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Nessuna delle 18 bevande analcoliche largamente commercializzate e consumate è risultata immune dalla microplastica. Il Ministro Ambiente Costa: “Trovo preoccupante che non si possa bere un sorso di aranciata senza ingerire delle microplastiche”.

Sta suscitando interesse e dibattito l’inchiesta de “Il Salvagente” sul numero di ottobre 2018, uscito il 25 settembre 2018, e presentata nel corso di una conferenza stampa il giorno precedente, che denuncia la presenza di microplastica in 18 soft drink industriali in commercio.

Il problema della microplastica (le particelle di dimensioni inferiori ai 5 millimetri) e dei rischi che potrebbero comportare anche per la salute umana, oltre che per gli ecosistemi, sta diventando oggetto di numerosi studi scientifici, di interventi legislativi e di interesse mediatico.

Ora ci stiamo accorgendo che mangiamo e beviamo microplastica. La troviamo nei pesci, nei frutti di mare, nell’acqua dei rubinetti. È, quindi, inevitabile che sia rilevabile anche nelle bevande analcoliche di larga commercializzazione e consumo quali quelle che Il Salvagente ha mandato ad analizzare nei laboratori del Gruppo Maurizi.

Tutte le 18 bottiglie hanno fornito un responso unico: sono risultate contaminate, con valori che vanno da un minimo di 0,89 mpp/l (microparticelle per litro) ad un massimo di 18,89 mpp/l.

Nel corso delle analisi che abbiamo effettuato per valutare la possibile presenza di microplastiche nei liquidi – ha spiegato nella Conferenza stampa Daniela Maurizi, Amministratore delegato del Gruppo – abbiamo realizzato accurate prove di fondo e di bianco per verificare eventuali contaminazioni anche da parte dell’aria circostante. Tali prove garantiscono risultati affidabili secondo i protocolli vigenti per le attività di analisi di questo tipo. I dati rilevati nel nostro laboratorio confermano il legame tra inquinamento ambientale e catena alimentare”.Se è confermato, dunque, che “chi cerca trova” stupisce che nessuno dei tè, delle cole, gassose, aranciate o acque toniche che sono state sottoposte ad analisi si sia salvato.
Da dove viene e che pericolo c’è da aspettarsi da questa invisibile ma costante invasione di frammenti che finiscono nella nostra alimentazione?

Come spiega la Rivista, non ci sono risposte facili, né univoche. Se sulla provenienza delle microplastiche, tanto per fare un esempio, un ruolo fondamentale lo hanno avuto e lo hanno i cosmetici che le inseriscono di proposito (magari, ma non solo, per assicurare l’effetto scrub), oggi la catena di questa contaminazione appare molto più lunga  e complessa. Come appare sempre più probabile la catena degli effetti.
L’unica cosa certa è che si tratta di un’emergenza che deve mobilitare tutti – singoli, istituzioni e industrie – per evitare di continuare ad avvelenare tutto ciò che abbiamo intorno, nell’assurda convinzione di essere immuni dall’effetto boomerang.

Ogni anno centinaia di migliaia di tonnellate di plastica invadono il Mediterraneo – ha spiegato nel corso della Conferenza stampa Gaetano Benedetto, Direttore Generale WWF ItaliaLa plastica è un nemico invasivo e spietato e difficile da sconfiggere e che, ormai, è entrato anche nella catena alimentare.  Le plastiche del Mediterraneo trasportano tra le più alte concentrazioni di organismi diversi mai registrate, capaci di avere forti impatti sugli habitat marini con cui entrano in contatto. Serve un’azione decisa e immediata per evitare che il Mediterraneo soffochi nella plastica. Per questa ragione nella nostra petizione  chiediamo che gli Stati europei vietino da subito 10 prodotti di plastica usa e getta; che venga introdotta una cauzione sui prodotti in plastica usa e getta; che siano messe fuori produzione in Italia le microplastiche da tutti i prodotti (a cominciare dai detergenti) entro il 2025, confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal primo gennaio 2020, stabilito dalla Legge di Bilancio 2018; che sia finanziato non solo il censimento degli attrezzi da pesca “fantasma”, cioè dispersi in mare, ma anche il loro recupero e il corretto smaltimento”.

Al riguardo si ricorda che la Commissione UE ha adottato il 28 maggio 2018 una proposta di Direttiva per ridurre l’inquinamento marino provocato dalle plastiche, che interessa 10 prodotti di plastica monouso e gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati che, insieme, rappresentano il 70% dei rifiuti marini in Europa.
L’iniziativa si inserisce nell’ambito della Strategia per le Plastiche nell’ambito dell’Economia Circolare (A European Strategy for Plastics in a Circular Economy), lanciata in gennaio, volta a proteggere l’ambiente dall’inquinamento da plastica e a promuovere al contempo la crescita e l’innovazione, trasformando così una sfida in un programma positivo per il futuro dell’Europa.

Trovo preoccupante che non si possa bere un sorso di aranciata senza ingerire delle microplastiche – ha commentato il Ministro dell’Ambiente e della Tutela dell’Ambiente e del Territorio e del Mare, Sergio CostaLa ricerca presentata ci mostra l’ampiezza del problema che investe ogni bevanda analizzata. Non bisogna abbassare la guardia. Presenteremo presto la legge che anticipa la direttiva europea per combattere la plastica monouso, ma vogliamo essere all’avanguardia in Europa su questo fronte in ogni ambito, certamente confermando il divieto delle microplastiche nei cosmetici dal 1° gennaio 2020, ma anche sperimentando un sistema fiscale per orientare le scelte dei consumatori verso prodotti con meno imballaggi in plastica”.

 

 

 

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