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È in vigore il DM recante i nuovi CAM – Criteri Ambientali Minimi per “l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici” che sostituiscono quelli già previsti dell’Allegato 2 al DM 11 gennaio 2017.

Sulla G.U. n. 259 del 6 novembre 2017 è stato pubblicato il Decreto 11 ottobre 2017 del Ministero dell’Ambiente recante Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici con cui vengono adottati i nuovi CAM che, ai sensi del D. Lgs. 50/2016 (il cosiddetto “Codice degli Appalti) che le amministrazioni pubbliche sono tenute ad utilizzare nell’ambito delle procedure d’appalto per nuove costruzioni, ristrutturazioni, manutenzioni, riqualificazione energetica di edifici e per la gestione dei cantieri.

Tali CAM erano già stati definiti dal precedente DM 11 gennaio 2017, ma c’era la necessità di una loro revisione sia per ottemperare completamente all’art. 34 del Codice Appalti indicando i criteri, in funzione delle tipologie di intervento e della localizzazione delle opere da realizzare (per rendere più flessibile l’applicazione delle specifiche tecniche e delle condizioni di esecuzione contrattuali), che alle disposizioni del D.Lgs. 19 aprile 2017, n. 56 “Disposizioni integrative e correttive al D.Lgs 18 aprile 2016, n. 50” (il cosiddetto “Correttivo del Codice degli Appalti“), che ha esteso l’obbligo dei CAM a tutte le categorie di appalto e all’intero valore dell’importo di gara, eliminando anche la previsione di percentuali progressive.

Pertanto, l’Allegato 2 al DM 11 gennaio 2017 viene sostituito dall’Allegato al DM 11 ottobre 2017.

Le stazioni appaltanti potranno applicare in misura diversa, motivandone le ragioni, le prescrizioni previste dai nuovi criteri (riduzione del consumo di suolo e mantenimento della permeabilità dei suoli) e (illuminazione naturale).

L’utilizzazione dei CAM definiti nell’Allegato consente alla stazione appaltante di ridurre gli impatti ambientali degli interventi di nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici, considerati in un’ottica di ciclo di vita. Nei casi di affidamento del servizio di progettazione, i criteri dovranno costituire parte integrante del disciplinare tecnico elaborato dalla stazione appaltante in modo da indirizzare la successiva progettazione.

Deve essere tenuto presente che tali criteri non sostituiscono per intero quelli normalmente presenti in un capitolato tecnico, ma si vanno ad aggiungere ad essi, cioè essi specificano dei requisiti ambientali che l’opera deve avere e che si vanno ad aggiungere alle prescrizioni e prestazioni già in uso o a norma per le opere oggetto di questo documento.

Nell’applicazione dei criteri si intendono fatti salvi norme e regolamenti più restrittivi (es. piani di assetto di parchi e riserve, piani paesistici, piani territoriali provinciali, regolamenti urbanistici e edilizi comunali, piani di assetto idrogeologico etc.) così come i pareri delle soprintendenze.

Per evitare che in fase di esecuzione dei lavori vengano apportate modifiche non coerenti con la progettazione, è necessario che la pubblica amministrazione indichi esplicitamente nel bando di gara o nei documenti di affidamento che sono ammesse solo varianti migliorative rispetto al progetto oggetto dell’affidamento redatto nel rispetto dei CAM, ossia che la variante preveda prestazioni superiori rispetto al progetto approvato.

Prima di procedere ad un appalto di lavori pubblici ovvero nella fase dello Studio di fattibilità è necessario verificare attraverso una relazione redatta da un professionista abilitato e iscritto agli albi o registri professionali, se non sia possibile recuperare edifici esistenti, riutilizzare aree dismesse o localizzare l’opera pubblica in aree già urbanizzate/degradate/impermeabilizzate, anche procedendo a varianti degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica.

Per la valutazione delle offerte la P.A. potrà ricorrere anche a dei requisiti premianti.
Per la riqualificazione energetica, tra i CAM:

acquisizione di diagnosi energetiche;
sistemi di approvvigionamento energetico in grado di coprire in parte o in toto il fabbisogno energetico con la produzione di energia da fonti rinnovabili;
garanzia di determinate prestazioni energetiche.-

Il progetto deve prevedere, tra l’altro, l’uso di materiali composti da materie prime rinnovabili, una distanza minima per l’approvvigionamento dei prodotti da costruzione e il miglioramento delle prestazioni ambientali dell’edificio.

Non si possono usare sostanze dannose per l’ozono, ad alto potenziale di riscaldamento globale.
L’uso di materia recuperata o riciclata deve essere almeno il 15% (in peso) sul totale di tutti i materiali utilizzati.
I componenti edilizi devono inoltre garantire la possibilità di essere sottoposti a demolizione selettiva ed essere riciclabili o riutilizzabili, a fine vita.

Almeno il 70% dei rifiuti non pericolosi generati durante la demolizione e rimozione degli edifici deve essere avviato a operazioni per essere riutilizzato, recuperato o riciclato. Sono esclusi gli scavi.

Sui sito del Ministero dell’Ambiente  è possibile acquisire chiarimenti sulla base di domande formulate.

 

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