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Aumentare le attività connesse alla manutenzione stradale e messa in sicurezza del patrimonio stradale italiano, puntando su interventi innovativi e al tempo stesso praticabili con tecnologie esistenti, avrebbe impatti ambientali ridotti rispetto ad interventi tradizionali, riducendo ogni anno di 660 mila t CO2eq ed evitando il prelievo di 35 milioni di tonnellate di conglomerati da materia prima vergine.

Nel corso della sessione pomeridiana “Innovazione e sostenibilità sulla strada per la circular economy”, svoltasi ad Asphaltica World, il Salone biennale dedicato alle infrastrutture stradali e alle opere di impermeabilizzazione (Roma, 25-26 ottobre 2018), e introdotta dall’ex-Ministro dell’Ambiente ed attuale Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile (FoSS), Edo Ronchi, è stato presentato lo Studio condotto da FoSS e SITEB (Associazione Strade ITaliane e Bitumi) dedicato agli scenari per strade green e circolari.

Dal 2006 a oggi, secondo SITEB, sono mancati interventi di manutenzione stradale, ordinaria e straordinaria, su circa 90.000 km di strade italiane per un valore economico complessivo di oltre 12 miliardi di euro, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. A parte qualche eccezione, la rete viaria del nostro Paese, è caratterizzata da un forte stato di degrado, dovuto a molteplici fattori, riconducibili da un lato all’inadeguatezza di buona parte delle stesse infrastrutture, progettate molti anni fa e non più idonee a sopportare l’incrementato traffico veicolare attuale, sia in termini di entità che di composizione, e dall’altro all’inadeguatezza dell’allocazione delle risorse necessarie alla manutenzione ordinaria e straordinaria.

Lo scorso anno si è speso per le attività di costruzione e manutenzione (conglomerato posato in opera) 1,6 miliardi di euro per manutenere 12.000 km di strade asfaltate su un totale di 670.000 km.

Lo Studio evidenzia come, per garantire un adeguato livello di manutenzione, sarebbe necessario avviare un piano straordinario per i prossimi 5 anni, prevedendo una spesa di 3,8 miliardi di euro l’anno per portare i chilometri manutenuti a 22.500 e alla posa in opera di 55 mln di tonnellate di conglomerato ogni dodici mesi. In trent’anni si interverrebbe su 660 mila km di strade, praticamente l’equivalente della intera rete nazionale di strade asfaltate.

Fare questo salto in avanti puntando unicamente su tecnologie tradizionali avrebbe, però dei costi ambientali rilevanti: in trent’anni significherebbe l’estrazione di oltre 1 miliardo di tonnellate di aggregati vergini, ossia 15 volte l’attuale prelievo annuo di sabbia e ghiaia da cava. Esistono, però, già oggi soluzioni tecnologiche in grado di massimizzare il riciclo del fresato proprio nei conglomerati, utilizzare altri prodotti di riciclo nei bitumi, come il polverino di gomma, ridurre le temperature di lavorazione e, di conseguenza, i consumi di energia e le emissioni inquinanti.

A luglio è stato pubblicato il Decreto Endo of Waste sul fresato d’asfalto, che entrerà in vigore il 30 ottobre e che intende favorire l’impiego di questo materiale nelle attività di manutenzione delle nostre strade – ha dichiarato il Direttore SITEB, Stefano RavaioliGrazie a questa previsione normativa, abbinata a una ripresa dei lavori registrata già nel mese di settembre, ci aspettiamo che l’impiego di materiali riciclati in queste attività possa incrementare e allineare il nostro Paese alle nazioni più virtuose nel giro di pochi anni”.

Secondo lo Studio, l’utilizzo diffuso di soluzioni green consentirebbe di abbattere significativamente l’inquinamento connesso alle attività di manutenzione stradale per 22.500 km ogni anno, con le emissioni di gas serra, calcolate sul ciclo di vita, che passerebbero così da 3,7 a 3 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, con un risparmio ogni anno calcolato sul ciclo di vita pari a circa 660 mila tCO2eq.

La transizione alla circular economy è un processo pervasivo e trasversale a tutti i settori dell’economia nazionale, e disponiamo già oggi di soluzioni innovative già pronte per l’uso che possono dare un contributo molto importante – ha affermato a sua volta Andrea Barbabella, responsabile Energia e clima della FoSS, nonché coordinatore del Gruppo di Lavoro Politiche climatiche ed energetiche degli Stati Generali della Green EconomyÈ il caso degli asfalti, per i quali è necessario rilanciare un programma ambizioso di manutenzione stradale, ma, al tempo stesso, è possibile in questo contesto promuovere una forte innovazione green, capace di ridurre sensibilmente l’impatto ambientale del comparto e valorizzare tecnologie e prodotti all’avanguardia made in Italy”.

 

Immagine di copertina fonte: stradeeautostrade.it

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