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Il caldo di luglio 2018, che è continuato durante l’estate in tutto il mondo, contribuirà con ogni probabilità a porre l’intero anno tra i più caldi di sempre, ma il periodo 2018-2022 risulterebbe essere ancora più bollente di quel che è finora previsto.

Il 20 agosto 2018 la NOAA (Agenzia federale statunitense che si occupa di studi oceanografici e meteorologici), ha comunicato che a livello globale il mese di luglio 2018 è risultato il 4° più caldo degli ultimi 139 anni ovvero da quando sono iniziative le registrazioni, con una temperatura media globale combinata (superficie terrestre e quella oceanica) di 0,74 °C al disopra della media del XX secolo. Il periodo gennaio-luglio 2018 è stato finora superiore di 0,77 °C rispetto alla media, inferiore di 0,26 ° C rispetto al livello record del periodo che è stato stabilito nel 2016.

Le aree di tutto il mondo hanno sperimentato temperature record, in particolare la regione della Scandinavia e il Mar Glaciale Artico circostante, l’Africa nord-occidentale, alcune regioni dell’Asia meridionale e del Sud-ovest degli Stati Uniti.
L’Europa ha registrato il suo 2° più caldo luglio dal 1910, cioè da quando esiste una registrazione sistematica delle temperature, con il termometro che ha segnato 2,33 °C sopra la media, inferiore di pochissimo all’anomalia positiva registrata nel 2010 (+2,34 °C).

La Norvegia ha vissuto il suo luglio più caldo di sempre, con 4,3 °C sopra la media. Record anche per la Svezia e la Finlandia, mentre in Gran Bretagna è stato il 2° luglio più rovente dopo quello del 2006.

La recente pubblicazione di una ricerca del PIK (Potsdam Institute for Climate Impact Research) ha messo in allarme circa lo stallo nella circolazione atmosferica dell’Artico che, riscaldandosi 4 volte di più del resto dell’emisfero settentrionale e riducendo il “gradiente”, la differenza tra la temperatura al polo Nord e all’Equatore, determinerebbe mutamenti dinamica dell’atmosfera con periodi di caldo intenso che potrebbero diventare persistenti e portare più frequentemente a eventi estremi, come ondate di calore, inondazioni e incendi.

Anche se la situazione del riscaldamento del mese di luglio risulta essere stata più attenuata nell’Europa continentale, rispetto ai record della regione scandinava, tuttavia le anomalie sono state significative: è stato il 3° più caldo in Francia; il 5° in Svizzera e Germania.
In Italia, secondo l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerca (ISAC-CNR) il mese di luglio 2018 è stato il 9° più caldo, con +1,83 °C  rispetto alle medie 1971-2000.

Anomalie termiche del mese di luglio 2018 rispetto alle temperature medie del periodo 1971-2000 (fonte: ISAC-CNR)

Ma l’ondata di caldo estivo è destinata a proseguire anche nei prossimi anni.
Secondo un nuovo metodo descritto nello Studio (A novel probabilistic forecast system predicting anomalously warm 2018-2022 reinforcing the longterm global warming trend), pubblicato il 14 agosto 2018 su Nature Communications, messo a punto da Florian Sévellec, del Centro Nazionale per la Ricerca Scientifica francese (CNRS) presso il Laboratoire d’océanographie physique et spatiale (LOPS) e Sybren Drijfhout, dell’Istituto di Meteorologia dei Paesi Bassi, ci aspetterebbero fino al 2022 altre estati torride come quella che si sta concludendo (l’estate meteorologica si conclude il 31 agosto).

Basato sul confronto fra il clima del passato e le condizioni attuali, la nuova tecnica non utilizza le simulazione del comportamento dell’atmosfera, usate tradizionalmente nelle previsioni meteorologiche che richiedono grandi quantità di dati da elaborare con i supercomputer, ma applica un metodo statistico che esamina le condizioni climatiche degli ultimi 150 anni per trovare “condizioni analoghe” alle attuali. In tal modo, secondo gli autori, si aprirebbe la possibilità di prevedere il meteo in tempo reale usando il pc.

In base a ciò, il metodo prevede che la temperatura media dell’atmosfera nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022 potrebbe essere più alta rispetto a quanto dedotto tenendo conto del solo riscaldamento globale antropogenico, in particolare, per una bassa probabilità di eventi freddi intensi. Il fenomeno è ancora più rilevante in riferimento alle temperature della superficie del mare per effetto di un’alta probabilità di ondate di calore che, in presenza di determinate condizioni, possono causare un aumento di tempeste tropicali.Per il momento, il metodo fornisce solo una media complessiva, ma gli scienziati ora vorrebbero adattarlo per fare previsioni regionali e, oltre alle temperature, stimare le precipitazioni e le tendenze per i periodi di siccità.

 

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