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I nuovi CAM per l’illuminazione pubblica

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È in vigore il DM recante i Criteri Ambientali Minimi per l’acquisizione di sorgenti luminose per illuminazione pubblica, l’acquisizione di apparecchi per illuminazione pubblica, l’affidamento del servizio di progettazione di impianti per illuminazione pubblica, che sostituiscono quelli definiti con DM 23 dicembre 2013, resisi necessari per adeguarli sia alle innovazioni tecnologiche sia al nuovo Codice degli Appalti e al successivo correttivo, che hanno introdotto l’obbligatorietà dei criteri di sostenibilità energetica ed ambientale e l’estensione a tutte le categorie di prodotti e servizi e all’intero valore dell’importo di gara.

Nel S. O. n. 49 alla G. U. n. 244 del 18 ottobre 2017 è stato pubblicato ed è entrato in vigore il Decreto 27 settembre 2017 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) Con D. Min. Ambiente e Tutela Terr. e Mare 27/09/2017, recante “Criteri Ambientali Minimi per l’acquisizione di sorgenti luminose per illuminazione pubblica, l’acquisizione di apparecchi per illuminazione pubblica, l’affidamento del servizio di progettazione di impianti per illuminazione pubblica“, con cui sono stati adottati i nuovi CAM che, ai sensi del D. Lgs. 50/2016 (il cosiddetto “Codice degli Appalti), le amministrazioni pubbliche debbono utilizzare nell’ambito delle procedure d’acquisto di sorgenti di illuminazione per illuminazione pubblica, apparecchi d’illuminazione per illuminazione pubblica e nel caso di affidamento del servizio di progettazione di impianti per illuminazione pubblica.

Tali CAM erano già stati definiti dal precedente Decreto Ministeriale del 23 dicembre 2013 per categorie merceologiche inserite nel “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della pubblica amministrazione” meglio noto come Piano d’Azione Nazionale sul Green Public Procurement (PAN GPP), approvato con Decreto Interministeriale n. 135 dell’11 aprile 2008 e successivamente aggiornato con il D.M. 10/04/2013, che ha come obiettivi, attraverso l’unione delle esigenze di sostenibilità e dell’interesse all’acquisto di beni e servizi, la riduzione dell’uso delle risorse naturali, la sostituzione delle fonti energetiche non rinnovabili con quelle rinnovabili, la riduzione della produzione di rifiuti, emissioni inquinanti e rischi ambientali.

Il loro aggiornamento si è reso necessario, sia per adeguarli alle innovazioni tecnologiche, al mercato di riferimento, ai risultati delle precedenti applicazioni, alle nuove indicazioni della Commissione UE.

Soprattutto, c’era la necessità di una loro revisione dopo la trasposizione nel nostro ordinamento della disciplina europea sugli appalti con il D.Lgs 18 aprile 2016, n. 50 (il cosiddetto “nuovo Codice Appalti“), che ha previsto con l’Art. 34 (commi 1 e 2) l’applicazione dei “Criteri di sostenibilità energetica ed ambientale” da parte delle stazioni appaltanti per contribuire agli obiettivi ambientali previsti dal PAN GPP, e con il successivo D.Lgs. 19 aprile 2017, n. 56 “Disposizioni integrative e correttive al D.Lgs 18 aprile 2016, n. 50” (il cosiddetto “Correttivo del Codice degli Appalti“), che ha esteso l’obbligo dei CAM a tutte le categorie di appalto e all’intero valore dell’importo di gara, eliminando anche la previsione di percentuali progressive .

Il rapido avanzamento tecnologico ci consente oggi di fissare performance ambientale più elevate rispetto a pochi anni fa, che possono portare non solo grandi benefici in termini di efficienza energetica e di riduzione dell’inquinamento, ma anche di risparmio per le casse delle amministrazioni – ha affermato il Ministro Gian Luca GallettiÈ una novità che acquisisce ancor più importanza a seguito dell’approvazione recente del nuovo Codice degli appalti, che rende obbligatoria l’applicazione di questi criteri“.

È stato stimato che la sostituzione di tutti i vecchi impianti di illuminazione pubblica porterebbe un possibile risparmio economico di circa 500 milioni di euro l’anno per gli enti locali, nonché una riduzione consistente dei consumi energetici e delle emissioni di gas serra.

Il Decreto in oggetto definisce i criteri CAM che le Amministrazioni pubbliche debbono utilizzare nell’ambito delle procedure d’acquisto e di eventuali installazioni di:

*Sorgenti di illuminazione per illuminazione pubblica:

lampade a scarica ad alta intensità (lampade al sodio ad alta pressione e lampade agli alogenuri metallici) e/o

– moduli LED (moduli LED integrati; moduli LED indipendenti; moduli LED da incorporare;

moduli LED per aggiornamento tecnologico di sistemi a scarica) e/o

– sorgenti luminose di altro tipo e/o

– alimentatori per lampade a scarica o moduli LED

(un modulo LED completo di ottica e sistema di alimentazione viene considerato equivalente ad un apparecchio di illuminazione).

* Apparecchi d’illuminazione per illuminazione pubblica con ridotto impatto ambientale in un’ottica di ciclo di vita:

– sorgenti luminose e alimentatori per apparecchi di illuminazione;

– apparecchi per illuminazione stradale;

– apparecchi per illuminazione di grandi aree, rotatorie, parcheggi;

– apparecchi per illuminazione di aree pedonali, percorsi pedonali, percorsi ciclabili, aree ciclo-pedonali;

– apparecchi per illuminazione di aree verdi;

– altri apparecchi di illuminazione che non ricadono nelle precedenti descrizioni.

* Nel caso, di affidamento del servizio di progettazione di impianti per l’illuminazione pubblica:

servizi elettrici;

– servizi di tecnica di illuminazione artificiale e naturale;

– servizi di progettazione di sistemi elettrici;

– servizi di progettazione tecnica di impianti.

Non rientrano nell’oggetto del documento:

– pali, strutture di sostegno ed ogni altro tipo di supporto degli apparecchi di illuminazione; – illuminazione di: gallerie, parcheggi privati ad uso privato, aree private a uso commerciale o industriale, campi sportivi, monumenti, edifici, alberi, ecc.(illuminazione artistica).

È stato affrontato anche l’aspetto dell’inquinamento luminoso finalizzato, oltre che al risparmio energetico, anche alla salvaguardia dell’ambiente notturno, del paesaggio, della biodiversità, degli equilibri ecologici e della salute umana e a consentire attività culturali-ricreative. Per questo motivo il flusso luminoso non indirizzato verso l’ambito da illuminare o emesso sopra l’orizzonte dagli apparecchi di illuminazione di un impianto pubblico deve essere il più possibile contenuto. Il progetto di un impianto di illuminazione pubblica deve contenere la documentata valutazione dei possibili impatti derivanti dalla realizzazione degli impianti, tale valutazione dovrà essere fatta per tutte le fasi di vita dell’opera, in maniera tale da fornire una analisi completa e ponderata degli interventi di mitigazione da mettere in atto. In merito alla salvaguardia del paesaggio, nella progettazione degli impianti di illuminazione deve essere effettuata una valutazione preliminare a differenti scale di percezione (di sito e di area vasta) al fine di non alterare, semmai valorizzare, gli elementi caratterizzanti il paesaggio stesso.

Le specifiche tecniche, definite in ciascuna scheda relativa ad una tipologia di prodotti/servizi, debbono essere utilizzate sia nelle attività di manutenzione e/o riqualificazione di un impianto esistente, sia in quelle di realizzazione di un nuovo impianto.

In ogni scheda i CAM sono divisi in 4 sezioni:

requisiti dei candidati (criteri di base): atti a provare la capacità tecnica del candidato ad eseguire il contratto (di fornitura/servizio) in modo da ridurne gli impatti ambientali;

specifiche tecniche (criteri di base): che definiscono il livello minimo da raggiungere in relazione ai più significativi impatti ambientali dei prodotti/servizio, non escludendo comunque che le Amministrazioni pubbliche che hanno obiettivi più ambiziosi di rispetto e protezione dell’ambiente possano decidere di utilizzare criteri più restrittivi;

clausole contrattuali (criteri di base): criteri di sostenibilità che l’appaltatore si impegna a rispettare durante lo svolgimento del contratto;

criteri premianti (criteri di aggiudicazione): criteri di valutazione dell’offerta cui debbono essere attribuiti, nei documenti della procedura d’acquisto, specifici punteggi. Attribuendo punteggi significativi a criteri ambientali è possibile far emergere le offerte che si qualificano per caratteristiche e prestazioni più sostenibili di quelle corrispondenti ai soli criteri “di base”, consentendo di premiare l’innovazione e l’eccellenza per la sostenibilità senza imporre a tutti gli offerenti il rispetto di criteri di base che corrispondono a caratteristiche/prestazioni non ancora molto diffuse o più complesse e che potrebbero scoraggiare la partecipazione alla gara ed il suo stesso esito. Considerato inoltre che l’impatto ambientale dell’illuminazione pubblica (lampade, apparecchi di illuminazione e impianti) lungo il ciclo di vita è molto elevato è opportuno che le Amministrazioni assegnino complessivamente ai criteri ambientali premianti una parte significativa del punteggio totale disponibile.

Allo scopo di fornire supporto alle Amministrazioni per la verifica del rispetto dei singoli criteri, la definizione di ognuno di questi è completata dall’indicazione, sotto la voce “verifica”, dei mezzi di prova del rispetto del criterio stesso che consistono in:

– la documentazione che l’offerente, l’aggiudicatario provvisorio o l’appaltatore è tenuto a presentare per comprovare la conformità del prodotto/servizio al criterio (mezzi di prova) nelle diverse fasi del processo di acquisizione e di esecuzione del contratto;

– i mezzi di presunzione di conformità (ad esempio il possesso di etichette ambientali di Tipo I, conformi alla ISO 14024) che l’Amministrazione può accettare al posto delle prove dirette.

La verifica del rispetto del criterio delle clausole contrattuali viene effettuata in fase di esecuzione del contratto. In sede di offerta, l’offerente deve presentare una dichiarazione d’impegno del legale rappresentante o persona delegata per tale responsabilità, resa nelle forme appropriate. A questo proposito si ricorda che l’Amministrazione deve prevedere, nella procedura d’acquisto, sanzioni per i casi di inadempimento riscontrati in fase di esecuzione.

Il MATTM fa sapere, inoltre, che entro la fine anno sarà pronta la scheda che aggiorna i Criteri del servizio di gestione degli impianti di illuminazione pubblica, con l’obiettivo di migliorare gli aspetti gestionali, fare una migliore manutenzione e gestione degli apparati dismessi attraverso un loro recupero, in un maggiore coordinamento con le altre attività di manutenzione e gestione delle aree urbane.

In copertina: La locandina del Convegno “Verso un modello di Economia Circolare: un nuovo inizio per l’illuminazione pubblica” che si terrà venerdì 27 ottobre dalle 9.30 alle 13 presso lo Spazio Hera in Viale Berti Pichat, 2/4 a Bologna. Fra i temi trattati, in linea con il progetto europeo CESME a cui partecipa la Città Metropolitana di Bologna, ci saranno i Criteri Ambientali Minimi all’interno del quadro normativo nazionale, i CAM per apparecchi ed impianti di illuminazione, come misurare la circolarità e gli impatti ambientali di un impianto di illuminazione, quale può essere un modello di economia circolare per l’Italia. Nel programma, fra gli altri, sono presenti il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, il presidente ANCI Emilia-Romagna Daniele Manca, l’Amministratore delegato Hera Stefano Venier, il Capo di Gabinetto del Ministero dell’Ambiente Raffaele Tiscar.

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