e, in caso affermativo, in quale misura.

 

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