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Entra finalmente nel quadro normativo nazionale il turismo del vino che attira ogni anno oltre 14 milioni di appassionati e turisti per un valore di oltre 2,5 miliardi di euro. Il ddl di cui l’emendamento approvato ha rappresentato l’anteprima per l’impossibilità di svolgere l’intero iter parlamentare per la fine della legislatura, dovrà essere ripresentato nella prossima affinché siano definiti gli altri importanti e necessari elementi.

Con il termine ‘enoturismo’ si intendono tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine” (Comma 502) .
Con questo comma inserito nella Legge di Bilancio 2018 (G.U. n. 302 del 29 dicembre 2017, S.O. n. 62) entra nel quadro legislativo italiano il capitolo “enoturismo” che prevede la possibilità di fatturare degustazioni, visite in cantina, pacchetti enoturistici e vendemmie esperienziali, equiparando la disciplina fiscale di queste pratiche a quella delle attività agrituristiche per gli imprenditori agricoli (Comma 503).
Con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni, saranno definite linee guida e indirizzi in merito ai requisiti ed agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività (Comma 504).
Alle cantine basterà presentare una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) al comune di competenza per esercitare le attività di promozione e conoscenza del vino (comma 505).

Per la filiera del turismo del vino (Unione Italiana Vini, Movimento turismo del vino, Città del vino, Federazione italiana vignaioli indipendenti), si tratta di una rampa di lancio, la più avanzata in Europa, fondamentale per questo comparto che si è dimostrato una leva vincente per lo sviluppo socio- economico di molte aree rurali, affermandosi come una risorsa per il territorio e per le comunità locali, attraendo milioni di turisti e wine-lovers e contribuendo al sostegno economico non solo dei produttori viti-vinicoli, ma anche di quelli dei prodotti tipici locali.
I diversi punti di forza del turismo del vino in Italia dovrebbero consentire di figurare al primo posto in assoluto a livello mondiale, mentre a livello internazionale, purtroppo, primeggiano altri Paesi, soprattutto quelli di matrice anglosassone come gli USA, l’Australia o la Nuova Zelanda – ha affermato il Prof. Giuseppe Festa, direttore del corso di perfezionamento in Wine Business dell’Università di Salerno che coordina ogni anno il Rapporto nazionale sul Turismo del vinoa dimostrazione che il nostro turismo del vino sconta un’evidente contraddizione tra la sua capacità attrattiva, che resta alta, e la competitività del sistema che invece avrebbe bisogno di una migliore strutturazione“.

L’ultimo Rapporto (XIII), che quest’anno ha concentrato la sua attenzione sui Comuni Soci dell’Associazione Nazionale delle “Città del Vino” e sulle Strade del Vino, ha previsto infatti che il 2017 vedrà il sorpasso sul 2016, nonostante la qualità delle infrastrutture sia giudicata insufficiente da Comuni e Strade del Vino, nonostante il basso utilizzo dei moderni sistemi di comunicazione (il 76% delle Strade non ha una App per smartphone e il 4% neanche un sito internet), e l’assenza in quasi la metà dei Comuni di un ufficio dedicato.
Per oltre l’80% del campione, il flusso degli arrivi in cantina e il fatturato dell’enoturismo sono aumentati o almeno rimasti stabili rispetto all’anno precedente; gli arrivi in cantina e il valore dell’enoturismo sono aumentati per il 40,22% dei Comuni e il 60,87% delle Strade Vino.
È indispensabile che a questo sviluppo quantitativo corrisponda anche uno sviluppo qualitativo del servizio offerto dalla filiera enoturistica – vi si legge – Non si dimentichi, del resto, che la concorrenza internazionale è non soltanto agguerrita, ma anche imprevedibile: basti pensare al cambiamento climatico che oggi fa diventare destinazioni enoturistiche anche regioni europee o nordamericane in precedenza impensabili.

Con tale riconoscimento legislativo, il valore strategico di questa branca di attività, che si calcola abbia un valore di oltre 2,5 miliardi di euro all’anno e attragga più di 14 milioni di turisti, è destinato a crescere. Tuttavia, l’emendamento proposto ed approvato alla Legge di Bilancio è stata una “scorciatoia” della mancata trasposizione in Legge dell’apposito d.d.l. “Disciplina dell’attività di enoturismo per la conclusione della Legislatura, che quindi dovrà essere riproposto nella prossima affinché possano essere definiti altri elementi importanti quali la certificazione e la formazione degli operatori enoturistici, la cartellonistica stradale, la creazione di un osservatorio sull’enoturismo.

In copertina: Wine-trekking in Franciacorta (foto: F. Cattabiani)

 

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