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Secondo uno Studio condotto utilizzando i dati altimetrici di 25 anni, ottenuti dalle missioni satellitari, il livello del mare globalmente non si innalza in modo costante di 3mm all’anno, come indicato da precedenti ricerche, ma sta accelerando un po’ di più ogni anno sotto l’incalzare dei cambiamenti climatici e dello scioglimento delle calotte polari.

Secondo un nuovo Studio, pubblicato sulla rivista PNAS e condotto da ricercatori dell’Università del Colorado Boulder, in collaborazione con la NOAA, la NASA e l’Università della Florida meridionale, l’innalzamento del livello del mare sarebbe superiore a quanto calcolato da precedenti studi.

Per giungere a tale conclusione gli autori di “Climate-change–driven accelerated sea-level rise detected in the altimeter era” hanno utilizzato i dati altimetrici forniti dal 1992 dai satelliti, tra cui quelli provenienti dalle missioni TOPEX/Poseidon, Jason-1, Jason-2 e Jason-3, realizzate da Stati Uniti ed Europa, capaci di rilevare l’altezza dei mari anche al largo e non solo in corrispondenza della riva.

Rilevare l’accelerazione è risultata operazione difficile, anche per un intervallo di tempo abbastanza lungo, perché eventi imprevedibili, come l’eruzione del Pinatubo nel 1991, possono abbassare il livello del mare che può fluttuare alternativamente verso il basso o l’alto a causa di fenomeni climatici anch’essi poco prevedibili, come ad esempio El Niño e La Niña che influenzano fortemente le temperature degli oceani e le precipitazioni globali.

Dai calcoli effettuati è risultato che negli ultimi 25 anni il livello del mare è aumentato di 7cm. Oltre ai 3mm circa di innalzamento annuo, c’è un incremento ulteriore ogni 10 anni di 1mm. Questo significa che al 2100 potrebbe essere raggiunta e superata la crescita annua di 10mm.

Questa accelerazione, causata soprattutto da un aumento della fusione dei ghiacci in Groenlandia e Antartide, potrebbe raddoppiare la crescita totale del livello del mare entro il 2100 rispetto alle proiezioni basate su una crescita costante – ha affermato Steve Nerem, Professore di scienze aerospaziali presso l’Università del Colorado Boulder e principale autore dello Studio – Si potrebbe passare dai circa 30 cm previsti a oltre 60 cm in più”.

L’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera terrestre aumenta la temperatura dell’aria e dell’acqua, facendo salire il livello del mare in due modi:
– in primo luogo, l‘acqua più calda si espande e questa “espansione termica” degli oceani ha contribuito a circa la metà dei 7cm di aumento medio del livello medio del mare che abbiamo visto negli ultimi 25 anni;
– in secondo luogo, i ghiacci della terra si sciolgono nell’oceano, aggiungono grandi quantità di acqua a quella presente nei mar, contribuendo ad innalzarne il livello.

Per evitare di incorrere in gravi errori gli scienziati hanno introdotto nella stima anche i dati delle maree e l’utilizzo di vari modelli climatici.

Le misurazioni delle maree sono essenziali per determinare l’incertezza nella stima dell’accelerazione livello medio globale del mare – ha sottolineato il co-autore Gary Mitchum, del College of Marine Science dell’Università della South Florida – fornendo la controprova da terra delle misurazioni satellitari”.

Proprio in Florida (Baia di Tampa) è stato identificato uno dei 10 siti più vulnerabili del mondo per gli impatti dell’innalzamento del livello del mare.

L’ultimo Rapporto di Valutazione del Clima Nazionaleredatto da 13 Agenzie federali statunitensi, tra le quali NOAA e NASA e controfirmato dall’Accademia Nazionale delle scienze (NAS), che viene inviato al Congresso ogni 4 anni, ha indicato per gli USA un aumento del livello mare a fine secolo compreso tra 0,30m e 1,30m.

Per determinare l’accelerazione indotta dallo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide, gli scienziati hanno utilizzato i dati della missione satellitare germanica-statunitendse GRACE, che monitora le variazioni nell’intensità del campo gravitazionale terrestre.

Questo studio evidenzia il ruolo importante che può essere svolto dai dati satellitari nella convalida delle proiezioni del modello climatico – ha aggiunto John Fasullo, Scienziato del clima presso il National Center for Atmospheric Research e co-autore dello Studio – Dimostra anche l’importanza dei modelli climatici nell’interpretazione dei dati dei satelliti, come avvenuto nel nostro lavoro in cui abbiamo potuto stimare gli effetti di fondo dell’eruzione del Monte Pinatubo sul livello globale del mare globale“.

Sebbene la ricerca abbia avuto un certo impatto, gli autori ritengono che le loro scoperte siano solo un primo passo, dal momento che i risultati saranno più probanti quando la serie di dati analizzati si amplieranno in un arco di tempo maggiore dei 25 anni presi in considerazione per lo studio e allorché verranno considerati gli effetti dell’innalzamento a livello regionale, in modo da poter prevedere quel che succederà nel “cortile di casa”.

 

 

 

 

 

 

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