Caricamento...

Type to search

Condividi

La Commissione globale sulla nuova economia climatica ha presentato presso la sede dell’ONU il suo ultimo report che evidenzia come abbandonare un’economia basata sui combustibili fossili e sullo spreco di risorse qual è il modello attuale, farebbe aumentare la crescita globale e nuovi posti di lavoro.

The Global Commission on the New Climate Economy, iniziativa indipendente istituita per esaminare se sia possibile ottenere una crescita economica duratura e al contempo affrontare i rischi dei cambiamenti climatici, di cui fanno parte a titolo gratuito ex Presidenti, Capi di Governo e Ministri, Economisti ed esperti di finanza di 20 nazioni ed è co-presieduta da Paul Polman Amministratore delegato di Unilever e da Lord Nicolas Stern, autore del famoso Rapporto che nel 2006 metteva in guardia sui rischi per l’economia globale derivanti dai cambiamenti climatici, ha presentato il 5 settembre 2018 al Palazzo delle Nazioni Unite di New York un nuovo Rapporto dal titolo “Unlocking the Inclusive Growth Story of the 21st Century”.

Il Rapporto stima che una forte azione congiunta per combattere il global warming, in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, determinerebbe benefici economici di almeno 26.000 miliardi di dollari entro il 2030, rispetto al business-as-usual.
Lo scopo di questo rapporto è di mostrare come accelerare il passaggio a questo nuovo percorso di crescita – ha affermato Helen Mountford, Direttrice del programma della New Climate Economy e principale autrice – Descrive i vantaggi di farlo, le sfide che ci attendono e i chiari acceleratori o azioni che possono essere assunti per raccogliere pienamente i frutti di una crescita più forte, più pulita e più equa“.

Evidenziando le opportunità in 5 sistemi economici chiave (energia, città, cibo e uso del suolo, acqua e industria), il Rapporto dimostra che un’azione ambiziosa attraverso questi sistemi potrebbe portare guadagni economici netti rispetto ai soliti modelli economici. Entro il 2030, in particolare:
– si creerebbero oltre 65 milioni di nuovi posti di lavoro a basse emissioni di carbonio, equivalenti a quelli di tutta la forza lavoro del Regno Unito e dell’Egitto messi insieme [ndr: secondo il WESO 2018 dell’ILO, pubblicato il 14 maggio 2018, con le azioni volte a contenere il riscaldamento globale entro i +2 °C sarebbero 24 milioni i nuovi posti di lavoro che si creerebbero al 2030];
– si eviterebbero oltre 700.000 morti premature da inquinamento atmosferico [ndr: secondo le stime aggiornate che OMS ha diffuso il 2 maggio 2018, 9 persone su 10 nel mondo continuano a respirare aria contenente elevati livelli di sostanze inquinanti e sono 7 milioni quelle che muoiono ogni anno prematuramente a causa dell’inquinamento atmosferico ambientale, fuori e dentro le mura domestiche].;
– si potrebbero generare, attraverso la riforma dei sussidi e l’aumento del prezzo del carbonio, circa 2,8 trilioni di dollari di entrate governative – equivalenti all’attuale PIL dell’India – fondi che possono essere utilizzati per investimenti in altre priorità pubbliche o ridurre le imposte fiscali più distorsive [ndr: la Commissione ad alto livello della Coalizione che deve assicurarsi che l’Accordo di Parigi sia implementato con misure conseguenti per introdurre un equo prezzo sul carbonio, nel suo Rapporto, presentato lo scorso anno, ha evidenziato che le tariffe sul carbonio sono attualmente troppo basse rispetto a quanto sarebbe necessario, con, peraltro, l’85% delle emissioni che non sono soggette ad alcun vincolo, e che di questo passo non solo non si raggiungeranno gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ma neppure quelli di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda ONU al 2030].

Ora possiamo vedere che questa nuova storia di crescita racchiude dinamiche molto potenti: innovazione, apprendimento all’azione ed economie di scala – ha commentato Nicholas Stern co-Presidente della Global Commission – Inoltre, ci offre la combinazione molto attraente di città in cui possiamo muoverci, respirare ed essere produttivi; infrastrutture sostenibili che non sono solo pulite ed efficienti, ma che resistono anche a condizioni climatiche estreme sempre più frequenti e gravi; ed ecosistemi che sono più produttivi, robusti e resilienti. Gli attuali modelli economici non riescono a catturare ne le potenti dinamiche che le qualità molto attraenti delle nuove tecnologie e strutture. Quindi sappiamo che stiamo sottovalutando enormemente i benefici di questa nuova storia di crescita. Inoltre, diventa sempre più chiaro che i rischi dei danni causati dai cambiamenti climatici sono immensi e che i punti di non ritorno e le irreversibilità sono sempre più vicine”.

Il Rapporto, infatti, non analizza solo i benefici di una più incisa azione climatica, ma anche i costi dell’inazione con perdite economiche annuali ben superiori a quelle che si sono registrate nel 2017 a causa dei cambiamenti climatici, stimate in oltre 320 miliardi di dollari, e che determinerebbe 140 milioni si rifugiati climatici entro il 2050.

La Commissione Globale, pertanto, chiede ai Governi, alle imprese e ai leader finanziari di dare urgentemente priorità alle azioni su 4 fronti nei prossimi 2-3 anni:
intensificare gli sforzi sulla tariffazione del carbonio e passare alla divulgazione obbligatoria dei rischi finanziari correlati al clima;
accelerare gli investimenti in infrastrutture sostenibili;
sfruttare le disponibilità finanziarie del settore privato e liberare l’innovazione;
costruire un approccio centrato sulla persona che condivida i vantaggi in modo equo e garantisca che la transizione sia giusta.

Questo è ben più di un semplice rapporto – ha sottolineato Felipe Calderón, ex-Presidente del Messico e promotore della Global Commission di cui è attualmente Presidente onorario – È un manifesto su come possiamo trasformare una crescita migliore e un clima migliore nella realtà. È tempo di legiferare, innovare, governare e investire in modo decisivo verso un mondo più giusto, più sicuro, più sostenibile“.

Speriamo che i negoziatori che in questi giorni sono riuniti a Bangkok per approntare le linee guida per l’Accordo di Parigi da approvare alla COP24 di Katowice (3-14 dicembre 2018) trovino il tempo leggere almeno la sintesi di tale Rapporto prima di porre veti o distinguo al tavolo delle trattative, che possano far fallire una conclusione positiva della riunione supplementare, indetta proprio perché il tempo a disposizione per raggiungere un’intesa è assai esiguo.

 

Tags:

Potrebbe interessarti anche...

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *