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L’AEEGSI che da quest’anno assume la denominazione “Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente” (ARERA), ampliando il suo ruolo regolatorio al settore dei rifiuti, ha deliberato le nuove tariffe dal 1° gennaio 2018 per i consumi di elettricità e gas che comportano un aumento per la famiglia tipo rispettivamente del 5,3% e del 5%, il rincaro più alto degli ultimi 10 anni, che sarebbe stato ancora maggiore per l’elettricità se non fosse stata differita di un anno l’ultima fase della riforma TD.

Dal 1° gennaio 2018 la famiglia tipo (quella che consuma mediamente energia elettrica attorno ai 2.700 kWh all’anno e impegna una potenza di 3 kW, sui 1.400 m3 annui di gas) avrà un aumento delle bollette del 5,3%, per le forniture elettriche, mentre per quelle del gas del 5%.
Lo ha deciso l’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI) a seguito dell’aggiornamento delle condizioni economiche di riferimento per le famiglie e i piccoli consumatori nei servizi di tutela.

Per effetto del comma 528 della Legge di Bilancio 2018 , dal 1° gennaio 2018 l’Autorithy sostituisce la sua denominazione in “Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente” (ARERA), con i componenti del Consiglio direttivo che passeranno da 3 a 5.
La trasformazione era già prevista ed auspicata, vista la grande differenza tra le varie regioni italiane dei costi unitari per la gestione dei rifiuti e la necessità di una loro regolazione indipendente. Non è ancora chiaro, tuttavia, perché il Governo insieme all’accoglimento dell’emendamento alla Legge di Bilancio che ha attribuito le nuove competenze all’Autorithy, non abbia introdotto anche la proroga del vecchio Collegio che scadrà a metà febbraio 2018. Invero, una ragione dovrebbe pur esserci e potrebbe risultare dalla decisione di procedere ad una nomina dei 3 membri in scadenza, lasciando al nuovo Parlamento e Governo, che si insidieranno dopo le elezioni politiche di marzo, l’integrazione degli altri 2, anche se l’operazione è piuttosto complicata dal momento che tali nomine debbono passare al vaglio del parere vincolante delle Commissioni parlamentari dove è richiesta la maggioranza dei due terzi (articolo 2, comma 7 della legge 14 novembre 1995, n. 481).

Ritornando al Comunicato dell’AEEGSI del 29 dicembre 2017, viene precisato che:
l’aumento dell’elettricità è legato ad una serie di fattori concomitanti (ben 9), tutti al rialzo, che hanno portato ad una decisa crescita dei prezzi all’ingrosso nell’ultimo trimestre (+20% del Prezzo Unico Nazionale solo a novembre rispetto ad ottobre);
– per il gas, invece, l’aumento è sostanzialmente determinato dalle attese dinamiche legate alle stagioni invernali, con consumi e quotazioni in aumento a livello europeo, che, in un mercato unico, implicano la crescita dei prezzi anche nei mercati all’ingrosso italiani.

E sull’aumento della bolletta elettrica si sono subito innescate le polemiche.
C’è chi enfatizza il peso degli “Oneri generali relativi al sostegno delle energie rinnovabili ed alla cogenerazione” ovvero degli incentivi alle fonti “pulite”.
Al riguardo, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha pubblicato nel mese di novembre 2017 uno Studio dedicato dal titolo “La spesa energetica delle famiglie e le risorse impegnate per la promozione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica” (attualmente non scaricabile, avendo il GSE rinnovato il 21 dicembre 2017 il nuovo sito) in cui si evidenzia che la famiglia tipo nel 2016 ha contribuito a finanziare gli investimenti gestiti dal GSE con circa 136 euro nella bolletta energetica, di cui 112 euro sono stati gli oneri per lo sviluppo delle rinnovabili, che hanno permesso tuttavia di evitare l’immissione in atmosfera di 44 Mton di CO2 e di creare 39.000 posti di lavoro tra diretti ed indiretti.

Altri commentatori, viceversa, sottolineano il peso che ha sulla bolletta gli sgravi fiscali alle imprese energivore di cui al recente il recente Decreto del MiSE del 21 dicembre 2017.
Il Decreto attua l’articolo 19 della Legge europea 2017, volto a riordinare il sistema delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia elettrica, al fine di armonizzarlo alle disposizioni comunitarie in materia ovvero di colmare il gap sui prezzi dell’energia elettrica rispetto agli altri Paesi europei, secondo quanto previsto nella Strategia energetica nazionale, recentemente adottata. Anche in questo caso i numeri chiariscono la situazione, meglio di ogni commento.
L’Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, pubblicata dall’ENEA il 22 dicembre 2017, ha confermato che il differenziale del prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia rispetto ai principali Paesi europei è cresciuto ancora con punte del 60% in più nel confronto con la Germania, il nostro principale competitor manifatturiero in Europa (20 punti percentuali in più rispetto all’inizio dell’anno), soprattutto per le imprese della fascia dei consumi medio-alta.

Bisogna aggiungere, peraltro, che senza la sollecitazione dell’AEEGSI a Governo e Parlamento per rinviare al 1° gennaio 2019 il completamento della riforma TD, inerente le componenti a copertura degli oneri generali di sistema per i clienti domestici, la bolletta sarebbe salita per 22 dei 29 milioni di utenti domestici fino al 9%.

Di seguito riportiamo i 9 fattori che secondo l’AEEGSI hanno inciso sulla tariffa elettrica.
1. La ripresa dei consumi (+1,6% la domanda elettrica in Italia nei primi 11 mesi del 2017), da confermare nel 2018, positiva come segno della ripresa delle attività produttive, ma con l’effetto parallelo di una risalita dei prezzi all’ingrosso.
2. L’indisponibilità prolungata di alcuni impianti nucleari francesi, con una crescita delle quotazioni dell’elettricità all’ingrosso nel mercato d’oltralpe, che influenza al rialzo anche quello italiano e ne riduce i volumi importati dalla Francia.
3. Le limitazioni dei transiti di elettricità nella rete italiana, soprattutto nel Sud-Italia, comportando una riduzione complessiva dell’efficienza del sistema.
4. La minore disponibilità della generazione idroelettrica nazionale per la scarsa idraulicità del periodo (il 2017 è stato l’anno più “arido” degli ultimi 200 anni), sostituita dalla più onerosa produzione delle centrali a gas.
5. L’aumento stagionale dei prezzi all’ingrosso del gas a livello europeo (e quindi anche italiano) che ha contribuito a far innalzare i prezzi elettrici.
6. L’aumento della componente legata al dispacciamento, cioè quella per mantenere adeguato ed in equilibrio il sistema elettrico.
Tutti i fattori di cui sopra hanno determinato la crescita dei costi incidendo per il 3,8% sull’aumento della tariffa per la famiglia tipo ( +1,3% per i costi di acquisto; +1,2% circa per i costi di dispacciamento; +1,3% circa per la componente di perequazione per il recupero tra costi di approvvigionamento attesi e quelli reali registrati nei trimestri precedenti).
7. L’aumento degli oneri legati alle risorse interrompibili (per tutto il 2018) per la sicurezza del sistema elettrico, come previsto dagli indirizzi del MiSE, sulla base delle analisi condotte da Terna (nelle more dell’operatività del mercato della capacità di cui il Governo italiano non ha ancora ottenuto autorizzazione da Bruxelles).
8. L’aumento dei costi per le Unità essenziali alla sicurezza, decisa dall’Autorità in base alle indicazioni di Terna.
9. L’aumento degli oneri generali di sistema dovuto al rafforzamento delle agevolazioni per le industrie manifatturiere energivore, di cui al Decreto sopra citato.
Questo secondo gruppo contribuisce al +1,9% sulla spesa del cliente tipo, determinato per intero dalla variazione della componente degli oneri generali per la copertura degli incentivi alle imprese, mentre sono stabili tutte le altre componenti.
C’è poi da aggiungere un leggero aggiustamento per la componente di commercializzazione e vendita, +0,1% sulla spesa del cliente tipo.
A questi rialzi, bisogna poi sottrarre il calo delle tariffe di trasmissione, distribuzione e misura (-0,5%).
Si arriva così al +5,3 % finale per la spesa complessiva del cliente tipo.
C’è da rammentare che solo il 30% del maggior onere per il domestico verrà fatto gravare sui consumi inferiori ai 1.800 kWh/anno5, il restante 70% sui consumi superiori a tale soglia.

Per il gas, i rincari sono determinati dalle dinamiche di mercato, come sopra accennato, in particolare dalla riduzione del 50% della capacità di utilizzo del gasdotto TENP (il gasdotto che collega giacimenti olandesi all’Italia) per manutenzione, che incidono con un +5%.
Un leggero incremento registra anche la componente relativa al trasporto (+0,6%). Un leggero adeguamento (+0,2%) viene apportato anche per la componente relativa al servizio di distribuzione e misura e per quella a copertura delle attività connesse all’approvvigionamento all’ingrosso (+0,1%).
Questi aumenti sono parzialmente controbilanciati dal calo (-0.9%) della componente per la gradualità nell’applicazione della riforma delle condizioni economiche del servizio di tutela, che è stata azzerata.
Si arriva così al complessivo +5% per la spesa di gas del cliente tipo.

 

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